Le Benedettine del SS. Sacramento di Catania
Emozione e commozione grande hanno riempito i nostri cuori e quelli dei numerosi presenti durante la concelebrazione Eucaristica conventuale presieduta dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, domenica 16 agosto nella nostra chiesa di “San Benedetto” in Catania. Una benedizione speciale del Signore che, nel contesto della chiusura del giubileo agatino, si è riversata anche sulla nostra comunità monastica.
Questo importante incontro ci ha permesso non solo di conoscere il Delegato del Papa, ma ancor più di sentirci rinnovate in cuore e incoraggiate dalla parola autorevole della Chiesa che ci è giunta attraverso Sua Eminenza. Questa parola aveva chiesto la nostra Madre Priora quando, all’inizio della celebrazione, nel porgere il nostro riconoscente saluto, ha citato la Regola di San Benedetto (cap. 61), sottolineando proprio come l’arrivo di chi viene nel nome del Signore sempre porta un messaggio indubbiamente fruttuoso per il cammino di fede.
Durante l’omelia il Cardinale, che si è augurato di essere «eco della Parola di Gesù e della sua pace», ci ha consegnato una profonda meditazione sul Vangelo, quello della Cananea, offrendo a tutti spunti di intensa riflessione. «Il cristiano non è colui che accoglie, ma che innanzitutto si sente accolto. Tutti siamo partecipi della misericordia divina e della stessa gratuita grazia […]. Oggi ci sono separazioni nelle famiglie, nelle comunità […]: non dobbiamo sentirci migliori degli altri. Tutti abbiamo bisogno di misericordia. Nessuna esclusionebensì comunione, perché riconosciamo negli altri dei fratelli e sorelle chiamati alla stessa speranza […]. Siamo chiamati a rendere visibile il volto di Cristo nell’unica casa del Padre».
Così come ha fatto sant’Agata e come noi cristiani siamo pure esortati a fare. Ed è anche il nostro particolare legame con la Santa Patrona che l’evento di oggi ha messo in risalto, di noi monache che guardiamo alla Vergine e Martire come modello di donna interamente dedita al Signore e ai fratelli, in quella comunione orante che ci fa essere nella Chiesa abbracciando il mondo intero.
Lo sfondo barocco della nostra chiesa – nella quale sono risuonate intramontabili melodie gregoriane – ha esaltato maggiormente la solennità del momento rimarcando la logica pasquale della vittoria della bellezza, del bene, della vita sopra ogni forma di distruzione e morte emblematicamente espressa nel ricordo del terremoto che ha ferito la nostra città nel 1693 senza tuttavia fiaccarla. Ricostruire la patria di Agata è stata allora una sfida contro la paura e la disfatta.
La presenza del nostro Arcivescovo mons. Luigi Renna che ha reso possibile quanto di così santo abbiamo vissuto e di altri ottoconcelebranti, tra cui il Vicario Generale mons. Vincenzo Branchina, ci ha fatto gustare ancora di più l’essere e il sentirci parte viva del Corpo Mistico di Cristo. Inoltre il servizio prestato dai nostri seminaristi e da due diaconi permanenti con la preziosa regia del cerimoniere don Pasquale Munzone coadiuvato da Emanuele Nicotra,ha reso più luminoso il presbiterio settecentesco già ricco di marni policromi e argenti intarsiati.
Abbiamo ricevuto tanto dal Cardinale Parolin in questa celebrazione, ma anche dai suoi gesti paterni, dall’affabile e semplice modo con cui si è presentato intrattenendosi poi con tutti: vero Pastore attento e solerte. Abbiamo infatti condiviso questo con gli oblati, le ex-alunne ed ex-insegnanti, i fedeli della domenica e quelli che partecipano alle nostre Messe feriali e altri amici ancora: se da un lato il contesto artistico in cui tutto questo è accaduto ha offerto una suggestione particolare, molto di più è stata ammirata la vera preziosità della liturgia che raduna e raccorda tanti fratelli e sorelle in un’unica assemblea celebrante insieme ai Ministri dell’altare. Tutto, quindi, diviene una dossologia vivente a gloria di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.