La fila supera piazza Università e continua a crescere. C’è chi arriva con il rosario tra le mani, chi accompagna i figli, chi aspetta pazientemente il proprio turno sotto il sole di luglio. In due giorni quasi 50 mila persone hanno attraversato la Cattedrale di Catania per sostare qualche istante davanti al Busto Reliquiario restaurato e alla Reliquia del Capo di Sant’Agata. Numeri che vanno oltre ogni previsione e raccontano, ancora una volta, il legame profondo tra la patrona e la sua città.
L’ostensione straordinaria, inserita nel cammino verso il IX Centenario della Traslazione delle Reliquie, si è trasformata in un pellegrinaggio continuo. Per ore la coda ha occupato piazza Duomo, allungandosi fino oltre piazza Università. Dentro la Basilica il ritmo era diverso: pochi secondi davanti al reliquiario, un segno di croce, una preghiera sussurrata, qualche lacrima discreta. Molti cercavano di cogliere le differenze dopo il restauro. Altri, semplicemente, volevano ritrovare il volto di Sant’Agata.
La sera precedente la Cattedrale gremita aveva seguito, attraverso i maxi schermi, il racconto di un lavoro rimasto nascosto per mesi. Restauratrici, storici dell’arte, laboratori scientifici e specialisti dei Musei Vaticani hanno accompagnato il pubblico dentro un intervento che ha restituito al Busto Reliquiario la sua luce originaria e ha aperto nuove prospettive per la sua conservazione.
Tra le immagini che hanno colpito di più c’è stata quella della doratura del 1376, riemersa sotto secoli di cere e depositi. «La prima domanda che ci hanno fatto è stata: “L’avete dorata?”», ha raccontato la restauratrice Barbara Pinto Folicaldi. «In realtà abbiamo soltanto riportato alla luce quello che già c’era». La sorpresa più grande, però, è arrivata alla fine del lavoro: «In trent’anni di professione non mi era mai capitato di trovare un’opera del Trecento conservata così bene». Un risultato che la restauratrice attribuisce alla devozione dei catanesi. «Gli ex voto e i gioielli hanno protetto il Busto. Dovete ringraziare i devoti: siete stati voi a custodire questo capolavoro».
Parole che sembrano trovare conferma proprio nella lunga fila di questi giorni. Ogni persona arrivata in Cattedrale aggiunge un tassello a una storia iniziata secoli fa e che continua ancora oggi. Il restauro, infatti, non ha restituito soltanto un capolavoro dell’arte medievale. Ha riportato alla luce anche il legame tra una città e la sua patrona, rendendo visibile quanto quella devozione continui a essere viva.
Accanto al reliquiario restaurato è stata presentata anche la copia tridimensionale realizzata durante i lavori, destinata a diventare uno strumento di studio e di accessibilità per le persone non vedenti. Un altro segno di un progetto che guarda al futuro senza perdere il contatto con la propria storia.
Il cammino del IX Centenario entrerà nel suo momento culminante il 17 agosto, quando il cardinale Pietro Parolin presiederà le celebrazioni e la Reliquia del Capo sarà ricollocata all’interno del Busto Reliquiario. Intanto, l’immagine che resta impressa è quella di una fila che sembra non finire mai. Non per assistere a un evento. Per incontrare, ancora una volta, Sant’Agata.