Anche quest’anno la Diocesi di Catania ha preso parte al “Laboratorio giovani – Credere domani”, svoltosi dal 23 al 26 agosto 2026 presso la Casa di Spiritualità San Fidenzio di Verona. A rappresentare la Chiesa catanese sono stati Gabriele Cammisa e Gabriella Grasso, delegati dell’équipe di Pastorale giovanile diocesana, che hanno vissuto quattro giorni di ascolto, confronto, preghiera e lavoro condiviso con giovani e operatori pastorali provenienti da diverse realtà ecclesiali.

Quella di Catania non è stata una presenza occasionale. La Diocesi, infatti, ha preso parte al Laboratorio fin dal suo avvio nel 2024, accompagnandone tutte le tappe e inserendosi in un cammino che, anno dopo anno, ha permesso di approfondire il rapporto tra giovani, ricerca spirituale e comunità cristiana.

L’iniziativa, promossa dagli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Verona e dell’Emilia e con il patrocinio e il supporto tecnico dell’istituto Giuseppe Toniolo di Milano, è giunta quest’anno al terzo e ultimo appuntamento. Dopo aver affrontato nel 2024 la domanda “Quale spiritualità?” e nel 2025 il tema “Quale felicità?”, l’edizione 2026 ha posto al centro un nuovo interrogativo: “Quali comunità?”.

Il percorso triennale è stato caratterizzato soprattutto dalla scelta dell’ascolto: ascoltare direttamente i giovani, le loro esperienze, le domande, le attese e anche le distanze che talvolta avvertono nei confronti delle realtà ecclesiali. In questi tre anni sono state numerose le occasioni di contaminazione, scambio e confronto con le altre diocesi presenti. L’incontro tra sensibilità, esperienze pastorali e contesti territoriali differenti ha rappresentato uno degli elementi più significativi del Laboratorio, offrendo a ciascuna realtà la possibilità di lasciarsi interrogare dalle esperienze altrui e, allo stesso tempo, di condividere il proprio cammino.

La domanda scelta per il 2026 riguarda da vicino la pastorale giovanile: quale forma concreta sono chiamate ad assumere oggi le comunità ecclesiali perché possano essere realmente abitate dai giovani? E quale contributo possono offrire gli stessi giovani per renderle più autentiche, accoglienti e capaci di parlare alla vita?

Il Laboratorio ha cercato di affrontare questi interrogativi partendo da tre dimensioni fondamentali della vita comunitaria: le relazioni, gli spazi e le celebrazioni e i riti. Tre aspetti che caratterizzano una comunità cristiana, ma che possono anche diventare luoghi di distanza quando le relazioni risultano impersonali, gli spazi poco accoglienti e i riti incapaci di intercettare le domande e l’esperienza concreta delle nuove generazioni.

Il programma ha alternato momenti di ascolto della Parola, testimonianze, lavori di gruppo, dialogo, preghiera e celebrazione. Tra i contributi proposti, l’intervista di alcuni giovani a cura di Paola Bignardi, la riflessione del vescovo Erio Castellucci sul tema “Quali comunità?” a partire dai documenti del Concilio Vaticano II, l’ascolto di esperienze concrete di vita comunitaria, il confronto sulla preghiera di Taizé e sulle comunità universitarie di Trento. A conclusione del percorso triennale, la teologa Lucia Vantini del coordinamento delle teologhe italiane ha proposto una riflessione sul tema “Quale Cristianesimo?”, aprendo con coraggio e determinazione lo sguardo su nuove prospettive nel rapporto tra Chiesa e nuove generazioni.

In questi tre anni, il confronto maturato a Verona ha consentito alla Pastorale Giovanile diocesana di conoscere esperienze provenienti da altri territori, mettere in comune interrogativi e pratiche pastorali e raccogliere nuove provocazioni da riportare nel cammino della Chiesa catanese.

L’esperienza, infatti, non si conclude con i giorni trascorsi a Verona. Le domande emerse interpellano anche le comunità locali, le parrocchie, le associazioni, i movimenti e quanti sono impegnati nell’accompagnamento delle nuove generazioni: quanto spazio viene realmente lasciato alla voce dei giovani? E, soprattutto, quanto essi vengono riconosciuti non soltanto come destinatari di iniziative, ma come protagonisti capaci di contribuire con il proprio sguardo alla vita e al rinnovamento della comunità cristiana?

Da Verona, la delegazione catanese torna così con la ricchezza degli incontri costruiti lungo il cammino. La contaminazione tra esperienze, lo scambio tra diocesi e il confronto tra giovani e adulti diventano elementi preziosi per continuare a pensare una pastorale capace non semplicemente di parlare ai giovani, ma di camminare con loro.

Dietro la domanda “Quali comunità?”, infatti, rimane aperto l’interrogativo che ha attraversato l’intero triennio di “Credere domani”: c’è un futuro per il cristianesimo? Quale? E a quali condizioni? Una risposta passa anche dalla capacità delle comunità cristiane di mettersi realmente in ascolto delle nuove generazioni, accogliendone le domande e lasciandosi trasformare dal loro contributo.

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