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Cattedrale di Catania, dopo 20 anni cambia il parroco: padre Salvatore Alì succede a padre Barbaro Scionti

Dopo vent’anni cambia il parroco della Cattedrale di Catania. Padre Barbaro Scionti conclude il suo lungo servizio nella Chiesa madre dell’Arcidiocesi e sarà chiamato a guidare due comunità parrocchiali di Mascalucia. A succedergli sarà padre Salvatore Alì, finora parroco della parrocchia dello Spirito Santo di Paternò.

Ad annunciarlo è stato l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, al termine della 76ª Settimana Liturgica Nazionale, ospitata in questi giorni nel capoluogo etneo.

«La Cattedrale è la sede della cattedra del vescovo, il cuore e la madre della diocesi», ha ricordato l’arcivescovo. «Dopo vent’anni mi è sembrato giusto, nel dialogo e con una piena accettazione da parte dell’interessato, che ci fosse un avvicendamento».

Un cambio che riguarda una parrocchia del tutto particolare nella vita della Chiesa catanese. La Cattedrale è il centro delle celebrazioni in onore di Sant’Agata. È la chiesa del vescovo, custodisce la sua cattedra ed è il luogo nel quale la comunità diocesana si ritrova nei momenti più significativi del proprio cammino. Un punto di riferimento che va dunque ben oltre i confini, relativamente piccoli, della comunità parrocchiale.

Monsignor Renna ha espresso pubblicamente la gratitudine della Chiesa catanese a padre Scionti: «Tutti dovremmo riconoscergli un grande senso di carità pastorale, zelo e responsabilità. L’amore a Sant’Agata, l’amore alla liturgia, l’amore a un luogo così caro alla vita di tutta la diocesi».

Ordinato sacerdote nel 1990, padre Barbaro Scionti guida la Cattedrale dalla metà degli anni Duemila. In questi due decenni il suo ministero si è intrecciato inevitabilmente con la vita religiosa della città e soprattutto con la devozione a Sant’Agata, accompagnando il percorso ecclesiale che ha cercato sempre più di coniugare la forza della pietà popolare con l’evangelizzazione, la catechesi e la dimensione liturgica della festa. «È stato in questi vent’anni un uomo che si è preso cura, a volte forse con una certa fermezza – ha sottolineato Renna – ma sappiamo che la fermezza è anche propria delle persone che vogliono bene, delle persone che sanno decidere».

Padre Scionti proseguirà adesso il proprio ministero a Mascalucia, dove sarà chiamato a guidare due comunità parrocchiali, tra cui la Chiesa Madre del paese.

A raccoglierne il testimone in Cattedrale sarà padre Salvatore Alì. Nato a Catania nel 1967 e ordinato sacerdote il 25 marzo 1994 proprio in Cattedrale, ha conseguito la licenza in Teologia del Matrimonio e della Famiglia al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma. È stato segretario personale dell’arcivescovo Luigi Bommarito, direttore degli Uffici diocesani per le Comunicazioni sociali e per la Pastorale familiare e direttore regionale della Pastorale familiare. Gran parte del suo ministero pastorale si è svolto a Paternò: prima nella Chiesa Madre Santa Maria dell’Alto e, dal 2015, nella parrocchia dello Spirito Santo. Attualmente è anche direttore diocesano per il Diaconato permanente.

«Gli dico grazie per avere accettato – ha affermato Renna –. Sono sicuro che con il suo stile continuerà a essere punto di riferimento per tutti i catanesi, servirà la Chiesa e farà sì che la Cattedrale sia davvero un centro di fede, di comunione e di pace».

L’annuncio arriva al termine di settimane particolarmente intense per la Chiesa catanese: dalla conclusione dell’Anno giubilare agatino per il IX centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata, con la presenza del legato pontificio, il cardinale Pietro Parolin, fino alla Settimana Liturgica Nazionale.

L’arcivescovo è tornato anche sulle polemiche sorte sui social dopo alcuni momenti delle celebrazioni agatine, a partire dal bacio alle reliquie. «Quel bacio che alcuni hanno interpretato male è lo stesso che noi diamo alle reliquie in ogni città ed è lo stesso che diamo alle reliquie di Sant’Agata nei giorni della festa», ha chiarito Renna, ricordando l’eccezionalità dell’ostensione e della ricognizione del cranio della Patrona.

Riferendosi al gesto del sindaco, l’arcivescovo ha aggiunto: «È stata una sua espressione di venerazione che penso debba farci sentire il primo cittadino uno di noi. Non siamo in uno Stato laicista alla maniera francese, nel quale le espressioni di fede devono essere nascoste o addirittura vietate. Siamo in uno Stato laico che rispetta tutte le espressioni di fede religiosa e siamo liberi di esprimerle».

Monsignor Renna ha chiarito anche le ragioni organizzative e di sicurezza che hanno caratterizzato le celebrazioni del 17 agosto in piazza Duomo. Transenne, posti a sedere e limitazioni, ha spiegato, rispondevano alle indicazioni delle autorità e alla necessità di garantire la sicurezza dei partecipanti, con un’attenzione particolare alle persone più fragili e con disabilità.

Ma lo sguardo dell’arcivescovo è rivolto soprattutto a ciò che rimane dell’Anno giubilare. «Non lasciamoci togliere la gioia», ha ribadito. Il Giubileo deve ora produrre frutti nella vita della Chiesa catanese: maggiore comunione, capacità di accoglienza e una rinnovata spinta missionaria.

«Abbiamo una grande missione: missione di evangelizzazione, missione di trasmettere la fede alle nuove generazioni, missione di inclusione dei lontani, missione di carità verso tante persone». Una missione che trova il proprio riferimento nella testimonianza di Sant’Agata e che continua anche nelle numerose iniziative di solidarietà nate nel suo nome.

Da qui l’invito conclusivo, che accompagna anche l’avvicendamento alla guida della Cattedrale: «Viviamo la gratitudine, lasciamo da parte polemiche di altro tipo e commenti che non dicono la verità del nostro essere cristiano. Ricordiamoci: il cristiano si caratterizza per la carità, sempre, anche nelle piccole cose. È il più grande insegnamento che possiamo ricevere dai nostri santi».

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