di Francesco Inguanti

Il XX secolo ci ha lasciato in eredità innumerevoli storie di famiglie che attraverso tre, quattro, cinque generazioni ne hanno affrontato le vicende più drammatiche: le guerre, l’emigrazione, lo sviluppo economico, fino alla globalizzazione. Il cinema, il teatro, la letteratura hanno saputo conservare e raccontare tante di queste storie con protagonisti persone comuni, piccoli eroi del quotidiano che hanno contribuito ad edificare la società in cui oggi viviamo senza clamori ma con grande decoro.

Romana Romano, con il romanzo “Oltre lo stretto”, Giuliano Landolfi Editore, abbandonata temporaneamente la passione per la poesia, si cimenta con la narrativa per raccontare la storia della sua famiglia incrociando autobiografia e racconto attraverso gli occhi di una bambina in una sintesi avvincente che, passando da fatti assolutamente eclatanti a storie quotidiane, accompagna il lettore nelle vicende di alcuni decenni, esattamente fino alla fine degli anni Sessanta, conducendolo per mano con la stessa curiosità e interesse che caratterizza la protagonista, Nannì.

La famiglia di cui si racconta è molto ampia, tanti figli, nipoti e pronipoti che, seguendo le vicende delle vite di ciascuno, sono distribuiti in tante regioni italiane. I molteplici personaggi hanno generato negli anni tante altre famiglie, hanno assunti ruoli professionali molto diversi, hanno contribuito allo sviluppo sociale delle città ove hanno abitato.

Nannì parla di questi anni sia per i ricordi personali che conserva sia per i racconti che ha potuto raccogliere attraverso i parenti che ha potuto intervistare.

Vi sono vicende forti e dolorose che l’hanno segnata in modo indelebile: la morte della sorella, il lavoro del padre, militare soggetto a numerosi trasferimenti, le varie città in cui è cresciuta, fino a quando appena adolescente la famiglia trasloca in una nuova casa a Catania. Il libro si conclude con questo avvenimento che così descrive: “La nuova casa, infine, allontanandola da tutto ciò che le era noto e che amava, l’avrebbe costretta a vivere nuove circostanze e a cercare nuove amicizie. Si sentì così, alla fine di un periodo chiaramente delineato, che era stato bellissimo, pieno di stimoli, conoscenze, incontri e curiosità. Aveva la certezza poi, di essere stata amata e protetta sempre dai suoi cari, la certezza cioè di possedere l’essenziale per poter andare con serenità e fiducia verso il futuro, un futuro dai contorni non ancora definiti, ma intrigante e pieno di promesse, tutte da scoprire”.

La sapienza degli anziani

In queste poche righe c’è la cifra del libro, del personaggio e della storia. Un passato “pieno di stimoli, conoscenze, incontri e curiosità”, la certezza dell’essere stata amata, la serenità per andare verso un futuro “dai contorni non ancora definiti, ma intrigante e pieno di promesse, tutte da scoprire”.

Come si può definire questa storia? Certamente una storia al positivo, una positività trasmessa dai più anziani, ormai tutti deceduti, ai più giovani che man mano hanno saputo affrontare la vita senza paure e con le necessarie aspettative. Tanti familiari che hanno saputo conservare una unità di fondo pur separati da km e vicende molto diverse.

La curiosità di Nannì

Come ha fatto l’autrice a non indulgere nell’amarcord? Lo scoprirà il lettore, magari cimentandosi alla fine con ciò che il racconto ha evitato accuratamente: il confronto con il presente. Il mondo di Nannì non è quello degli adolescenti di oggi ed ogni raffronto non deve servire per un giudizio. Ma la domanda su ciò che di valori positivi rimane di quegli anni è legittima e doverosa. Inutile una riproposizione teorica. Cosa contraddistingueva Nannì: la curiosità. Quella tipica dei bambini degli anni Cinquanta che poteva essere soddisfatta solo chiedendo agli adulti e osservando la realtà. Oggi la risposta ad ogni curiosità è a portata di mano nei telefonini.

Ma la curiosità rimane, guai ad ucciderla con facili scorciatoie.

Un commento su “Oltre lo stretto: i primi 60 anni del Novecento visti con gli occhi di una bambina

  1. Trovo che la narrazione vada oltre la curiosità caratteristica dell’infanzia e dell’adolescenza e sia segno di una forte sensibilità che si documenta nelle suggestive immagini che esplorano luoghi profondamente vissuti ed amati perché teatro di rapporti cari, ricercati come essenziali elementi di vita quotidiana… preziose presenze che arricchiscono di esperienza la piccola protagonista, le fanno compagnia e la preparano ad affrontare impegni e sfide sempre più impegnative! È un viaggio che offre cornici assolate di campagne colme delle attività di gente che portava avanti la vita personale e sociale con il sudore della fronte e meraviglia lo sguardo attento della bambina che, comunque, riesce ad accendere di allegria ed impegno anche il vissuto quotidiano di città, nei rapporti performanti con i bambini più prossimi! E questo apre molti spunti di riflessione… ed inevitabili paragoni. Un libro da offrire anche agli adolescenti, da leggere sotto un albero o l’ombrellone, ma capace di spalancare le mura di casa!
    Grazie all’autrice per la generosa e non facile condivisione che mi ha riportata indietro negli anni ad esplorare i miei paesaggi!

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