di Piero Sapienza

Il primo incontro personale con l’arcivescovo Luigi Bommarito, di cui il primo giugno ricorre il centenario della nascita, l’ho avuto qualche mese dopo il suo ingresso in diocesi (14.9.1988): gli parlai della situazione di stallo della gara d’appalto per la costruzione della Chiesa di Zia Lisa. Egli subito scrisse all’IACP e con fermezza sollecitò lo sblocco della pratica, in caso contrario avrebbe chiesto che subentrassero altri Enti. Tre anni dopo (22.12.91), egli avrebbe inaugurato la nuova Chiesa che, in più occasioni, non esitò a definire la Chiesa moderna più bella di Catania!

Nel maggio 1989, l’Arcivescovo mi chiese di partecipare a Roma al I Convegno delle Scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Intanto, egli, accogliendo la richiesta di molti di aprire una Scuola di politica, come quella dei gesuiti di Palermo, istituì un gruppo di lavoro con docenti universitari, laici dell’associazionismo cattolico e qualche sacerdote. Alla fine dell’estate, la Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico era strutturata e Mons. Bommarito volle che io ne fossi il direttore. Le discipline spaziavano dalla teologia politica all’etica, dal diritto costituzionale alla sociologia, dalla statistica alle questioni sindacali. Il corso biennale, con esami alla fine di ogni anno accademico, iniziava a novembre  e si concludeva a giugno, con lezioni che si tenevano ogni venerdì pomeriggio. Al primo anno gli iscritti furono 200 e il gesuita Bartolomeo Sorge tenne la prolusione.

Il rilancio della Pastorale sociale

 Dalla Scuola, nel corso degli anni, sono usciti sindaci, assessori comunali, qualche parlamentare nazionale, laici che, nelle loro comunità ecclesiali, hanno trasmesso la passione per l’impegno socio-politico coniugato con l’evangelizzazione. La sensibilità dell’Arcivescovo per le problematiche del mondo del lavoro si tradusse nel rilancio della pastorale sociale e, qualche anno dopo, con il Progetto Policoro e il suo sportello informa-lavoro e la costituzione della cooperativa Giubileo per la raccolta differenziata, segni di attenzione per creare lavoro. Le aziende in crisi trovavano spesso un appoggio in Mons. Bommarito. Ad esempio, allorché la Megara stava pianificando dei licenziamenti, con l’Arcivescovo ci siamo recati in azienda, abbiamo celebrato la messa con i lavoratori, invitandoli, infine, in arcivescovado a discutere la loro situazione con i sindacati, presente l’Arcivescovo.

Monsignor Bommarito sottolineava: occorre “uscire dal tempio per capillarizzare l’azione pastorale nel territorio”, attenti alle problematiche concrete per non rischiare di parlare a vuoto. Per questo propose la rilevazione pastorale ad extra (a cui sarebbe seguita quella ad intra) sulle reali condizioni del territorio. Il volume “Ho visto l’afflizione del mio popolo…” (17.8.1991) è frutto di diversi incontri e di 2 convegni di un gruppo ben coordinato, e raccoglie i molteplici interventi di docenti, medici, avvocati, sociologi, psicologi, ingegneri, dirigenti aziendali, operatori sociali e pastorali, che fotografano uno spaccato del territorio diocesano su Istituzioni, Economia, Lavoro e Disoccupazione, Devianza minorile e Mafia, Educazione e Cultura, Servizi, Anziani, Tossicodipendenza, Immigrazione.

“Non si dà attività pastorale seria senza la conoscenza la più accurata possibile della situazione nella quale si opera e alla quale bisogna portare l’annuncio del Vangelo”, così l’Arcivescovo spiega il senso della rilevazione.

I 900 anni della ricostituzione della Diocesi

Un altro evento significativo: i 900 anni dalla ricostituzione della diocesi (1092-1992), dopo la dominazione araba. Mons. Bommarito ricorda la lunga teoria di santi della nostra Chiesa locale: vescovi, preti, religiose/i, padri e madri di famiglia, giovani, con le più umili manifestazioni “che solo l’occhio di Dio ha visto”.  E nota: “Se facciamo memoria del passato è perché sappiamo che il futuro sta nelle radici”. Da qui il bellissimo invito “a sognare” rivolto alla Chiesa di Catania, “perché Dio è il più grande sognatore e vuol servirsi di noi per attuare grandi imprese: ma non può farlo se in noi non ci sono grandi sogni”.  Bommarito non ha nascosto mai i mali della città, anzi li ha denunciati: corruzione, mafia, dispersione scolastica ecc., ma li affronta a partire da una serena visione, che gli fa riconoscere il bene che opera con tenacia, anche nel silenzio, dove fioriscono “le virtù umane tipiche della gente catanese”. La visita di Giovanni Paolo II a Catania (4-5 novembre 1994) si inseriva in un contesto difficile per la vita della Città, ma i suoi discorsi rafforzavano le esortazioni costanti dell’Arcivescovo. Tra le parole memorabili del Pontefice, evidenziamo le più emblematiche, valide ancora oggi: “A tutti dico: state in piedi, concittadini della martire Agata, sappiate vincere il male con il bene!”, e pertanto l’augurio: “Sii felice Sicilia, sii felice Catania, patria di S. Agata e di molti altri Santi e beati”.

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