Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’omelia dell’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, nella Santa Messa presieduta il 18 agosto 2026, in occasione dell’anniversario di dedicazione della Basilica Cattedrale e della chiusura dell’Anno Giubilare agatino.

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, carissimo signor Sindaco, illustri Autorità, carissimi presbiteri e diaconi che avete accolto l’invito alla partecipazione a questo momento. Con questa celebrazione eucaristica non terminiamo – non mi piace questa parola – ma portiamo a compimento un’opera di Dio: l’anno Agatino, l’anno giubilare.

Permettete che vi faccia una raccomandazione in questi momenti così particolari: non lasciatevi togliere la gioia di aver celebrato questo momento. Nella Bibbia, ogni volta che Dio fa un dono, c’è qualcuno che vuole guastare la gioia di quel dono. Dio compie un’opera grandissima, la creazione, ma c’è quel serpente antico che ha molte teste e che insinua all’uomo il sospetto: calunnia Dio, poi calunnierà gli uomini, la Chiesa e i santi. Chi ci vuole togliere la gioia dei doni di Dio ha sempre le squame di quel serpente.

E anche in questo momento, forse, qualcuno vuole togliere la gioia di questa grazia per qualcosa che non è andato, per diverse interpretazioni o per critiche. Non voglio demonizzare nessuno, ma voglio dire che tutti quanti siamo suscettibili di questo e il serpente antico continuerà sempre la sua opera. Ma Cristo l’ha vinto, la Vergine Santa ha schiacciato il suo capo e Sant’Agata l’ha sconfitto. Non lasciatevi togliere la gioia dell’anno Agatino e sappiate dare il nome giusto alle cose: alle interpretazioni dei “leoni da tastiera”, alle calunnie degli scontenti, all’incapacità di gioire anche quando qualcosa non va. A quelle persone che, pur dicendosi cristiane, prendono le distanze da ogni manifestazione per l’inconsistenza della propria fede: sono i modi con cui il maligno continua a toglierci la gioia.

Ma io vi voglio confermare: abbiamo vissuto un anno di gioia ricco di grazia e i frutti saranno grandi anche in coloro che in questi momenti stanno seguendo queste strade, perché l’ultima parola sulla coscienza la dice Dio. L’unico che ha il potere di intervenire sul cuore dell’uomo è il Signore. Pensate, miei cari: all’indomani del restauro del busto del reliquiario, è arrivata persino qualche lettera che avrebbe voluto il busto ancora sporco; a volte c’è l’ignoranza anche di persone che sono magari plurilaureate, ma non hanno il senso della verità e della realtà. Noi non vogliamo adorare noi stessi, vogliamo adorare il Signore e avere il senso della realtà dicendo: “Signore, grazie di quest’anno, fa’ che nulla turbi la gioia di quanto ci hai dato”. La luna può eclissare per un momento il sole, ma poi il sole è più forte. Un anno giubilare nel nome di Sant’Agata.

Solo l’Eucaristia può essere l’adeguato rendimento di grazie per quanto Egli stesso ci ha dato in questo anno, per gli immensi doni di grazia che hanno toccato i cuori, per i miracoli di conversione, di cambiamento interiore e di edificazione vicendevole a cui ci dispone l’amore di Dio. Per i tanti incontri che Sant’Agata, attraverso le sue reliquie, ha fatto con le persone più diverse, soprattutto con migliaia e migliaia dei vostri figli, dei vostri nipoti, dei giovani.

Con questi sentimenti celebriamo l’eucaristia all’indomani della traslazione delle reliquie di Sant’Agata. Oggi celebriamo la dedicazione di questa Cattedrale. Questo luogo è stato consacrato al Signore per accogliere il popolo di Dio che si riunisce per celebrare i divini misteri. Al suo centro c’è l’altare nel quale, per antica tradizione, vengono deposte le reliquie dei martiri. Nel libro dell’Apocalisse troviamo queste parole di San Giovanni: “Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa”.

Infatti il paliotto della nostra cattedrale, voluto da Sua Eccellenza Monsignor Luigi Bommarito venticinque anni fa, raffigura proprio questa visione. Ora è coperto dal faldistorio ed opportunamente, al centro delle immagini di coloro che furono immolati, troviamo Sant’Agata circondata da altri santi della nostra chiesa: Berillo e il beato Giuseppe Benedetto Dusmet, ad esempio. Si realizza davvero quanto affermava Sant’Ambrogio: è sull’altare che Egli ha sofferto per tutti noi. Sotto l’altare ci sono coloro che sono stati redenti mediante la sua sofferenza. I martiri hanno diritto a questo riposo. Per questo ogni volta che consacro un altare, vi pongo le reliquie.

Quali frutti porteremo dopo questo anno di grazia se non quelli di una profonda comunione ecclesiale e di un maggiore slancio nella nostra missione di annunziare le meraviglie del Risorto? Ci ha confermato in questo la parola del Legato Pontificio, il Cardinale Pietro Parolin, che ci ha illuminato con le sue omelie invitandoci a seguire l’esempio di Agata. Torniamo a meditare queste parole, facciamone oggetto di catechesi nelle nostre parrocchie. Ricorderemo con gratitudine l’amorevolezza del passaggio del Cardinale tra noi: al Santuario della Madonna della Sciara, nella Cattedrale, nella celebrazione in Piazza Duomo, nel Palazzo Municipale, nella chiesa di San Benedetto, alla Locanda del Samaritano – dove ha conversato con i poveri – e davanti alla rocca di Aci Castello. Ma soprattutto ricorderemo che il Legato del Papa ha camminato con noi la mattina del 17 agosto, pellegrino con il popolo per fare memoria del ritorno di Agata a Catania; ieri anche Vatican News ha riportato questa bella esperienza.

L’anno Agatino lascerà un’impronta anche nella società civile e in tutte le istituzioni, ne sono sicuro. Lungi da noi il voler occupare spazi di altri o influenzare cariche e persone. C’è molto rispetto per tutti, come tanto rispetto si riceve dalle istituzioni. Il Vangelo e la testimonianza dei martiri non impongono nulla, non hanno pretese mondane perché sono portatori di un messaggio divino. Piuttosto ispirano ogni azione per il bene di una comunità, per la cultura e per la crescita dell’umanità. Le ispirazioni che vengono dal Vangelo e dai santi aspirano a costruire la civiltà dell’amore. È questo il senso della nostra convinta adesione alla candidatura della festa di Sant’Agata a Patrimonio dell’UNESCO.

Al termine della messa, dopo aver ringraziato il Signore, tenterò di ringraziare le persone; sarà cosa ardua perché tanti sono stati al servizio di questo anno. Ora voglio lasciarvi un’ultima parola che prendo dalla seconda lettera di San Paolo ai Corinzi: “Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra, ciascuno per la sua parte”. Si rivolge anche a noi l’apostolo. Cos’è stato quest’anno se non un tempo nel quale ci siamo riscoperti Chiesa come pietre vive?

Un edificio resta in piedi non perché le pietre sono sconnesse, ma perché sono tra loro cementate e unite. Ciascuno di noi è una piccola pietra nell’edificio della Chiesa. Gli apostoli sono le pietre fondamentali – ed è per questo che nel consacrare questa chiesa sono state unte con il sacro crisma dodici croci lungo le navate – e poi ci sono i martiri. San Paolo elenca diversi ministeri, ma non i martiri; ci chiediamo oggi che posto abbiano. Io credo che si possano inserire per importanza subito dopo gli apostoli. Molti apostoli sono stati martiri, ma anche tanti martiri sono divenuti apostoli perché la testimonianza è più efficace di una lezione o di un ragionamento.

Noi siamo pietre vive nella misura in cui non ci vergogniamo di essere cristiani e viviamo uniti gli uni con gli altri. Per questo vi lascio questa parola di un grande Papa, Paolo VI, che nell’esortazione Evangelii Nuntiandi diceva: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Voi genitori sarete i maestri di tante cose per i vostri figli, ma siete soprattutto testimoni. Ricordiamoci: dopo gli apostoli ci sono i testimoni, i martiri che fanno viva la Chiesa.

Qui sta tutta l’eredità nel seguire l’esempio di Sant’Agata: essere pietre vive. Lo siamo se diventiamo testimoni come lei, anche a forza di rinunce e sacrifici. Ci stringiamo a Cristo, pietra viva. Sappiamo che accanto a lui c’è la Vergine Maria, gli apostoli, i martiri e la nostra Sant’Agata. Per sua intercessione il Signore ci conceda la grazia di non staccarci mai da Lui, di essere cementati a questo edificio santo che è la Chiesa dalla fede, dalla carità e da un grande spirito di comunione. Così saremo credibili.

Voi siete il corpo di Cristo, ciascuno per la sua parte. E ciascuno di noi, quando esce dalla chiesa – nella famiglia, negli uffici, in qualunque compito abbia – si ricordi: appartiene a Cristo, anche se non lo dice. E ci crederanno non se saremo maestri, ma se saremo dei testimoni. Che Sant’Agata faccia di Catania un popolo di pietre vive, un popolo di testimoni, un popolo che sa costruire la civiltà dell’amore. Non lasciamoci rubare la grazia di quest’anno.

Sia lodato Gesù Cristo.

Luigi Renna

Arcivescovo di Catania