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L’IA e quei luoghi nei quali incontrare la bontà della realtà assieme agli altri

Gentile Direttore,

ho letto la storia di una donna che, davanti a un nuovo compagno, invece di confidarsi con un’amica ha chiesto all’intelligenza artificiale come comportarsi. Non cercava solo una risposta: cercava qualcuno che non la giudicasse.

E mi sono chiesto: dove andiamo oggi quando abbiamo bisogno di aiuto?

Da bambino ho conosciuto sia la paura del mondo sia la compagnia della realtà. I miei genitori volevano proteggermi, ma la protezione totale isola. Al contrario, la quarantena della varicella trascorsa a casa di mia nonna mi ha mostrato, attraverso le innumerevoli attenzioni ricevute, che la realtà, quando è condivisa, può essere buona anche nel dolore: la nonna mi portava il tè e le fette biscottate. Mio zio, medico, veniva a visitarmi con il suo borsone nero. Mio nonno, quando non riposavo, batteva a macchina nella mia stanza, che era anche il suo studio.

E mentre guarivo, non ero solo.

Insieme. Mi viene anche in mente Etty Hillesum. Dal carro bestiame che la portava ad Auschwitz fece cadere una lettera, e le ultime parole erano: «Siamo andati a morire cantando».

C’è qualcosa di vertiginoso in queste parole. Eppure dentro quella realtà, anche dentro quel dolore, c’è ancora qualcosa di buono.

Forse è questo che oggi manca: luoghi nei quali incontrare la bontà della realtà insieme agli altri.

Penso al cortile dell’oratorio salesiano: non si andava per fare un’attività, ma per vivere. Si giocava, si litigava, si faceva pace. Si incontravano persone che non avevamo scelto. E così, senza accorgercene, si imparava la realtà. Don Bosco aveva intuito che la vita si impara vivendo insieme.

Lo stesso vale per gli adulti. Le famiglie che vivevano nell’edificio romano di Spin Time e che, dopo l’incendio, sono state trasferite altrove, ora rimpiangono non solo un tetto, ma la vita in comune che le sosteneva. La convivenza è faticosa, ma può diventare feconda: ci costringe a fare i conti con la realtà dell’altro, con i suoi limiti e con la sua presenza.

Oggi, invece, viviamo una strana postura: sogniamo l’isolamento come un paradiso e, nello stesso tempo, accumuliamo decine di contatti digitali. Due movimenti che sembrano nascere dal desiderio di evitare la realtà dell’altro come se essa fosse in sé ostile.

È qui che l’intelligenza artificiale può diventare una tentazione: una presenza sempre disponibile, che tuttavia non può condividere la nostra vita e non può condurci alla presenza di qualcuno. Non può essere il rumore della macchina da scrivere di mio nonno. Non può portarci il tè quando siamo malati. Non può sorprenderci come un imprevisto.

Perché abbiamo bisogno di risposte, certo.

Ma ancora di più abbiamo bisogno di luoghi dove la vita accade e si impara, insieme. Alla fine, il problema è sapere dove andare.Dove sono oggi i nostri cortili?

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