Oggi molti giovani pensano che per assicurarsi un buon lavoro e stare al passo coi tempi bisogna per forza avere competenza almeno in una delle quattro discipline STEM, aggiungendo possibilmente anche l’inglese. Ritengono che le discipline umanistiche, latino, greco, storia sono inutili ed obsolete.
In dialogo con l’esperta “Principe della cultura” 2026
Per dirimere la questione abbiamo intervistato la professoressa Cristina Soraci, docente di Storia Romana e della Sicilia antica presso l’Università di Catania. Nota al pubblico catanese per aver contribuito lo scorso anno a riportare a Catania da Parigi la Stele di Iulia Florentina, di recente la professoressa ha ricevuto il premio nazionale “Principe della Cultura” 2026 per il suo alto profilo scientifico, accademico e divulgativo, per la valorizzazione dell’identità storico-culturale del territorio siciliano, divenendo un modello per le nuove generazioni di studenti.
L’abbiamo intervistata al termine della tavola rotonda che si è svolta qualche giorno fa al Museo Diocesano, dedicata alla riflessione sulla nuova enciclica papale “Magnifica Humanitas”.
Il passato e il presente
Le abbiamo chiesto che cosa ha significato per lei essere stata insignita di questo premio. “È stato una piacevolissima sorpresa in quanto esso viene assegnato a persone che, oltre che per il loro impegno di divulgazione culturale, si distinguono per la loro eccellenza nelle relazioni e nella loro opera di creazione di luoghi di lavoro centrati non sul guadagno, ma sulla dignità della persona.”
Da lì sorge spontanea la domanda con la quale abbiamo esordito. Se poniamo la persona al centro, come conciliare la cultura classica con quella scientifico-tecnologica che invece pone al centro le competenze? Ha ancora senso studiare latino e greco e conoscere la storia antica della Sicilia? Come far capire ai giovani qual è il vero scopo di queste discipline? “È fondamentale instaurare una relazione, un dialogo con gli studenti, chiedendo loro non soltanto di conoscere il significato delle opere antiche, ma anche di esprimere la loro opinione in merito all’attualità del loro messaggio nei tempi moderni.” In parole semplici serve a comprendere meglio la realtà presente sviluppa il pensiero critico.
L’impegno e la sua ricompensa
Chiediamo alla professoressa che cosa abbia significato per lei aver lavorato per il rientro della Stele di Iulia Florentina a Catania.“La tenacia nella vita – risponde – paga sempre, mai arrendersi perché da essa procedono i risultati più grandi. A volte nella vita da un grande dolore può nascere una grande forza, come la forza del cristianesimo a Catania, cominciato con Sant’Agata e rafforzato proprio con il battesimo di una bambina neonata. Perché grazie al dolore dei suoi genitori è giunta fino a noi una delle più antiche testimonianze cristiane in tutto il mondo occidentale.”
Due riflessioni finali
L’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas” pone al centro la dignità della persona e ricorda che le nuove tecnologie non devono essere idolatrate e nemmeno demonizzate, occorre conoscerle per governarle. In altre parole è sì importante possedere competenze spendibili nel mondo del lavoro,
ma le scienze umane tradizionali ci ricordano che l’uomo è al centro della creazione, custode del creato e di sé stesso e pertanto deve tutelare i suoi stessi diritti in ogni ambito della vita umana: la famiglia, gli amici, il tempo libero, il lavoro, la carriera, gli affetti, il denaro. È questo il vero senso di quella “ecologia integrale” di cui ci aveva parlato papa Francesco nella sua “Laudato sii”: saper custodire noi stessi per saper custodire tutto il creato. È importante dunque che l’intelligenza artificiale sia uno strumento utile al servizio dell’uomo e mai il contrario.