di Vittorio Galvani
Ci sono momenti nella Storia contemporanea della civiltà occidentale che hanno fortemente segnato la nostra modernità e determinato cambiamenti tali su cui la Chiesa ha ritenuto necessario prendere posizione alla luce dei principi e dei valori evangelici costitutivi della sua essenza. Tali sono certamente la seconda metà del secolo XIX con la grande Rivoluzione industriale e il momento attuale del secolo XXI con l’altrettanto importante Rivoluzione tecnologica dell’Intelligenza artificiale. Le grandi Encicliche, come la Rerum Novarum di Leone XIII e la Magnifica Humanitas di Leone XIV, nascono quando la società sta veramente cambiando e si richiamano in continuità culturale.
Nel XIX secolo c’era la necessità di ricostituire un sistema di valori nel momento in cui masse ingenti di popolazioni si spostavano dalle campagne alle città, grandi capitali si concentravano nelle mani di pochi, con scarso potere contrattuale dei lavoratori e grandi rischi di sfruttamento e proletarizzazione. La Chiesa avverte in quel momento storico la necessità di ridare vigore e forza ai principi della sua dottrina sociale: la dignità Umana, Il bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia sociale.
Non diversamente nel XXI secolo papa Leone XIV scrive un’Enciclica che impropriamente si considera come un documento sull’Intelligenza artificiale. In realtà c’è molto di più; si tratta di un documento sulla custodia della Persona umana, sui cambiamenti che riguardano l’individuo e la Società, sul sistema di valori da custodire e rinnovare nel cambiamento, tal che essa si può considerare come un nuovo capitolo della Dottrina sociale della Chiesa o meglio su ciò che la Dottrina sociale della Chiesa può dirci sui cambiamenti e sulla rivoluzione tecnologica in atto.
E’ cosa ardua ripercorrere l’itinerario di pensiero che si snoda attraverso i vari capitoli in cui è divisa l’Enciclica, così che ne evidenzierò solo alcuni punti che mi sono sembrati particolarmente illuminanti.
Un appello alla responsabilità
Il punto 16, ripreso in seguito nel punto 47, è un appello accorato all’impegno sociale rivolto a tutti gli uomini e donne di buona volontà, con particolare riferimento ai cristiani nelle comunità politiche, alle Accademie, alle Università, alle élite intellettualiper portare nella concreta trama della Storia i principi della Dottrina sociale della Chiesa. È un richiamo al principio della responsabilità che diventa un momento fondamentale del discernimento, per comprendere ciò che bisogna fare, per stabilire chi prende le decisioni, il motivo delle decisioni e come è possibile per tutti coloro che sono interessati alla decisione di mandare un segnale di conferma o di dissenso, di esercitare un controllo democratico. La responsabilità è qui intesa anche come corresponsabilità e valorizzazione dell’iniziativa di liberi cittadini , della società civile, di famiglie, associazioni, comunità locali, realtà del volontariato e del terzo settore “capaci di generare legami e attivare energie a servizio del bene comune”(punto 70), in una logica di sussidiarietà tanto più importante nel contesto della rivoluzione digitale, la cui gestione rimane per lo più nelle mani di attori privati, grandi multinazionali che sfuggono al controllo pubblico e finiscono per imporre una logica privatistica anche nella gestione del bene comune. Il rischio è la caduta del livello del confronto, del senso della responsabilità, del senso critico.
C’è nel tempo della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale un problema di partecipazione sociale, di partecipazione culturale, di partecipazione politica. Se in apparenza gli strumenti telematici sembra che abbiano aumentato la possibilità di circolazione delle informazioni e della conoscenza, in realtà, se manca la formazione, se manca il capitale umano, si corre il pericolo altissimo di creazione di nuove diseguagliane culturali, informative e formative, che si aggiungono alle vecchiediseguaglianze economiche e sociali.
La dignità e il valore sociale del lavoro
L’enciclica si sofferma, nei punti dal 148 al 156, sul tema del valore e della dignità del lavoro nella transizione digitale. La Dottrina sociale della Chiesa ha richiamato l’attenzione su questo tema fin dalla sua nascita, già con la Rerum novarum e poi, molto autorevolmente, con la Laborem exercens di Giovanni Paolo II. Qui l’Enciclica di Leone XIV incontra la nostra Costituzione, in particolare l’art. 1 che definisce l’Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro e l’art. 2 in cui si fa riferimento alla dignità della persona umana. Non si tratta di una concordanza casuale, se si considera che la Costituzione è stata concepita escritta nel 1946 da una fortissima componente di intellettuali come De Gasperi, La Pira, Moro e tanti altri uomini politici di formazione cattolica.
In questi punti l’Enciclica esamina l’impatto che l’intelligenzaartificiale può avere sul lavoro con riferimento ai diritti, ai diritti della persona ed al diritto al lavoro, intendendo il lavoro non solo come mezzo economico di sostentamento delle persone, bensì come qualcosa che riguarda l’identità stessa della persona che nel lavoro realizza il senso della propria esistenza e della propria dignità, mentre mette la persona in relazione con altre persone per un impegno comune. Si tratta di considerazioni che hanno un elevatissimo spessore culturale e si incontrano ancora una volta con l’art. 4 della nostra Costituzione dove si dice che la Repubblica riconosce il diritto al lavoro a tutti i cittadini che hanno il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Non manca in questo contesto un cenno al problema della disoccupazione (punto 151): “un male grave che, soprattutto quando assume dimensioni massicce, può diventare una vera calamità sociale che interpella in modo speciale la responsabilità dello Stato”. Si tratta di un tema di fondamentale importanza che si riferisce alla trasformazione della composizione del lavoro, si tratta di innovazioni straordinarie che potrebbero “sollevare l’uomo dal peso di lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi e offrire un sostegno intelligente all’attività umana” (punto 152). Ben venga tutto questo. Ma questo significa anche che sarà necessaria una Politica che sappia redistribuire la maggiore produttività e ricchezza prodotta da questa straordinaria rivoluzione tecnico-scientifica, secondo il principio del bene comune e della destinazione universale dei beni (punti 59-67). Fintanto che l’industria dell’informatica e tutte le grandi Multinazionali e Corporation globali che sono interessate allo sviluppo delle tecnologie informatiche sono esclusivamente poi interessate a tenere per sé la ricchezza che queste tecnologie producono, si rischia l’aumento delle diseguaglianze e l’ingiustizia sociale.
La guerra e le vie della pace
ll capitolo quinto dell’Enciclica volge lo sguardo ad un ambito drammaticamente attuale: la guerra e “il rischio che la tecnica, separata dall’etica e dalla responsabilità renda più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte e presenti il ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile” (punto 182). In questo punto il Papa parla della normalizzazione della guerra e del nuovo pericolo che non è il fatto che la guerra convenzionale sia stata affiancata da un nuovo tipo di guerra condotta con i nuovi strumenti della tecnologia digitale, bensì, e molto più pericolosamente, il fatto che nelle relazioni internazionale il dialogo, il multilateralismo, la diplomazia, appaiano indebolite ed incapaci di essere strumento di soluzione dei conflitti lasciando il campo ad un “multipolarismo disordinato e conflittuale dove prevale la diffidenza verso l’altro”. Da qui la necessità di un disarmo che è anzitutto un disarmo morale e culturale; disarmare le parole (punto 214), un disarmo che ci riguarda tutti, l’uso di un linguaggio che veicoli la moderazione, che si opponga alla dismisura, alla confusione ed all’incomprensione dei linguaggi che edificano la Torre di Babele, per ricostruire, con Neemia, le mura di una nuova Gerusalemme e della convivenza fraterna.