La 76ª Settimana Liturgica Nazionale non è fatta solo di sessioni teologiche e riflessioni in aula, ma si nutre di una «liturgia vissuta» che affonda le radici nella carne e nella storia della città ospitante. Uno dei momenti più significativi e partecipati dai delegati giunti da tutta Italia è stata la visita al cosiddetto “Trittico agatino”, un itinerario che tocca i luoghi simbolo del martirio della Santa Patrona: Sant’Agata al Carcere, Sant’Agata alla Fornace e Sant’Agata la Vetere.
Un cammino tra fede e cultura
Don Pasquale Munzone, rettore delle tre chiese, commenta: «Nella Settimana Liturgica Nazionale è sempre previsto un momento culturale, con la possibilità di visitare alcuni luoghi: è anche questa una delle motivazioni della scelta della visita al Trittico, un momento coerente con lo stile dell’evento».
Il tempismo della visita non è casuale. Catania ha infatti appena concluso il Giubileo agatino. «In quest’ottica si sono voluti valorizzare i luoghi che la tradizione ci ha consegnato, i luoghi del martirio di Sant’Agata», ha ribadito il rettore, sottolineando come il legame con la Santa sia il filo rosso che unisce la liturgia celebrata alla testimonianza quotidiana.

Il supporto scientifico di ArtEcclesiae
A rendere l’esperienza ancora più profonda è stato il contributo fondamentale degli operatori culturali di ArtEcclesiae.
Grazie alla loro competenza, la visita non è stata solo un atto di devozione, ma un vero e proprio viaggio documentato attraverso la storia dell’arte e l’archeologia sacra.
Gli operatori hanno saputo narrare ai delegati – sacerdoti, laici e religiosi – la stratificazione storica di luoghi che hanno visto nascere la fede dei catanesi. Dalla descrizione delle antiche mura romane del Carcere alla spiegazione delle trasformazioni architettoniche delle tre chiese, il supporto di ArtEcclesiae ha permesso di inquadrare il sacrificio di Agata in una cornice storica rigorosa, arricchendo la percezione spirituale con il dato culturale.
Il cuore del martirio nelle parole di don Munzone
Don Pasquale Munzone commenta il percorso partendo da Sant’Agata alla Fornace, luogo dell’ultimo martirio, per giungere a quello che definisce «il cuore dei luoghi del martirio: Sant’Agata al Carcere. Mi piace sempre sottolineare come questo sia veramente il luogo centrale, il cuore della devozione a Sant’Agata, perché tanti devoti, tanti pellegrini si recano lì per affidarsi alla nostra patrona». L’itinerario si è poi concluso a Sant’Agata la Vetere, l’antica Cattedrale che custodisce il sarcofago della santa e la storica prima cassa che ne ospitò le reliquie dal 1126, al ritorno da Costantinopoli.
Dalla liturgia celebrata alla vita donata
L’obiettivo profondo di questa immersione nei luoghi agatini è stato chiarito dal rettore in una sintesi che sposa perfettamente il tema della Settimana Liturgica: «C’è questo legame con Sant’Agata per cui si è pensato di mettere in risalto l’aspetto culturale, ma con una memoria che parte dall’esperienza della fede: da una liturgia celebrata a una liturgia vissuta, perché Sant’Agata quella liturgia celebrata l’ha vissuta nel dono della sua vita, nel dono del martirio».
Il Trittico agatino è diventato così, per i delegati, l’icona plastica di una «Chiesa che genera». Visitare questi siti ha permesso di comprendere una testimonianza «che non si è limitata a dire il Vangelo, ma lo ha vissuto e incarnato nella vita stessa del suo Signore, e quindi nel dono della sua vita». Un messaggio che i partecipanti porteranno nelle loro diocesi di provenienza, fortificato dalla bellezza dei luoghi e dalla competenza di chi ogni giorno ne custodisce e narra il valore.