Domenica 5 luglio tornano in edicola, all’interno del quotidiano Avvenire, le pagine di Avvenire Catania, l’inserto curato dall’Ufficio per le Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi.
L’edizione si apre con il racconto della visita di papa Leone XIV a Lampedusa, la porta del Mediterraneo che il Pontefice ha attraversato come laboratorio di umanità e soglia tra mondi. Giuseppe Russo descrive un’isola sospesa tra la routine turistica e la cruda realtà degli sbarchi, riportando le parole del parroco don Carmelo Rizzo sulla necessità di una solidarietà che non sia solo emergenziale ma capace di onorare ogni vita.
A questo evento si lega strettamente l’editoriale dell’arcivescovo Luigi Renna, che riprendendo l’enciclica Magnifica Humanitas e la lezione di sant’Agostino, mette in guardia dal modello di Babele — fondato sull’egoismo e l’omologazione — per esortare alla costruzione di una Gerusalemme basata sulla responsabilità condivisa.
Il focus sulle migrazioni prosegue nel racconto di Alessandro Rapisarda, che da Paternò raccoglie la testimonianza di Tariq e di altri braccianti sopravvissuti a un incendio, costretti a vivere tra lavoro nero e baracche ma sostenuti dai volontari della Bisaccia del Pellegrino.
Chiude i contributi della prima pagina l’analisi di Giuseppe Di Fazio, che partendo da un incontro a Cracovia con intellettuali dell’Est, riflette sul valore della verità come unica arma efficace contro ogni forma di totalitarismo e menzogna del potere.
Sempre Di Fazio ci accompagna in un viaggio ad Auschwitz per riflettere, attraverso l’esperienza di padre Manfred Deselaers, su come il male possa abitare il cuore dell’uomo ma non rappresenti mai l’ultima parola, come testimoniato dal sacrificio di san Massimiliano Kolbe.
L’articolo di Rosario Battiato analizza la presentazione del bilancio sociale del Banco Alimentare della Sicilia; il presidente Pietro Maugeri sottolinea l’importanza di costruire alleanze di valore tra imprese e territorio per generare uno sviluppo sostenibile ispirato alla cura del creato.
Infine, Francesco Alì racconta i festeggiamenti del ventennale della sede catanese di Camplus, la rete di collegi universitari nata da un desiderio di comunità e amicizia. Attraverso le parole del fondatore Maurizio Carvelli e degli studenti, emerge l’immagine di una casa che educa alla responsabilità sociale e alla bellezza, insegnando ai giovani a guardare fuori per imparare a guardarsi dentro.