di Fausto Grimaldi
La “vita lenta” di una Spagna che assapora la vita senza la fretta frenetica della cultura del lavoro e del profitto, ha visto un Papa circondato dall’affetto dei barcellonesi e dei turisti che in questi giorni si sono riversati in strada e a coro unico hanno gridato al suo passaggio “viva el Papa”.
Della visita in Spagna ci sarebbe molto da dire ma ancora non si è conclusa. Di certo, la tappa nella capitale catalana dice molto più della mediocre narrazione laicista. In Papa si è presentato vicino a gente, che ha potuto salutarlo da vicino; nelle strade, all’Olimpico, in carcere, in chiesa. Senza troppe sirene, con un sistema di sicurezza e vigilanza altissimo ma consapevole che, sì, è un capo di Stato ma diverso da tutti gli altri.
L’incontro con i sovrani cattolici di Spagna Felipe VI e la Regina Letizia ha rifondato la centralità dei diritti umani e dei valori essenziali. Anche un politico può essere cristiano e mostrare quei gesti di fede che esulano dalla narrazione progressista fatta solo di chiacchiere e atteggiamenti astratti. Vedere Felipe e Letizia che partecipano alla S. Messa alla Sagrada Familia, farsi il segno di croce, chinarsi davanti all’altare maggiore: mostra una Spagna diversa da come ci era stata descritta: sicuramente non culturalmente emancipata dalle proprie radici cristiane.
Ha risuonato la voce di un popolo che vuole rinascere, con i suoi dolori e i suoi vuoti esistenziali. Al carcere di Brians sono uscire allo scoperto le ferite nascoste di chi non vuole restare schiavo e prigioniero dei propri errori. Il Papa ci ha ricordato che gli errori della vita non determinano l’identità di una persona e che il passato, quando viene consegnato alla grazia, non ci chiude il futuro.
Nella Chiesa di Sant Augusti, un bimbo di 6 anni, Renzo, ha posto al Papa delle domande che noi adulti ci vergogniamo a fare, perché ci riteniamo “troppo adulti”.
Le domande difficili di Renzo: “perché ad alcune persone capitano cose brutte e ad altre no? Perché ci sono persone che vivono in strada e nessuno le vede? Come possiamo aiutare se il mondo è così grande? Dio vuole che ci siano poveri e ricchi? Bisogna perdonare sempre?” hanno commosso il Papa il quale, in modo disarmante, ha risposto guardando a Gesù: “anche Lui ha fatto il bene, anche Lui ha guarito, anche Lui ha amato, eppure è stato crocifisso. La storia non si è fermata alla croce. Cristo è risorto. Il male non ha avuto l’ultima parola”.
Dalla Madonna di Montserrat, l’appello di Leone ci consegna una parola forte: “Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore”. L’appello del Papa è per tutti; per chi trasforma la ferita in durezza di cuore; per chi nelle piattaforme virtuali usa solo parole aggressive; per chi in politica muta l’identità in muro di pietre; per chi nella Chiesa pronuncia espressioni sferzanti, senza mitezza.
Infine, fuori dall’eccesso mediatico delle telecamere, una bambina cieca, non vedente, ha spiegato al Papa e ai Reali la Torre di Gesù Cristo. Lo ha fatto con gli occhi delle mani; il tatto. Ci ha aiutati a vedere meglio l’essenziale mettendo in crisi quel “mondo adulto” che pensa di vedere tutto ma che, in fondo, è cieco della realtà.
La Sagrada ci mostra un Vangelo scolpito nella pietra, indelebile, come un sigillo che interpella le nostre coscienze assopite. Ancora una volta, come già accadeva per il Gotico, Gaudì è riuscito a scrivere nell’arte una catechesi che si è innalzata nel cielo.
La Basilica è ancora in costruzione, proprio come la vita cristiana, che ha continuamente bisogno di lasciarsi edificare da Dio.
Oggi, alcune narrazioni sono disturbate dalla Torre di Gesù Cristo che spicca e sfida il cielo barcellonese. Sarebbero stati più contenti per un minareto e invece, nella notte oscura della vita, si accende la croce che non domina ma illumina la città catalana. Quella croce a quattro bracci, che irradia il messaggio cristiano in tutto il mondo abbracciando l’umanità in ogni direzione, ci trasmette qualcosa di profondo: l’uomo può diventare grande non quando ha la presunzione di oltrepassare Dio, ma solo se si lascia innalzare da Lui