Un’immagine di Sant’Agata impressa sulla tela, disegnata e cucita con le mani di chi cerca un riscatto. C’è un dettaglio dal valore simbolico nel kit congressuale consegnato agli oltre trecento delegati giunti a Catania da ogni parte d’Italia per la 76ª Settimana Liturgica Nazionale. Tra i sussidi e le guide per i lavori che si concluderanno nella giornata di oggi, spiccano le borse realizzate dai giovani detenuti dell’Istituto Penale per Minorenni (IPM) di Bicocca. Un’iniziativa che testimonia come la liturgia e la carità non viaggino su binari paralleli, ma si alimentino a vicenda. Le sacche nascono infatti nell’ambito del progetto “Jobel”, promosso su scala nazionale da Caritas Italiana con il sostegno di Intesa Sanpaolo e guidato nel nostro territorio dalla Caritas diocesana, in piena sintonia con la direttrice dell’istituto penitenziario, la dottoressa Maria Covato. A raccontare il cuore dell’iniziativa, proprio a margine dei lavori congressuali in città, è il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello: «Questo progetto nasce per tornare a dare speranza ai tanti giovani e alle tante ragazze che si trovano ristretti in questi istituti, offrendo loro un’opportunità concreta per ripensare la propria vita, per rielaborare quanto commesso e per guardare con speranza al futuro. Jobel parte dall’identità di ciascuno e punta a mettere in risalto le risorse positive che i ragazzi per primi hanno dichiarato di avere, insieme ai tanti sogni che portano con sé».

Organizzare la speranza: il riscatto che parte da un gesto

Il lavoro svolto dai giovani va ben oltre la realizzazione di un oggetto funzionale per i convegnisti. «Le borse distribuite in questi giorni – ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana – sono il frutto di un lavoro, anche di progettazione: un modo concreto per offrire la possibilità ai ragazzi di pensarsi in maniera diversa una volta usciti dagli istituti, un progetto che vuole organizzare una speranza». L’effigie della nostra Patrona presente sul tessuto è una libera ed emotiva interpretazione artistica realizzata dagli stessi ragazzi di Bicocca. Un filo rosso che ha legato la creatività dei giovani detenuti a un momento di forte identità per la Chiesa etnea.

Dalla formazione al lavoro: le strade di riscatto a Bicocca

Il laboratorio di cucito che ha prodotto le borse rappresenta soltanto una delle tappe del cammino intrapreso all’interno del carcere minorile. Come spiega Valeria Pisasale, commissario dell’ente gestore della Caritas diocesana e coordinatrice del progetto a Catania: «Il nostro piano progettuale è pensato, in accordo con la direzione dell’IPM, per accogliere le esigenze dei ragazzi e soprattutto per indirizzarli nell’ottica di una piena ripresa della loro esistenza da tutti i punti di vista».
Un percorso articolato che mira ad accompagnare i giovani verso un reinserimento reale e consapevole nella società. «A questo proposito – prosegue Pisasale – accanto alle borse di studio e ai corsi di formazione, ci sono i laboratori che offrono competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, come quello di cucina, e altri ideati per offrire una maggiore consapevolezza rispetto alle proprie scelte: dal fotogiornalismo alla lettura, senza tralasciare anche le strade formative che questi percorsi culturali innescano e che possono condurre a opportunità lavorative».Mentre i congressisti del Centro di Azione Liturgica si confrontano sul tema “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”, la presenza delle borse di Bicocca ricorda a tutti i partecipanti che “generare alla fede” significa anzitutto generare alla vita, al riscatto e alla dignità. Sotto lo sguardo accogliente di Agata, anche una semplice borsa di tela può diventare il racconto di una ferita che si trasforma in feritoia di speranza.