Domenica 17 maggio è stata la giornata internazionale per il superamento dell’omobitransfobia. Da diversi anni ormai la chiesa cattolica e le chiese sorelle di Catania si riuniscono in questo giorno per una veglia di preghiera che quest’anno si è svolta presso la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania, presieduta dall’arcivescovo di Catania, Mons. Luigi Renna, e dai capi religiosi delle altre chiese cristiane locali e sorelle.
La parola al Vescovo: “Vivere tutti come fratelli”
“Essere omo-affettivo o transgender non è una scelta fatta dalla persona – ha dichiarato Mons. Renna ai nostri microfoni – ma nasconde tanta sofferenza e quindi occorre avere grande rispetto verso tutte le forme di LGBTQ+. Occorre fermare la discriminazione che nasce dall’ignoranza. Ormai anche la Chiesa ha sancito la loro accoglienza nel documento di sintesi del cammino sinodale delle chiese in Italia “Lievito di pace e di speranza” al capitolo 30. A Catania, per fortuna, – continua ancora Mons. Renna- ormai la tradizione ecclesiale a tutela di queste persone fragili continua da nove anni per invitarci a vivere tutti come fratelli”.
La veglia
Al centro della veglia un estratto dal libro del Profeta Isaia, cap.43, versetti 1-7: “Non temere perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque io sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, perché io sono il Signore tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore. (…) Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo”.
Particolarmente toccanti le testimonianze dei genitori di alcuni giovani LGBTQ+ e dei giovani stessi, che hanno evidenziato quanta sofferenza, solitudine e discriminazione ci sia dietro le loro vite e quelle delle loro famiglie. Per non parlare di quando si arriva addirittura a subire atti di bullismo, come ha narrato uno dei giovani presenti. Ai nostri microfoni il giovane ha dichiarato che “spesso la discriminazione è un’ombra subdola e talvolta agisce anche nelle parrocchie, celata e silenziosa. Gli anni più difficili sono quelli della scuola, poi nel mondo del lavoro è tutto più facile, ma occorre parlare, fortificarsi e fare testimonianza affinché la gente comprenda”.
Le riflessioni
Quando pensiamo alla sofferenza pensiamo alle malattie, pensiamo alla violenza domestica, alla pedofilia e altro, ma quante volte ci è capitato di pensare a quanta sofferenza sta dietro la presa di coscienza di una identità di genere diversa dal sesso con il quale siamo nati? Questa sofferenza tutta interiore può addirittura essere maggiore se si tratta di credenti che vogliono vivere la vita parrocchiale in modo attivo. Essa nasce dal pregiudizio, dall’ignoranza, dall’istinto umano alla discriminazione. Eppure siamo tutti figli di Dio. Il Padre ci ama tutti allo stesso modo, ci assiste e ci protegge in quanto suoi figli. Dunque chi siamo noi esseri umani per giudicare, discriminare, condannare?
Nel capitolo 30 del documento di sintesi del cammino sinodale delle chiese in Italia pubblicato ad ottobre 2025 e citato dall’arcivescovo sta scritto che le conferenze episcopali regionali e le chiese locali promuoveranno il discernimento, l’accompagnamento e l’integrazione di tutti coloro che fanno scelte di vita relazionale ed affettiva diverse dal consueto in particolare le persone omoaffettive e transgender ed i loro genitori, soprattutto se già appartengono alla comunità cristiana.