Sotto il simulacro della Madonna della Sciara, emerso secoli fa dalla lava dell’Etna, l’arcivescovo Luigi Renna ha chiesto alla Chiesa catanese di tornare a essere “madre”: una comunità capace di generare fede, curare ferite e ricostruire comunione. È questo il filo che ha attraversato il pellegrinaggio diocesano a Mompileri, davanti a migliaia di fedeli arrivati da tutta la diocesi, in una serata che ha intrecciato l’Anno Agatino, il volto di Maria e le domande aperte sul futuro pastorale della Chiesa etnea.
Tra fazzoletti sventolati, gruppi parrocchiali e giovani arrivati anche a piedi dai paesi vicini, l’arcivescovo ha costruito la sua omelia attorno all’immagine della maternità. Commentando il Vangelo di Luca — «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte» — Renna ha indicato nella Madonna della Sciara il volto di una fede che continua a nutrire, custodire e rialzare.
«Il seno è una immagine che nella vita della Chiesa esprime fecondità, la capacità di nutrire e di curare», ha detto durante la celebrazione, collegando il simulacro mariano anche alla figura di Sant’Agata. Una fede segnata dalle ferite e proprio per questo capace di attraversare il dolore.
«Dio risana le ferite», ha ricordato l’arcivescovo, parlando di una Chiesa che a volte si scopre “povera e inaridita”, ma che proprio per questo è chiamata a ritrovare forza nella testimonianza della patrona catanese e nella figura di Maria “Madre e Discepola”.
Il prossimo anno pastorale della diocesi sarà dedicato quasi interamente alla catechesi e alla ricostruzione della comunione ecclesiale. Renna lo ha spiegato a margine della celebrazione, indicando proprio nella trasmissione della fede una delle questioni più profonde che oggi attraversano la Chiesa catanese. Al centro dell’omelia anche il percorso sull’iniziazione cristiana, che coinvolgerà direttamente comunità parrocchiali, consigli pastorali e Ufficio catechistico.
«Non vi sembri un lavoro di retrovia e di trincea – ha detto ai fedeli – Abbiamo bisogno tutti di recuperare comunione e partecipazione».
Il riferimento più forte è arrivato richiamando le parole pronunciate dal Papa ai vescovi italiani nei giorni scorsi: una Chiesa che non misuri la propria forza “con i criteri del numero, della visibilità o dell’influenza”, ma con la capacità di annunciare Cristo, ascoltare i giovani e generare comunità vive.
L’arcivescovo ha consegnato anche l’immagine biblica che accompagnerà il prossimo cammino pastorale: quella della vite e dei tralci. Un richiamo che Renna ha legato alla storica visita di san Giovanni Paolo II a Catania nel 1994 e al “segreto di Sant’Agata”, nel pieno dell’Anno Santo Agatino che sta attraversando la diocesi. Accanto all’altare era presente anche la reliquia del seno della patrona, segno del martirio ma anche di una fede che continua a parlare alla Chiesa.
«Io sono stata semplicemente come tralcio attaccato alla vite», ha detto citando le parole attribuite alla patrona catanese, prima di affidare ancora una volta la diocesi alla protezione della Madonna della Sciara e di Sant’Agata.

