La visita di Papa Leone XIV al Meeting raccontata da Rimini
Foto: Meeting di Rimini
Metti un sabato d’agosto a Rimini. Per tanti ormai, quasi un luogo comune, sinonimo d’estate. Tutto come deve essere, tutto come sempre. Ma sabato 22 agosto a Rimini accade qualcosa che non appartiene alla consuetudine.
Dalle prime ore del mattino sono decine di migliaia, dentro e fuori i padiglioni della fiera. L’attesa è ovunque. Dicono che passi da lì. Bambini, giovani e meno giovani. Un popolo intero, radunato come chi sa che sta per accadere qualcosa che valga tutta l’attesa del cuore. Un fatto. Esattamente dopo quarantaquattro anni.
Poi, all’improvviso, eccolo. Un uomo che cammina. Che guarda. Sorride. Che si lascia toccare dalle mani di chi lo attende. Lo accolgono coi canti. I ragazzi improvvisano cori da stadio. Lo accolgono come si accoglie un grande amore. L’amore certo di un padre. E quando alza la mano per benedirci, anch’io avverto un che di indicibile. Un vento improvviso che mette pace. La pace del sorriso di un padre ai figli. Che ama tutti. Uno a uno.
Poi quell’attesa si fa silenzio. E ascolto. Erano circa le quattro del pomeriggio. La storia sembra ripetersi. Papa Leone XIV prende la parola. E parla al cuore dell’uomo. A chi cerca un senso, a chi non si rassegna alla solitudine.
Il Santo Padre guarda alla società secolarizzata come a un luogo da vivere, non da temere. E mentre parla, il Meeting – questa straordinaria creatura nata quarantasette anni fa dal desiderio del popolo di Comunione e Liberazione generato dal carisma di don Giussani – riconosce ancora una volta la propria origine. Perché, come recita il titolo dantesco di questa edizione, L’amore che move il sole e l’altre stelle, l’amore muove. Sempre. Muove il sole, muove le stelle. Muove e smuove tutto. Anche la storia quando sembra impantanarsi sul bordo di un baratro. L’amore muove. Come quell’uomo che percorre in lungo e in largo la fiera di Rimini. Muove. Come avviene ogni anno a Rimini attraverso convegni, mostre, spettacoli e incontri che mostrano che è possibile affrontare le sfide del nostro tempo costruendo la pace, cercando il vero e il giusto senza censurare nulla.
Promuovere il bene nel mondo
È un’eredità viva, il lascito di un bene presente per il mondo, di fronte al quale – ne è certo il Santo Padre – «è l’ora della responsabilità». Perché un bene presente non può lasciare indifferenti. Per questo occorre correre, afferma Leone, quel «rischio educativo» di cui vi parlò don Giussani. Egli intuì che «il metodo educativamente più capace di bene non è quello che vive di fuga dalla realtà, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo».
Così, guardando a quasi mezzo secolo di storia, il Papa riconosce agli organizzatori e ai volontari di non aver «fatto del Meeting una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini».
Un esempio positivo per tutti e un frutto che può vivere soltanto se il suo popolo permane nell’amore alla Chiesa: «Cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unità. Merita di pronunciarlo di nuovo: “Amate sempre la Chiesa!”. Cari amici, amate e preservate l’unità della “compagnia” attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé».
“Uscite incontro a tutti”
Da qui l’incitamento a continuare «a fare questa esperienza del camminare insieme […] Sinodalità non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che, nell’amicizia e nell’incontro con l’altro, avverte di appartenere a Dio solo». Così Leone rilancia: «Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà […] Uscite, invece, incontro a tutti!».
E per uscire e andare incontro a tutti, in una società in continuo cambiamento, sempre più inquieta e attraversata da un progresso tecnologico senza freni, oggi «occorrono pionieri coraggiosi». Essere pionieri significa intraprendere per primi una strada, aprire varchi. Rischiare con la libertà di chi sa che non è solo. È soltanto questa certezza che può renderci coraggiosi, perché «è il Signore che ci rialza sempre». Parole che provocano e sollecitano tutta la Chiesa ad un passo di responsabilità.
Pionieri coraggiosi per custodire l’umano
Ma oltre ogni ulteriore riflessione, la visita di Leone XIV al Meeting di Rimini – 44 anni dopo quella di San Giovanni Paolo II – è un fatto per cui essere sconfinatamente grati: il Papa è venuto al Meeting, ha guardato il suo popolo, ne ha riconosciuto la storia e confermato il bene. È il segno concreto della conferma al cammino di un popolo vivo dentro la Chiesa. Un popolo di persone che ogni giorno con la propria vita e attraverso molteplici opere di cultura, carità e missione collaborano al «disegno diverso, sapiente e benevolo» di un Altro che attrae l’uomo. Sono tentativi, limitati e baldanzosi, di risposta a un compito affidato, che ci ricorda ciò che siamo chiamati a essere: pionieri coraggiosi per custodire l’umano. Non a caso il prossimo titolo del Meeting.