La comunità della parrocchia di San Massimiliano Kolbe a Belsito (Misterbianco) vive in questi giorni  un grande dolore. Un padre di famiglia ha aggredito la moglie, provocandone la morte. L’uomo adesso è in carcere con l’accusa di femminicidio. I quattro figli della coppia (Massimiliano, Giovanna, Sara e Lorenzo), si trovano ora a vivere un doppio dolore: per la perdita della madre e per l’immagine, difficile da accettare, di un padre che ha colpito a morte la moglie. I mezzi di comunicazione e i social hanno raccontato i fatti spargendo veleni e indicando il mostro. La comunità parrocchiale ha scelto di vivere questo dolore in maniera pubblica con la preghiera, promuovendo un rosario meditato e una processione.

Riportiamo l’introduzione al Rosario del parroco don Roberto Interlandi.

di don Roberto Interlandi

“Siamo qui riuniti per l’increscioso episodio accaduto all’interno di una famiglia del nostro quartiere di Belsito: un padre di famiglia aggredisce mortalmente la moglie nel cuore della notte, nella casa dove abitavano anche i quattro figli. Questa comunità parrocchiale, il giorno stesso dell’aggressione, nella S. Messa prefestiva della Solennità della SS. Trinità, aveva pregato per ciascuno dei familiari. Il giorno successivo, di fronte ad alcune dichiarazioni pubbliche di commento dell’episodio, alcune anche autorevoli, il parroco ha sentito il dovere di scrivere una lettera aperta alla comunità pubblicandola sul sito parrocchiale, allo scopo di tentare di dare un giudizio con maggiore verità e ponderazione, soprattutto senza sconti personali di fronte all’evento in parola. Infatti, davanti a eventi così tragici ci possono essere diversi modi di reagire e di rispondere, lo sappiamo.

Il nostro no alla violenza lo gridiamo a Dio

Questa comunità parrocchiale, avendo percepito nei giorni successivi un certo bisogno del quartiere di reagire, di fare qualcosa, di dire certamente un “no” personale e comunitario alla violenza umana, ha pensato di rispondere subito con l’unico tesoro che essa ha: la preghiera. Per questo, nel dialogo con le istituzioni educative che avevano già sospeso alcuni eventi in programma e chiedendo le debite autorizzazioni alle Istituzioni civili che immediatamente, nella persona stessa del signor Sindaco di Misterbianco, hanno trovato forte consenso, e che per tale motivo ringraziamo vivamente, questa parrocchia ha proposto il gesto che stiamo per compiere: la preghiera che la Chiesa ha da sempre proposto ai semplici, ossia la recita del Santo Rosario in processione con le candele accese, simbolo della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità.  

Si può gridare un “no” rivolto all’astratta generalità di destinatari senza volto, oppure si può gridare un “no” a un volto preciso, a quel Dio che ha fatto tutte le cose e che ha mandato il suo Figlio per assumersi la nostra miseria allo scopo di salvarla. Pertanto, chiedo sin da ora che le varie associazioni che si sono volute aggregare, e che sono molto benvenute, rispettino il senso di questa precessione che non è e non vuole essere per nulla un “corteo” come in alcuni social si è purtroppo letto, non è un gridare astratto, non è appena una manifestazione di ovvio dissenso, non è una lotta al cosiddetto “femminicidio” avanzata da chi pretende di poter considerare tutti i fattori, anche quelli più reconditi e nascosti, senza da parte sua sapere assolutamente nulla di ciò che è veramente accaduto in quella famiglia. La nostra sarà una preghiera, contemplando i misteri gloriosi del Santo Rosario (oggi è mercoledì), per attingere una valida speranza per il nostro presente e il nostro futuro. Quel sentimento di sconcerto che abita oggi in ciascuno nasconde una verità molto profonda, infatti, che credo sia bene emerga nella coscienza di tutti noi, ossia la preoccupazione più che fondata che, nonostante si cerchi di pensare che tali eventi siano così enormi da non poter mai interessare la propria vita, in realtà nel fondo del nostro cuore sappiamo che non è vero; sappiamo che tale possibilità, più o meno remota, può accadere a chiunque, nessuno escluso.

Ed è per questo che allo sconcerto si accompagna la paura pubblica e sociale, ma anche privata e nascosta. Come scrivevo nella citata lettera aperta, il male umano ha radici profondissime che nessun altro, se non Dio solo, conosce. Ed è per questo che tale male può entrare nel cuore di ciascuno e fargli fare volontariamente cose prima impensabili. Per lo stesso motivo ammonivo che nessuno si ergesse a giudicare e condannare nessuno, semplicemente perché non sa e non può sapere fin dove scavare e trovare le origini recondite di quel male che mai può lasciarci tranquilli. Ricordavo a tal proposito che l’albero genesiaco «del bene e del male» è un albero indigesto per ogni uomo che non «può» mangiarne i frutti, perché non è lui, ma Dio soltanto, il principio e il discrimine del bene e del male.

Di fronte al male umano siamo tutti inadeguati e indifesi

Di fronte al male umano, che riesce ad assumere dimensioni e profondità enormi, dalla tragedia familiare di oggi al lager di Auschwitz di ieri dove è stato ucciso il nostro Santo titolare della parrocchia, San Massimiliano Kolbe, dalla cui effige vogliamo non a caso farci accompagnare, di fronte al male perpetrato in qualsiasi forma ci sentiamo tutti molto inadeguati e indifesi. Solo goffamente e in modo quasi infantile, possiamo dire e credere davvero di essere apposto, per aver presuntivamente fatto tutto ciò che si poteva e doveva fare. Anche il linguaggio non raramente tradisce questi pensieri, quando si parla, forse un po’ troppo frettolosamente e superficialmente, di “femminicidio”, cercando di inquadrare la complessità della realtà in alcuni standard più facilmente razionabili. 

Per questo la comunità parrocchiale di Belsito, scorgendo tali sentimenti nella gente del quartiere, ha proposto di indirizzarli piuttosto nella preghiera, come gesto più vero, autentico e adeguato. La preghiera innanzitutto per l’anima della Signora Alessandra Bruno: che possa riposare nella pace di Dio, del Risorto, del Dio dei vivi, lei che donando i suoi organi alla fine della sua vita, ha analogamente a Cristo trasformato misteriosamente la Croce in una risurrezione. Pregheremo per i figli di Alessandra: Massimiliano, Giovanna, Sara e Lorenzo, perché un giorno l’immagine del padre che uccide la madre possa disintegrarsi grazie alla luce della Divina Misericordia che si cura di ogni uomo, specialmente degli orfani e delle vedove. Non possiamo non pregare anche per il nostro fratello Salvatore: non ci è dato sapere bene tutti i fattori, anche quelli forse più reconditi, della dinamica dell’aggressione. Certamente il rinsavimento mentale e spirituale comporterà un peso e una colpa insopportabili umanamente: che il Signore innanzitutto lo converta al Bene e al pentimento e lo illumini anche nel riconoscimento che di fronte a Dio siamo tutti figli e nessuna colpa, col dovuto autentico pentimento, rende impossibile il perdono, perché niente e nessuno può spezzare il rapporto di figliolanza amorosa con Dio Padre.

Chiediamo perdono a Dio per non aver fatto abbastanza per evitare la tragedia

Infine, con l’onestà che proviene soltanto dalla contemplazione del Crocifisso, chiederemo perdono a Dio per non aver fatto come singoli e come comunità (almeno) abbastanza per evitare la tragedia in parola. Ricordiamoci infatti che l’ipocrisia è accovacciata sempre alla porta del nostro cuore e della nostra mente: tutti noi non fatichiamo a dire i nostri “no” a parole, scrivendole sui social; a stracciarci le vesti di fronte a fatti simili. Tuttavia è sempre più raro riuscire a fare un serio esame di coscienza minimo, che scavi il nostro orgoglio e trovi le nostre colpe nascoste, prima tra tutte l’indifferenza e l’isolamento e soprattutto la dimenticanza di Dio e della Sua chiesa dove Egli ha deciso di rimanere presente per raggiungere concretamente gli uomini (i quali invece troppo spesso, per pura presunzione e orgoglio, ammettono al massimo un rapporto del tutto astratto con Dio, così da poterlo imprigionare nelle proprie rappresentazioni mentali). “Salvami, Signore dalle colpe che non vedo”, ci aiuta a pregare con profonda verità il Salmista.

La morte di una madre, l’offerta di Massimiliano Kolbe

Se il «Regno di Dio» inaugurato da Cristo e istaurato nella sua Chiesa, cioè nelle nostre comunità parrocchiali, il Regno della «pace» vera che si nutre della certezza di un Destino ultimamente buono e di un Dio che ha dato e dona la Sua vita per me, se questa certezza si espandesse sulla terra grazie a ciascuno di noi, con l’aiuto delle istituzioni educative, civili e sociali (ma non abdicando noi in favore di tali istituzioni i nostri propri elementari doveri), e grazie quindi all’esperienza che di tale pace si può fare esperienza nelle nostre comunità ecclesiali, partendo dal nostro piccolo, tali eventi forse accadrebbero meno frequentemente. A noi non è dato conoscere quasi mai il raggio di distanza tra le nostre azioni e gli effetti che tali azioni producono: è il raggio dell’azione di Dio che solo lui conosce. Questa è la certezza sottesa alla nostra preghiera di stasera: non sono parole vuote gettate al vento, non è la rabbia alimentata dalla rabbia, bensì è il moto più personale di ciascuno di noi verso il Dio che compie ogni bene e raggiunge tutti nel modo che solo Lui, l’Onnipotente, sa fare. E chiediamo l’intercessione di San Massimiliano, un uomo che ha dato la vita per un padre di famiglia nel lager di Auschwitz, mostrando come Cristo che la Grazia di Dio vale più della vita umana stessa e affermando nel luogo di morte per eccellenza che solo l’amore e il perdono crea”.