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Il prezzo del palco: se la moneta della guerra decide chi può cantare

Se la vicenda che ha travolto il Loop Tour di Ed Sheeran — la superstar britannica del pop globale nota in tutto il mondo per i suoi grandi successi radiofonici — merita un’attenzione che va ben oltre la cronaca musicale, è per ciò che rivela sulle strutture di potere dell’intrattenimento contemporaneo. In realtà nulla che non si sappia già, eppure crea sempre scalpore. Quindi vale la pena parlarne ancora.

Per cogliere la portata dell’episodio occorre richiamare l’innesco: lo scorso 4 settembre, durante una tappa al MetLife Stadium nel New Jersey, il rapper americano Macklemore — celebre per i suoi brani leggeri ed energici ma da sempre molto attento ai temi sociali —, esibendosi come artista d’apertura del tour, ha pronunciato dal palco un appello per la popolazione palestinese, intonando la sua canzone di protesta Hind’s Hall.

Il potere finanziario

La reazione dei vertici finanziari è stata immediata: Robert Kraft, miliardario proprietario della squadra di football dei New England Patriots e del Gillette Stadium (e da sempre molto vicino alle istanze israeliane), ha guidato un’azione congiunta con i gestori di altre grandi arene americane, ponendo un ultimatum al promoter Messina Touring Group. L’alternativa era secca: estromettere il rapper o vedere cancellate le concessioni degli stadi. La società organizzatrice, pur di limitare i danni economici ma sacrificando quelli di immagine, ha scelto la prima opzione.

Di fronte alle proteste, Ed Sheeran ha affidato ai social una difesa incentrata sul dovere di proteggere i posti di lavoro dei centinaia di tecnici del suo staff e sulla volontà di mantenere i propri concerti come uno spazio “neutro” e apolitico di svago per famiglie. 

Una giustificazione che ha mostrato subito le sue crepe, specialmente se confrontata con la storia personale dell’artista, che in passato non ha esitato a schierarsi apertamente a favore dell’Ucraina nel conflitto con la Russia, a firmare appelli contro la Brexit o a manifestare le proprie simpatie politiche nel Regno Unito. La “neutralità” aziendale si è così rivelata per quello che è: non un’assenza di posizione, ma l’adesione automatica alla linea dettata da chi controlla i capitali.

I grandi tour negli stadi non sono più semplici eventi culturali, ma complessi finanziari da centinaia di milioni di dollari, legati a fondi di investimento, cartelli immobiliari e sponsorizzazioni commerciali. Quando il denaro che costruisce e gestisce le arene ha precisi legami con gli equilibri geopolitici, la libertà di espressione sul palco finisce esattamente dove iniziano gli interessi degli investitori.

Reazioni e giudizi

Questa volta, tuttavia, la macchina organizzativa non aveva fatto i conti con la risposta degli altri artisti. La scelta di Macklemore di devolvere il suo intero compenso di un milione di dollari in aiuti umanitari per Gaza è stata accompagnata da un gesto senza precedenti: tutti i musicisti di supporto della tournée — dal produttore Finneas (fratello di Billie Eilish) alla band pop danese Lukas Graham, dal cantautore Aaron Rowe al gruppo folk irlandese Beoga, che suonava sul palco insieme a Sheeran — hanno abbandonato il tour in segno di protesta e solidarietà. A loro si è unita anche la voce di Ms. Rachel, celebre educatrice per bambini su YouTube, che ha ricordato come il silenzio di fronte al dolore degli innocenti non possa mai considerarsi una posizione neutrale.

Ma cosa può essere utile a noi, per giudicare questa vicenda? Nella dottrina sociale della Chiesa, la pace non è mai indicata come la semplice tranquillità degli affari o il mantenimento del quieto vivere per salvaguardare contratti e fatturati. La vera pace si costruisce sulla giustizia, sul rifiuto di complicità con le logiche di profitto legate ai conflitti e sulla vicinanza prioritaria a chi soffre. Lavarsi le mani in nome dell’intrattenimento per famiglie assomiglia fin troppo da vicino a un gesto antico di disimpegno. La musica dal vivo può e deve rimanere un luogo di gioia e di festa – e Ed Sheeran è bravissimo in questo, non per niente è fra gli artisti più seguiti e ascoltati al mondo – ma solo a patto di non barattare la dignità umana con il rispetto dei contratti di sponsorizzazione.

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