«Le attuali sfide economico-sociali non possono oggi essere affrontate da soli». È con queste parole di Pietro Maugeri, presidente del Banco Alimentare della Sicilia, che si è aperto l’evento “Alleanze di valore. La sostenibilità come strumento per essere competitivi e generare impatto territoriale”, svoltosi il 1° luglio 2026 a Catania presso Le Village by CA. Non si è trattato di una semplice presentazione del Bilancio Sociale, ma di un manifesto programmatico per un nuovo modo di intendere il rapporto tra profit e non-profit.
L’essenza dell’incontro è stata racchiusa nel concetto di “rete”. Come ha sottolineato don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana, è fondamentale che «nel concetto di sostenibilità ci siano sempre le relazioni: significative, autentiche, umane». Una visione che trasforma il Terzo Settore da semplice destinatario di aiuti a partner strategico per le imprese che vogliono generare valore reale.
La sostenibilità come scelta politica ed economica
Il valore di queste alleanze nasce dalla consapevolezza che il contesto territoriale determina il successo di ogni iniziativa. Il professor Alessio Biondo ha ricordato che «la sostenibilità è una scelta politica» e che il talento individuale «non è mai sufficiente se il contesto non offre opportunità». In una Sicilia che affronta sfide drammatiche — dalla siccità alla dispersione scolastica che tocca il 26,5% — le alleanze diventano una necessità di sopravvivenza.
Francesco Dubini (The European House – Ambrosetti) ha rincarato la dose con dati economici inequivocabili: «I costi dell’inazione climatica e sociale oggi sono molto più alti dei costi della transizione». Per le aziende, dunque, collaborare con realtà come il Banco Alimentare non è più solo un gesto etico, ma una strategia per rispondere alle pressioni dei mercati, degli investitori e dei grandi capi-filiera che «integrano la sostenibilità nei loro processi di selezione dei fornitori».
La voce delle imprese: «La sostenibilità conviene»
Le testimonianze degli imprenditori presenti hanno confermato che queste alleanze non sono “beneficenza”, ma investimenti lungimiranti. Oscar Coci (Meic Services) ha usato parole dirette per descrivere questa visione: «La sostenibilità è una figata pazzesca. Conviene». Raccontando il recupero del Pala Livatino a Gela, che diventerà anche nuovo polo logistico del Banco Alimentare per il sud della Sicilia, Coci ha spiegato che il ritorno d’investimento funziona solo se «consideri la collettività in cui operi una cosa che ti riguarda».
Dario Strano (Strano S.p.A.) ha declinato questo impegno attraverso «la vecchia regola del buon padre di famiglia», arrivando a coinvolgere i suoi 400 collaboratori in donazioni personali al Banco, creando così un’alleanza interna all’azienda stessa. Giuseppe Trusso (Misitano & Stracuzzi) ha invece messo in guardia contro il “greenwashing”: «Il termine ESG va di moda, ma non deve essere un timbro sul nulla. Con il Banco Alimentare non facciamo beneficenza, ma iniziamo un percorso di collaborazione reale».
Il moltiplicatore del valore
A dare concretezza a queste alleanze sono i numeri del Bilancio Sociale 2025. Domenico Messina, direttore del Banco Alimentare di Sicilia, ha ricordato che quest’ultimo ha distribuito oltre 11 milioni di prodotti alimentari, sostenendo 465 organizzazioni e 178.000 persone. Tutto questo è possibile grazie a quella che Valeria Fassari, Corporate fundraising, definisce la «macchina logistica del dono». Fassari ha spiegato l’efficienza di questa partnership attraverso la “regola del centuplo”: «Quando viene fatta una donazione, anche di un euro, quello non è un euro: è un moltiplicatore per cui un euro donato si trasforma in 5 kg di cibo o 10 pasti».
L’alleanza di valore permette di guardare oltre i numeri. «Dobbiamo imparare a guardare le persone», ha concluso Fassari, «perché guardiamo ciò che è invisibile per dare loro un futuro».
L’evento ha dimostrato che quando il rigore del profit incontra la missione del non-profit, si genera un impatto che nessuna delle due parti potrebbe raggiungere da sola. Come ricordato in chiusura, «dinamicità e relazione sono elementi di sostenibilità» e rappresentano l’unica via per una Sicilia che voglia davvero cambiare passo.