Caro Direttore,
Un amico mi telefona e mi manda una foto del mio giardino: «Sul tuo albero si è formato un nido d’api, devi chiamare l’apicoltore».
Io, cresciuto in città, reagisco come reagisco davanti ai nidi di vespe: fastidio, pericolo. Due mesi prima, sotto il tetto di casa, ne avevo fatto bonificare due. Per me tutto ciò che ronza e punge appartiene alla stessa categoria: da eliminare.
Arrivato a casa, vedo sul tronco dell’albero una scena che non avevo mai osservato da vicino: uno sciame raccolto come una palla, centinaia di api ammassate l’una sull’altra.
Poi arriva l’apicoltore, bardato nella sua tuta di protezione. Con calma trasferisce lo sciame in una cassetta con i telai, lasciando che le api vi entrino da piccole porticine alla base.
Mentre lavora, mi spiega che quello sciame è insolito per il periodo: le api sciamano soprattutto in primavera, non a fine estate. Mi parla di possibili cause: le condizioni climatiche di quest’anno, la presenza del calabrone asiatico — nel frattempo ne ha uccisi tre attorno allo sciame — oppure dinamiche interne alla colonia, come la presenza di più regine.
La natura parla un linguaggio che non ho mai imparato. Non avevo mai pensato, infatti, che un episodio così piccolo potesse essere letto come un segnale.
L’apicoltore parla delle api con passione. Mi racconta dei diversi ruoli nella colonia, dell’importanza dell’impollinazione — anche per il mio piccolo melo lì accanto — delle malattie che possono compromettere un intero alveare, della necessità di proteggerlo dal freddo perché la colonia possa resistere e svilupparsi.
La città, e forse anche i quotidiani, mi hanno educato a riconoscere soprattutto i macroeventi e le catastrofi: canicole, tempeste, uragani, inondazioni. Figuriamoci uno sciame d’api nel giardino. Ma la realtà è anche quella che ci accade davanti e da cui spesso non ci lasciamo interrogare.
La natura non ci parla soltanto attraverso le catastrofi o i fenomeni sorprendenti. Tuttavia non è così che la città mi ha insegnato a considerarla: davanti a uno sciame, la mia prima reazione è stata infatti quella della bonifica.
Dopo questo episodio non posso dire se quello sciame fosse un segnale del cambiamento climatico in corso: sarebbe troppo arbitrario attribuire a un singolo fatto una causa così grande. Ma mi ha fatto accorgere di equilibri naturali che cambiano intorno a me e della mia difficoltà a riconoscerli come tali.
Quante cose mi accadono senza che sia capace di leggerle?
Forse dovremmo imparare a non considerare automaticamente la presenza di qualcosa di sconosciuto come un pericolo, ma come un fatto nuovo da interrogare. È già un inizio.
Il mondo parla con una scala diversa da quella dei media. Spesso non urla: bisbiglia, o ronza come le api.
Dal prestare attenzione, invece di reagire, comincia la cura.

