I telefonini si alzano per riprendere i ragazzi in maglietta verde che cantano nel cortile. Monsignor Luigi Renna si lascia circondare da loro, sorride, ascolta, si ferma a parlare. Attorno ci sono bambini, famiglie, volontari, educatori. È una scena, quasi domestica. Eppure, in quel momento, dentro il cortile di un’antica villa di via Calvario si sta consumando una delle sfide più difficili per la Chiesa catanese: impedire che la povertà rubi il futuro ai bambini.

Con l’inaugurazione del Centro educativo «Chiara Badano», la diocesi di Catania apre a Mascalucia il terzo presidio del progetto «Avventura della conoscenza», dopo le esperienze di San Giorgio e di Paternò. Poco più di 50 mila euro, tra fondi dell’8xmille e cofinanziamento della diocesi, sono stati investiti per rafforzare una realtà che già da anni accoglie bambini, adolescenti e famiglie grazie all’impegno dell’associazione «Famiglia Nido d’Amore».

«La povertà educativa è una delle prime cause di povertà e questo è il metodo per combatterla, per quello che noi possiamo dare come Chiesa», spiega l’arcivescovo Luigi Renna. E i numeri gli danno ragione.

Il Report Caritas 2026 fotografa infatti una situazione allarmante. A Catania la dispersione scolastica raggiunge il 23% e il 35,4% dei giovani rientra nella categoria dei Neet, ragazzi che non studiano e non lavorano. Tra le 4.484 persone accolte nel 2025 dall’Help Center, quasi otto su dieci possiedono un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media. E il recente rapporto “(Dis)armati” di Save the Children ha evidenziato un altro triste primato: il coinvolgimento di minori in vicende di criminalità mafiosa, a conferma di quanto povertà educativa ed emarginazione possano trasformarsi in terreno fertile per la devianza.

Per questo, nel cortile del «Chiara Badano», i numeri lasciano il posto alle relazioni.

«Qui i ragazzi trovano una casa», racconta Rosalba Facciorusso, che insieme a Giulia Bergantino e ad alcune famiglie del territorio guida la realtà educativa. Durante l’inverno i bambini vengono accolti per il sostegno allo studio e per i laboratori di creatività, teatro e musica; d’estate il cortile si riempie di giochi, attività e Grest. I giovani volontari quest’anno sono circa quarantacinque. «Abbiamo un difetto: non ci contiamo mai», dice sorridendo.

Forse il senso di questo luogo è tutto in quella frase. Non un servizio da erogare, non una struttura da inaugurare, ma una casa che continua a lasciare la porta aperta.

Mentre i ragazzi in maglietta verde cantano e animano la festa, mons. Renna li osserva quasi nascosto tra loro. «Quando un centro di questo genere diventa un crocevia di incontri, allora veramente si può educare una persona. Si realizza quel proverbio africano: per educare una persona non basta un’altra persona, ci vuole un intero villaggio».

Ed è forse proprio questo il significato del nome scelto per il centro. Il “Chiara Badano” porta il nome della giovane beata del Movimento dei Focolari, morta a soli diciotto anni e diventata per tanti ragazzi un simbolo di speranza e di fiducia. Perché una società comincia a diventare più povera quando un bambino smette di immaginare il proprio futuro. E la risposta che la Chiesa catanese prova a dare nasce da qui: da un cortile pieno di bambini, di volontari e di adulti che hanno deciso di non lasciare nessuno da solo.

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