Il sorriso e il ghigno. Il sorriso di Prevost, il ghigno di Trump. Sono le due espressioni opposte degli Stati Uniti, come i volti di un Giano bifronte che guardano e riflettono i due caratteri antitetici, ma coesistenti, del più ricco e potente paese della storia, il paese del quale Prevost e Trump sono figli.
Da un lato c’è il faro della civiltà, c’è la fiaccola di Miss Liberty che illumina il percorso del progresso e dei diritti umani. Gli Stati Uniti vedono se stessi, e da molti sono visti, come l’avanguardia di un futuro più giusto del presente, auspicabile per tutti. E sanno essere solidali e generosi, eventualmente anche con una vena di calcolo e compiacimento, perché solidarietà e generosità confermano il loro ruolo di primi della classe, ma con una genuina disposizione d’animo testimoniata da esempi evidenti. Generosi e solidali – oltre che lungimiranti – sono stati nel secondo dopoguerra, con l’Italia, la Germania e il Giappone, le nazioni sconfitte e distrutte che tante vite di giovani americani avevano spento. E lo sono stati e in parte ancora lo sono con l’imponente programma umanitario UsAid (ora purtroppo drasticamente ridimensionato dai tagli di Musk – per breve tempo accolito trumpiano – che ha radici sudafricane e l’imprinting dell’apartheid).
Dall’altro lato c’è però la violenza, una violenza radicata fin dalla nascita, con la guerra d’indipendenza delle tredici colonie originarie contro la madrepatria-matrigna Gran Bretagna. E gli esempi qui sono una moltitudine. C’è la spoliazione delle terre delle popolazioni native, decimate ai limiti del genocidio. E l’epoca ignobile della schiavitù, e la guerra fratricida tra unionisti e confederati. C’è l’infernale olocausto di Hiroshima e Nagasaki, e i colpi di stato e le atrocità in America Latina (il «cortile di casa»), e il napalm sul Vietnam, le menzogne sull’Iraq. E i propri presidenti assassinati, e le stragi interne come a Columbine, e nei giorni nostri il blitz in Venezuela, l’attacco sull’Iran, lo strangolamento di Cuba. E tanto, troppo altro.
La solidarietà e la violenza
In generale, la solidarietà e la violenza sono caratteri estremi dell’essere umano, ancestrali entrambi. La solidarietà – con la cooperazione, l’empatia – porta vantaggi per sé e per gli altri. La violenza – con l’egoismo, l’avidità – mira soltanto all’affermazione di sé. Non sapremmo dire quale di queste attitudini sia stata evolutivamente la più utile, forse sono servite ciascuna a qualcosa, forse l’una ha ostacolato l’altra. Ma esse nei nostri giorni mostrano effetti più leggibili che mai perché hanno raggiunto gli esempi più alti – non a caso – in due figli del paese più ricco e potente della storia: ora sono incarnate nel capo della Chiesa cattolica e nel capo degli Stati Uniti, in papa Leone e nel presidente Trump. E se il valore delle attitudini si misura dai loro frutti, il ghigno aggressivo del presidente Trump a fronte del sorriso aperto di papa Leone dà l’immagine dei mali del passato che cercano di soffocare le speranze dell’avvenire: del morto che afferra il vivo. Anche al di là di ogni considerazione religiosa, nel mondo confuso, incattivito, lacerato di oggi sembra chiaro qual è il volto, qual è la direzione di un’umanità migliore, e possibilmente magnifica.