di Fausto Grimaldi*
È la sera del 19 maggio del 1886 quando sull’Etna, in provincia di Catania, a quota 1400 metri del vulcano, dalla fenditura apertasi già nel 1883 durante un’eruzione che era durata tre giorni, fuoriesce una considerevole quantità di magma che minaccia le zone abitate. Ha così inizio una delle più lunghe e tragiche eruzioni del vulcano. Per diverse settimane tutta la popolazione rimane in fermento per il pericolo della lava, che continuava minacciosa a scendere verso il paese di Nicolosi: dal Monte Gemmellaro un fiume incandescente distruggeva vigneti e uliveti lungo il suo percorso.
Gli abitanti del piccolo paese di Nicolosi si ritrovano a vivere una situazione così drammatica da essere costretti per un ordine di evacuazione a lasciare le case per ordine di evacuazione e a portare via tutto ciò che poteva essere salvato (Bernardo Gentile-Cusa, Sulla eruzione dell’Etna di Maggio-Giugno 1886, Tipografia Francesco Martinez, Catania 1886)
Subito il Dusmet si recò a Nicolosi per accertarsi della situazione: «Lo seguirono il clero ed i cittadini pietosi, ed egli diventò capitano di una legione di fratelli che andavano a soccorrere i fratelli. Il cammino era aspro e faticoso, ma è nella fatica e nel sacrifizio che la virtù dei grandi risplende di più vivida luce, ed il sacrifizio e la fatica erano le armi invulnerabile della virtù del Dusmet»; egli pernottava fra gli sfollati, celebrava in una capanna-cappella e stava tutto il giorno fra la popolazione impaurita (F. Brusca, Sulle ceneri di G. B. Dusmet, Catania 1904, in G. Amadio, Il Cardinale Dusmet, Catania 1929, p. 248). Le uniche parole che riusce a dire, sono piene di commozione: «Fratelli, soffriamo tutti, se Dio lo vuole, ma fidiamo nella sua Misericordia; non diffidiamo stasera o domattina ma io vi darò la benedizione del Santo Padre a cui l’ho chiesta, e porterò qui il Velo della nostra grande S. Agata, affinché unita ai vostri Santi protettori, pressati dalle nostre preci, ci ottengano dalla divina Misericordia che sia allontanata la tremenda sventura che ci sovrasta. Raccomando a tutti la confessione; io e i vostri sacerdoti siano pronti in ogni luogo ed ora a ricevervi e a benedirvi» (G. Amadio, Il Cardinale Dusmet, Catania 1929, p. 249). Vedendo che il vulcano non accennava a diminuire la sua furia, torna a Catania e, il 24 maggio, sale in processione con il “velo taumaturgo” di sant’Agata, invocando la martire catanese chiedendole di aiutare la popolazione. Giunto alle porte di Nicolosi dove lo attendevano i cittadini, il cardinale pronuncia queste parole: «Figli miei, in quest’ora solenne Nicolosi è in preda allo spavento e al terrore. Vi esorto a pregare fervorosamente la nostra eroina S. Agata. Non temete! Ho tanta fiducia in S. Agata, che Nicolosi sarà salvo. Venite tutti ad accompagnare il taumaturgo Velo sul luogo dell’eruzione e là, genuflessi, supplicheremo S. Agata per l cessazione del fuoco e per la salvezza della Patria» (G. Amadio, cit. p. 253).
Arrivato ai tre Altarelli, un’edicola nei pressi di Nicolosi (dove sono raffigurate le immagini dei Santi protettori del paese Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio Abate e la Madonna delle Grazie), avendo davanti il fronte lavico, si inginocchia poggiando la reliquia per terra e in silenzio prega.
In un clima di fiducia e di preghiera, il Santo pastore si rivolge alla martire Agata con queste parole: «O gloriosa Vergine e Martire S. Agata, genuflessi ai vostri piedi vi supplichiamo di venire in nostro aiuto. Invocate dal cielo pietà verso di noi minacciati da tanto flagello. Stendete il vostro braccio, impedite che la lava prolunghi il suo corso e fate che cessi l’eruzione che minaccia questo lembo della vostra Diocesi. O S. Agata, prostati ai vostri piedi ci abbandoniamo come deboli figli fra le braccia della più tenera fra le madri e da voi aspettiamo la liberazione da tanta sventura» (G. Amadio, cit. p. 254).
Appena quattro giorni dopo, mentre il Dusmet si trovava nei pressi della chiesa, giunge la notizia che annunciava il miracolo: “A soli 327 metri dalle prime case, in quel punto ove monsignore arcivescovo si era fermato col Velo prodigioso di sant’Agata, s’arrestò la lava trattenuta dalla mano di Dio, là dove naturalmente non poteva fermarsi” cioè su un declivio (Amadio, Il cardinale Dusmet, p. 273). Il 13 giugno la popolazione del piccolo paesino, in processione con le reliquie di Sant’Agata e del patrono Sant’Antonio abate, fa ritorno alle proprie case. Ancora una volta il Beato ci insegna a vivere la fede in modo eroico e riesce a testimoniarla come manifestazione concreta dell’amore per Cristo attraverso vite trasformate, sacrificio e dedizione.
Quest’anno la diocesi di Catania vive l’Anno giubilare Agatino che commemora i 900 anni della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania. Quella di Agata martire è una vita in pellegrinaggio. Come 900 anni fa, ancora oggi la Santa martire viene incontro a noi per aiutarci a vivere una fede fondata sulla fiducia, sulla fedeltà e sulla carità. Non si può restare a guardare, non si può essere scettici perché la sua testimonianza, che interpella la vita di ciascuno, ci interroga. Lei viene in pellegrinaggio alle nostre fatiche e quando il peso si fa insormontabile e le sofferenze ci sovrastano, improvvisamente interviene e – quasi increduli e deboli – ci solleva e dona a noi la speranza di un futuro che non può fare a meno del Signore. Sulla via di Damasco “ardeva il cuore” dei discepoli ascoltando le parole del Cristo-Risorto che cammina accanto all’uomo desideroso di verità; Agata – come Marta nel Vangelo – ci viene incontro “col suo pellegrinaggio” per pulire le ferite del nostro faticoso cammino; il Beato Dusmet – come il Samaritano – “tende la mano” a chi vive nel dolore e nella disperazione, per rialzarci.
Via sù, pertanto, continuate a mostrarvi degni di S. Agata, propugnatrice in Catania dei diritti imperscrittibili della coscienza, e non smentite voi stessi, restate fermi al vostro posto. A tal uopo sappiate profittare sempre più dell’efficace lezione che vi porge questa Fornace, santificata dal martirio di Lei e presso la quale venite periodicamente a sedere; sappiate informarvi allo spirito onde Agata benedetta sentivasi animata quando vi fu spinta dentro. Questa Fornace grida senza posa mai a chi vuole intenderlo: purità ad ogni costo, perseveranza a tutta prova nella fede. (Discorso nel I mercoledì di S. Agata 1873).
Raccomandatevi a S. Agata, ella soddisferà il vostro desiderio. Tenetela cara e siate sempre devoti di lei.
Da queste parole è stato tratto l’inno “Orsù, voi devoti”, musicato da Mons. Schilirò e dalla Corale Parrocchiale Basilica Cattedrale S. Agata V.M.
*Postulatore della causa del Beato Dusmet
