Catania conosce bene la forza delle rinascite. È città che brucia e rifiorisce, che fonde gli elementi come lava. E così, entrando nell’auditorium del Camplus D’Aragona, mentre lo sguardo scorre lungo la sala e raggiunge in fondo l’Albero del Sapere di Salvatore Contrafatto, si comprende che la storia di questo collegio universitario non poteva che nascere allo stesso modo: da un gesto di fiducia che apre, come un ramo che decide di sporgersi verso la luce.
«Si può fare», disse oltre vent’anni fa l’architetto Contrafatto a Maurizio Carvelli, CEO Camplus, quando gli fu mostrata l’idea di trasformare l’ex Conservatorio San Vincenzo de’ Paoli in un collegio universitario.

Un sì che riapre le porte dell’antico palazzo nobiliare di via Monsignor Ventimiglia, regalando alla città etnea un nuovo punto vivo. Non è un caso che la residenza universitaria sia intitolata alla dinastia aragonese, che elesse Catania a capitale del Regno di Sicilia e fondò la prima università cittadina nel 1434. La storia chiama storia.

E la storia del progetto Camplus nasce in Italia dall’esperienza diretta di un gruppo di universitari – tra cui Carvelli – che negli anni Settanta viveva le difficoltà nel reperire alloggi in affitto. Da quella fatica nacque l’intuizione: creare la cooperativa Il Nuovo Mondo per fare da tramite tra proprietari e studenti, offrendo ai giovani una forma di affitto sicuro. In breve tempo, la cooperativa arrivò a gestire centinaia di locazioni. E fu allora che l’idea del “posto letto” iniziò a trasformarsi: non più solo un tetto, ma un modo nuovo di vivere l’università.

Così, in stretta collaborazione con la Fondazione Ceur, il progetto prese forma come modello di residenza universitaria: luoghi pensati non solo come alloggi, ma come vere comunità educative. Da questa intuizione sono nati i Collegi di Merito, accreditati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, progettati per garantire le migliori condizioni abitative, di studio e di community. Un modello integrato in cui l’aspetto residenziale si fonde con quello formativo attraverso un percorso che permette ai giovani di vivere l’università in strutture dotate di tutti i comfort, capaci di stimolare la loro espressione personale e il confronto con la realtà che li circonda.

La struttura di Catania, riportata alla sua bellezza originaria dopo un importante recupero architettonico, ha ripreso a vivere come un corpo che si risveglia: le camere, le sale studio, la mensa con le vetrate sulla Corte degli Aranci, la biblioteca, gli spazi di tutorato, l’auditorium ricavato dall’antica chiesa. Ogni ambiente ha preso voce, come se respirasse insieme a chi lo attraversa. Non è solo architettura: è un’educazione silenziosa alla bellezza, un modo di stare al mondo che parla ai giovani e che oggi rappresenta una delle realtà più prestigiose dello student housing in Sicilia.

Realtà raccontata con emozione lo scorso 26 giugno da Davide Attaguile, Head Operation Center&South, che nel discorso per il ventennale ha ricordato che questi luoghi «hanno iniziato ad avere un’anima». Un’anima fatta di incontri, di fatiche sui libri, di gioie improvvise, di amicizie che hanno retto alle stagioni della vita. Frutto di una proposta positiva che, in vent’anni, ha visto il Camplus di Catania ospitare studenti arrivati da tutta Italia e dall’estero; giovani che qui hanno trovato non solo un alloggio, ma un luogo capace di accompagnare la loro crescita. E oggi che molti di loro vivono altrove, portano con sé il ricordo di un’esperienza che, negli anni dell’università, è stata davvero “casa”.

Una casa che non chiude mai le porte, che accoglie chi arriva e riaccoglie chi torna. 
Contrafatto disse che questo luogo «non è solo bello, ma buono». Buono come certi spazi che resistono al tempo perché costruiti con cura, con fiducia, con uno sguardo verso il futuro che non teme le difficoltà. Per questo vent’anni non sono appena un traguardo, ma segnano un nuovo inizio per il CamplusD’Aragona: un albero che continua a crescere, con le radici ben piantate nella storia e i rami protesi al futuro.