Di Fausto Grimaldi

Ci addolora apprendere la notizia dello scisma della Fraternità S. Pio X nonostante le esortazioni al dialogo, alla riflessione e alla preghiera. 

Nel novembre 1970, l’Arcivescovo cattolico francese mons. Marcel Lefebvre fondò la Fraternità sacerdotale di S. Pio X perché non approvava le riforme del Concilio Vaticano II, considerandole deviazioni moderne e opponendosi alle dottrine liberali figlie dell’Illuminismo. La ferita si era già aperta nel 1988 con l’ordinazione episcopale illecita – avvenuta senza mandato pontificio –  di quattro nuovi vescovi, tra cui mons. Bernard Fellay, divenuto Superiore della Fraternità dopo il capitolo generale che si riunì a Ecône (Svizzera) nel 1994.

Non pochi sono stati gli sforzi che negli ultimi decenni hanno visto i Pontefici impegnarsi perché la lacerazione si sanasse, tuttavia tutto questo è servito a poco. 

Negli ultimi anni, e in particolare dal 2018, il nuovo Superiore generale della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliariani, ha mostrato segni di ulteriore irrigidimento, frenando quel dialogo e avvicinamento iniziati da Giovanni Paolo II e confermato dai successori Benedetto XVI e Francesco. Tuttavia, per amor di chiarezza, è bene offrire alcune precisazioni. La Chiesa cattolica, il cui fondatore e fondamento è Gesù Cristo, da duemila anni subisce persecuzioni e scismi. Nonostante i diversi movimenti gnostici, eresie medievali e “proteste luterane”, la Chiesa Cattolica ancora oggi è e rimane l’unica Chiesa voluta da Cristo come strumento di salvezza sulla terra (extra Ecclesia nulla salus). Tutti quei movimenti e quelle “chiese” che nei secoli – pur forti di apparenti successi iniziali – hanno affermato un primato dei loro contenuti per la salvezza delle anime, gradualmente hanno perso la loro spinta iniziale, riducendosi ad realtà autoreferenziali e “agenzie del sacro”. Con questo non nego le lacune che possono esserci in seno alla Chiesa Cattolica, ma non è questa la sede per affrontarle. Mi pare più coerente soffermarmi sul peso e l’importanza che riveste, per ogni cristiano battezzato, la comunione con la Chiesa Cattolica. Arroccarsi su certe visioni e impostazioni, sia da parte degli ultra-tradizionalisti sia da parte degli ultra-progressisti, rischia di ideologizzare il Magistero del Concilio Vaticano II, offrendone una cattiva interpretazione e, soprattutto, perdendo di vista la comunione collegiale dell’unico episcopato con a capo il successore di Pietro. 

Credo che il discorso di Benedetto XVI alla Curia romana del dicembre 2005 rappresenti un punto fermo del Magistero per entrambe le parti le quali, con o senza comunione formale con la Chiesa di Roma, mostrano – in modo palese o celato – una mancanza di reale comunione con la Chiesa Cattolica. Una corretta interpretazione del Concilio Vaticano II deve anzitutto respingere l’ermeneutica della discontinuità e della rottura; quella, cioè, di chi ha erroneamente teorizzato per anni l’esistenza di una Chiesa pre-conciliare in netta opposizione a una Chiesa post-conciliare. Al contrario, l’ermeneutica della riforma nella continuità, proposta profeticamente da Ratzinger, fissa un principio di fondo in cui la dogmatica e l’identità della Chiesa restano immutate. Fedeltà e adattamento storico permettono un’unica continuità ecclesiale, senza rotture col passato. La vera riforma consiste nel rinnovare l’espressione storica della verità di sempre senza tradirne la sostanza originaria. Ora, la Fraternità San Pio X misconosce questa sapienza della “riforma nella continuità”, giustificando la separazione in nome della custodia e della conservazione della Tradizione. L’irrigidimento e l’allontanamento dalla comunione con il vescovo di Roma e la Chiesa di Cristo rischiano, a lungo andare e in modo lento e silente, di logorare una “forma ecclesiale” che sarà così destinata all’implosione. La linfa vitale resta sempre e comunque la Sede Petrina, espressione dell’unica Chiesa senza la quale la luce di Cristo è destinata ad affievolirsi fino a spegnersi. Il risultato finale di tale deriva sarà – oltre al rigidismo e al fissismo – l’avvelenamento delle coscienze in contrasto con il latte e il miele (Esodo 3, 8) che scorrono nella terra di Canaan, donata da Dio al suo popolo. Coloro che si sono smarriti non potranno attingere all’Eucarestia nella Chiesa Cattolica, rafforzata dall’obbedienza al Papa in quanto Vicario di Cristo. Non possiamo che pregare e offrire sacrifici perché al più presto la Fraternità di San Pio X ritorni sui suoi passi, sentendo il bisogno di attingere alla fonte; più tempo passerà, infatti, più la frattura diventerà insanabile. La storia, in questo, ci è da maestra.

Foto AFP/SIR

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