Di Ludovica Oliveri

È trascorso ormai un po’ di tempo da quel sabato 16 maggio, ma alcune giornate non finiscono davvero quando si torna a casa. Continuano a vivere nei racconti, nelle fotografie e, soprattutto, nel ricordo delle persone incontrate. Quella del 16 maggio è stata proprio una di queste.

Coinvolta dall’energia contagiosa di Mimmo Luvarà, presidente dell’associazione Atacanì, alle otto del mattino mi sono ritrovata in piazza Michelangelo insieme a mio figlio Carlo e a Olga, una studentessa Erasmus polacca. Conoscevamo poche persone e non sapevamo ancora che cosa aspettarci dalla giornata.

A poco a poco sono arrivati tutti gli altri partecipanti. Erano persone provenienti da realtà molto diverse: le parrocchie Santa Maria di Ognina, San Leone e Sacro Cuore al Fortino, l’oratorio Giovanni Paolo II, l’Istituto San Giuseppe e il gruppo teatrale Milizia dell’Immacolata. Un insieme variegato di età, storie ed esperienze, riunito per trascorrere una giornata alla scoperta del nostro territorio e, forse, anche gli uni degli altri.

Con sorprendente puntualità siamo partiti in direzione di Bronte. Appena saliti sull’autobus, abbiamo ricevuto la prima bella notizia: l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, aveva voluto farci un regalo, sostenendo le spese del viaggio. Un gesto generoso, che abbiamo accolto con gratitudine e che ha reso ancora più speciale l’inizio della nostra avventura.

Durante il tragitto ognuno cercava il proprio modo di entrare nello spirito della giornata. C’era chi approfittava del viaggio per riposare, chi aveva già iniziato a chiacchierare e chi osservava il paesaggio dal finestrino. Maria Grazia provava qualche accordo con la chitarra e, pian piano, coinvolgeva anche gli altri.

Intanto cominciavamo a conoscerci. «Dove abiti?»

«Che lavoro fai?»

«Di quale parrocchia fai parte?»

«Quali attività svolgi?»

Domande semplici, ma sufficienti ad accorciare le distanze. L’autobus non era più soltanto un mezzo di trasporto: stava diventando il primo luogo dell’incontro. Puntualissimi, alle 9.30 siamo arrivati a Bronte, dove ci attendeva anche padre Angelo Mangano. Ad accoglierci abbiamo trovato due giovani della Pro Loco, che con entusiasmo hanno aperto per noi, come uno scrigno, le meraviglie della città.

Bronte è conosciuta quasi esclusivamente come la città del pistacchio, ma durante la visita abbiamo scoperto che custodisce una storia lunga, complessa e molto ricca. Ne sono testimonianza le numerose chiese, diverse per epoca e stile, che punteggiano il centro storico. Abbiamo visitato la chiesa del Santissimo Sacramento, dove riposa il venerabile Ignazio Capizzi; Santa Maria del Lume, nella quale si trova, insolitamente per una terra così profondamente legata a sant’Agata, una cappella dedicata alla palermitana santa Rosalia; la chiesa di Maria Santissima Annunziata e, infine, la chiesa madre dedicata alla Santissima Trinità. È stata una lunga passeggiata su e giù per le strade di Bronte, ricca di racconti, curiosità e bellezza. Naturalmente non poteva mancare un assaggio del prodotto simbolo della città: un arancino al pistacchio, condiviso con allegria. Grazie, Davide!

Dopo aver nutrito la mente e soddisfatto la curiosità, era arrivato il momento di pensare anche al resto. Mimmo ci ha condotti in trattoria e proprio lì abbiamo avuto la conferma che qualcosa, durante la mattinata, era già cambiato.

Un gruppo formato da persone che poche ore prima non si conoscevano, provenienti da quartieri, parrocchie e realtà differenti, una volta seduto a tavola sembrava essere diventato una grande famiglia.

Il ristorante era tutto per noi e la lunga tavolata ci riuniva senza distinzioni. Il giro delle presentazioni, le chiacchiere, le risate e gli aneddoti personali hanno trasformato il pranzo in un autentico momento di condivisione. Non era più il pranzo di un gruppo in gita: era un vero pranzo di famiglia.

Nel pomeriggio siamo risaliti sull’autobus e Lorenzo, il nostro autista, ci ha accompagnati verso Maniace per visitare la Ducea e il Castello Nelson.

Prima di iniziare la visita ci attendeva un’altra sorpresa: una buonissima torta al pistacchio e Nutella, preparata e inviata per noi da suor Rosalia. L’abbiamo condivisa nel modo più naturale possibile, come si fa nelle occasioni importanti e nelle feste trascorse con le persone care.

Il complesso della Ducea, immerso in un paesaggio suggestivo, ci ha permesso di compiere un nuovo viaggio nella storia. Il castello, acquistato dal Comune di Bronte nel 1981 e riaperto al pubblico dopo un lungo restauro, conserva la memoria della dominazione inglese e del legame tra questo territorio e l’ammiraglio Horatio Nelson.

Particolarmente affascinanti sono state le sale multimediali, realizzate con grande cura. Attraverso immagini, suoni e ricostruzioni abbiamo ripercorso le vicende di Bronte, della Ducea e dell’Etna. Non si è trattato soltanto di osservare oggetti e ambienti antichi, ma di entrare nella storia e sentirla viva intorno a noi.

Dopo la visita ci siamo concessi un ultimo caffè nel bar di fronte al parco della Ducea, affacciato sul vicino torrente Saraceno. È stato un momento tranquillo, quasi sospeso, prima di risalire sull’autobus e intraprendere il viaggio di ritorno.

Sulla strada verso casa Mimmo e Patrizia ci hanno raccontato più diffusamente le attività dell’associazione Atacanì e il progetto del Festival delle parrocchie, che quest’anno è diventato una Rassegna, del quale anche la nostra gita rappresentava una tappa. Ascoltandoli, abbiamo compreso meglio il significato della giornata: non una semplice escursione, ma un’occasione per mettere in comunicazione comunità differenti, creare relazioni e scoprire che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci separa.

Al mattino eravamo saliti sull’autobus quasi tutti da estranei. La sera siamo scesi chiamandoci per nome, portando con noi nuovi volti, nuovi racconti e il desiderio di ritrovarci. Forse è proprio questo il regalo più bello che ci ha lasciato la giornata: averci ricordato che la bellezza di un luogo diventa ancora più grande quando viene scoperta insieme agli altri.

Perché, alla fine, insieme è davvero più bello.

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