C’erano anche un gruppo di volontari e una coppia di amici venuti appositamente da Catania alla parrocchia di san Luca a Roma per la concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Marc Ouellet in occasione della professione definitiva di dodici Missionarie della Carità. La chiesa era piena di suore di madre Teresa di Calcutta di tutte le case romane (c’erano anche la Provinciale italiana, suor Maria Dolores, e l’inviata della Superiora Generale di Calcutta, suor Cécile), di volontari venuti da varie parti d’Italia e dai familiari di alcune delle “candidate” alla professione definitiva. Non tutte, infatti,per ragioni di distanza geografica, hanno potuto godere della gioia della presenza dei parenti. Ma al loro posto c’erano tanti amici.
Fra le Missionarie che hanno pronunciato davanti al cardinale e all’assemblea il loro sì c’era anche una suora indiana molto vicina alla realtà di Catania: sister Chrismita. A lei, infatti, secondo l’usanza delle Missionarie della Carità già dopo i primi voti era stata assegnata una malata per cui pregare. La Provvidenza volle che questa malata fosse Laura Salafia, la giovane di Sortino, rimasta tetraplegica per un tragico incidenteall’uscita dal Monastero dei Benedettini, dopo aver superato un esame universitario di spagnolo. Tra le due nacque un’amicizia a distanza (all’epoca, infatti, suor Chrismita era a Roma) che divenne amicizia di prossimità, quando la missionaria fu trasferita nella casa di Catania. E, negli ultimi mesi della sua vita, Laura ebbe così l’occasione e la grazia di incontrare più volteChrismita.
Ma suor Chrismita per Catania non è stato solo questo. Èstata una presenza discreta e amorevole verso tanti poveri che ha servito alla mensa di via Verdi, o verso tante famiglie dei quartieri più a rischio che con le sue consorelle è andata a trovare a casa.
Per questo in occasione del suo sì definitivo alla consacrazione a Dio non poteva mancare la vicinanza degli amici catanesi.