«Considero questi giorni, insieme a tutta la comunità ecclesiale, il coronamento del Giubileo Agatino, che ci riporta all’impegno antico e sempre nuovo di accompagnare coloro che lo Spirito Santo fa rinascere come figli del Padre nell’acqua del fonte battesimale». È con queste parole, cariche di affetto e di respiro pastorale, che l’arcivescovo Luigi Renna ha aperto le porte della Cattedrale di Catania ai circa 500 delegati giunti da tutta Italia per la 76ª Settimana Liturgica Nazionale apertasi ufficialmente nella giornata di ieri, 24 agosto.
Un evento di grazia che si incastona in un momento storico e spirituale particolarissimo per la Chiesa etnea, ancora vibrante per le celebrazioni del nono centenario della traslazione delle reliquie di sant’Agata. E proprio la Patrona ha accolto esperti e cultori di liturgia con un’ostensione eccezionale del suo busto reliquiario, da poco restituito al primitivo splendore trecentesco grazie a un accurato restauro. Al centro dei lavori di questi giorni c’è un tema cruciale per il futuro delle nostre parrocchie: “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”. Una sfida che Papa Leone XIV, ha voluto illuminare con un messaggio denso di significato, trasmesso dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e indirizzato a monsignor Claudio Maniago, presidente del Centro di Azione Liturgica. Nel testo, che definisce la nostra Catania una città “ricca di bellezze naturali e artistiche”, il Cardinale ricorda che l’iniziazione cristiana non può essere ridotta a un mero «corso di preparazione» ai sacramenti. Essa deve tornare a essere il «grembo» vitale in cui la comunità genera alla fede. I riti – si legge nella lettera di Parolin, che richiama i documenti del Concilio Vaticano II – non sono un semplice involucro esteriore, ma la via attraverso cui la Chiesa trasmette il mistero, esigendo tre atteggiamenti fondamentali: accoglienza, mistagogia e testimonianza di vita.
Dal rito al vissuto: rimettere Cristo al centro della comunità
È un richiamo forte a rimettere Gesù Cristo, e non l’evento mondano, al centro della vita credente. Presiedendo la preghiera d’inizio in Cattedrale, lo stesso Maniago ha introdotto i lavori della Settimana richiamando il discorso di Pietro a Pentecoste negli Atti degli Apostoli, ricordando come «la reazione esistenziale della moltitudine si conclude nella conversione, nel battesimo, nell’accettazione della parola di salvezza e dà così origine alla prima espansione della comunità». Da questo incontro vivo con la Parola nasce «un movimento generazionale che si estende fino a raggiungere ‘quelli che sono lontani’». In un tempo in cui non possiamo più dare per scontato un patrimonio di fede un tempo naturale, occorre allora aprire un cantiere coraggioso sull’iniziazione cristiana. Il rischio, talvolta tangibile anche nelle nostre comunità, è che i sacramenti – a partire dalla Prima Comunione – si riducano a una “festa dei fanciulli” celebrata una volta nella vita, priva di un reale legame con l’Eucaristia domenicale, o scivolino verso un freddo insegnamento di nozioni morali. Occorre invece ricordare – come ha ribadito con forza – che «l’obiettivo dell’itinerario non è il sacramento da celebrare, ma la vita cristiana che nasce dal sacramento celebrato». Una prospettiva rimarcata anche dalla prolusione del prof. Andrea Lonardo, il quale ha avvertito come il rapporto tra liturgia e iniziazione non sia una questione teorica, perché ogni infantilizzazione della catechesi finisce per ripercuotersi negativamente sulla liturgia stessa e sulla vita della Chiesa.
Una sinergia corale sotto lo sguardo di Agata
Catania, in questi giorni, si fa dunque cantiere e laboratorio per tutta la Chiesa italiana, accompagnata dal lavoro del recente Cammino Sinodale. Un traguardo reso possibile grazie a una profonda sinergia che l’arcivescovo Renna ha voluto sottolineare con gratitudine, in un respiro corale che ha unito istituzioni e tessuto cittadino. Dal Comune – presente con il sindaco Enrico Trantino e il presidente del Consiglio Comunale Sebastiano Anastasi – alle aziende di trasporto, fino alla generosità degli sponsor locali, dei sacerdoti, dei diaconi, dei seminaristi e dell’intera, instancabile, macchina organizzativa della diocesi. Sotto lo sguardo attento di Agata, Catania si mette in ascolto, pronta a riscoprire la bellezza di essere una Chiesa madre, capace ancora di generare alla fede.