A distanza di un paio di settimane dalla cerimonia di consegna del nuovo Polo della giustizia minorile di Catania, c’è un elemento significativo che ha accompagnato quella giornata e ne ha in qualche misura ispessito la dimensione educativa e la vista sul futuro. Alcuni ragazzi dell’IPM Bicocca sono stati infatti i protagonisti indiscussi del dietro le quinte dell’evento per aver preparato e servito una parte del rinfresco, come prima uscita pubblica del laboratorio di cucina del progetto Jobel realizzato dalla Caritas diocesana di Catania, in accordo con la direttrice dell’Istituto penale per i minorenni di Bicocca Maria Covato. Il progetto s’inserisce nell’ambito di un’iniziativa nazionale promossa da Caritas Italiana e sostenuta da Intesa Sanpaolo. Tra gli ospiti del banchetto, il Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, il Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano, la procuratrice Carla Santocono e il Presidente del tribunale per i minorenni di Catania, Roberto Di Bella. Quest’ultimo è stato l’ideatore, nel 2012, del protocollo ‘Liberi di scegliere’, divenuto legge dello Stato qualche giorno fa: una misura che estende a tutta Italia un metodo già sperimentato per allontanare donne e minori da contesti di criminalità organizzata. 

Il laboratorio di cucina, guidato dallo chef e docente Gigi Vitale, affianca all’apprendimento tecnico un obiettivo più ampio: mettere in mano ai ragazzi un mestiere e, con quello, un’occasione di responsabilità. “Nell’ambito progettuale – spiega Valeria Pisasale, commissario arcivescovile della Caritas diocesana e responsabile del progetto – sono previsti anche diversi tirocini formativi con le aziende del territorio e per alcuni ragazzi si sta già lavorando in questo senso”. Il catering del 9 luglio è stata la prima prova pubblica di quel lavoro a lungo costruito all’IPM di Bicocca, dove il laboratorio funziona come una cucina vera, con turni, tempi e regole del mestiere: ai ragazzi si chiede di rispettare consegne e ruoli, come in una brigata professionale e questo è formazione tanto quanto le tecniche di preparazione. 

Il ruolo della Caritas

“Consideriamo una coincidenza ideale – prosegue Pisasale – che, nel giorno in cui la città consegnava una nuova casa alla giustizia minorile, a preparare il rinfresco siano stati i ragazzi seguiti dalla Caritas e attualmente detenuti a Bicocca”. Per i giovani cucinare in questo contesto “significa essere riconosciuti per quello che sanno fare, e non soltanto per gli errori che li hanno portati in Istituto”, aggiunge Pisasale. Jobel nasce anche per questo: “Usare il tempo della misura penale come tempo di formazione, perché all’uscita questi ragazzi abbiano in mano qualcosa di concreto, una competenza e un’esperienza spendibili nel lavoro”.

Il laboratorio di cucina è uno dei filoni del progetto, che comprende anche percorsi dedicati alla parola e all’espressione, come il laboratorio del libro illustrato, ma anche laboratori di fotogiornalismo e di cucito. L’impianto è sempre lo stesso: accompagnare ragazzi verso una maggiore consapevolezza di sé e fornire, allo stesso tempo, competenze utili quando il tempo dell’Ipm sarà concluso.

Il servizio, in questo senso, ha rappresentato un passo decisivo che è andato ben oltre il senso di un rinfresco. “Lo consideriamo – conclude il commissario arcivescovile – il primo banco di prova reale per chi ha imparato a lavorare in cucina dentro Bicocca, misurato non su un’esercitazione ma su un evento pubblico”. Un passaggio piccolo nella cronaca della giornata, ma simbolico e coerente con l’idea che regge Jobel: che dalla giustizia minorile possa cominciare, e non solo finire, qualcosa.

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