di Fausto Grimaldi *
Nel quadro delle celebrazioni per il centenario dell’erezione della Chiesa Madre a Parrocchia, si è svolto a Nicolosi il 22 settembre 2026 il II Convegno Dusmetiano. L’incontro ha offerto una profonda rilettura spirituale, storica e artistica del prodigioso arresto della colata lavica del maggio-giugno 1886, mettendo in luce la straordinaria figura del Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, la devozione della comunità al Sacro Velo di Sant’Agata e il valore documentale e teologico del telero dipinto da don Tullio Allegra.
1886, il coraggio della fede
Ad aprire le relazioni è stata la Madre Priora suor Maria Cecilia La Mela, con un intervento intitolato «Pastore e intercessore: il Beato Cardinale Dusmet e il coraggio della fede nel 1886». Madre Cecilia ha tratteggiato un profondo profilo carismatico, pastorale e umano del Beato Dusmet.
Nel suo discorso ha evidenziato il valore simbolico e teologico della reliquia del Velo di Sant’Agata, richiamando il sangue del martirio e il fuoco della fede e rievocando le parole di conforto con cui il solerte Pastore rassicurò la popolazione impaurita: «Miei figlioli, abbiate fiducia, poiché il Velo di Sant’Agata vi salverà».
Un passaggio toccante è stato dedicato alla memoria della celebre tela raffigurante il miracolo dell’arresto della colata lavica. L’opera, infatti, fu dipinta da don Tullio Allegra – all’epoca chierico e testimone oculare degli eventi del 1886 -, della quale suor Cecilia ha ricordato la significativa collocazione al Collegio Sant’Anselmo a Roma, ateneo benedettino rinato proprio grazie alla volontà del Cardinale Dusmet su incarico di Papa Leone XIII.
Spinta dal motto paolino «Caritas Christi urget nos», la narrazione di suor Cecilia ha rievocato come il Beato si fece «capitano di una legione di fratelli» durante le drammatiche fasi dell’eruzione del maggio 1886, quando il fiume incandescente proveniente dal Monte Gemmellaro minacciava l’abitato. Agendo come un vero Buon samaritano verso chi viveva nel dolore, Dusmet scelse di stabilirsi a Nicolosi senza mettersi al sicuro, rimanendo insonne e a digiuno per accogliere, ascoltare e consolare la popolazione, collaborando attivamente con le autorità civili nell’organizzazione dei soccorsi e donando del suo in segreto. Madre Cecilia, soffermandosi sull’interpretazione spirituale dell’evento, ha attinto alla lettera pastorale scritta dal Dusmet il 17 giugno 1886; in essa emerge una “pedagogia della Provvidenza”: il differimento del miracolo fino alla notte tra il 2 e il 3 giugno rappresentò un percorso di maturazione nella fede per la comunità, un cammino “pedagogico spiritale”, culminato nell’invito dell’Arcivescovo a pregare con un solenne Te Deum di ringraziamento.
L’opera di don Tullio Allegra
La dottoressa Rita Carbonaro, invece, si è soffermata sull’opera di don Tullio Allegra, sacerdote catanese (1862-1934) definito “l’araldo dell’Eucaristia”, analizzando il suo grande telero a olio di 260 x 160 centimetri. Il dipinto non nacque solo come cronaca di un miracolo, ma fu realizzato specificamente come dono per il Giubileo Sacerdotale di Papa Leone XIII nel 1888. Dopo essere stato esposto nelle Sale Vaticane, il quadro venne donato dal Santo Padre al Collegio Sant’Anselmo all’Aventino, restaurato proprio per volere del Cardinale Dusmet. Un momento centrale dell’intervento della dott.ssa Carbonaro è stato dedicato all’analisi storico-artistica del dipinto di Tullio Allegra, illustrando come l’opera raffiguri con forza espressiva l’avanzata della colata lavica e la maestosa figura del Beato Dusmet in preghiera al cospetto del fronte magmatico. La studiosa si è poi soffermata sull’epico gesto del 24 maggio 1886, quando il Dusmet condusse la processione con il Velo fino ai “Tre Altarelli”, inginocchiandosi di fronte alla colata avanzante. Proprio in quel luogo, a poche centinaia di metri dalle prime case del paese, la lava arrestò la sua corsa, un miracolo commemorato ancora oggi dall’Altarino con l’iscrizione “Divae Agathae servatrici”.
Leggendo l’opera come un vero “libro dipinto”, la relatrice ha evidenziato la magistrale composizione del telero in tre momenti.
Al centro, avanza solenne l’ordine con la Chiesa in cui spicca la figura del Cardinale Dusmet, in piviale bianco, che innalza il Velo sotto un baldacchino di color rosso cinabro, che rappresenta il vero punto focale cromatico del dipinto. È affiancato dai canonici e dal parroco di Nicolosi, don Giuseppe Rapisarda.
A sinistra, l’artista documenta la disperazione della popolazione locale, ritraendo donne velate in preghiera e la statua di Sant’Antonio Abate trasportata a spalla.
A destra, viene raffigurato il caos della natura minacciosa con l’avanzata della lava, fronteggiata dalle autorità civili in cui si riconoscono il Prefetto e il sindaco Letterio Spampinato cinto dalla fascia tricolore.
Come ha evidenziato la studiosa, il telero di Allegra si discosta dall’arte accademica per farsi “pittura del cuore” e documento di eccezionale valore storiografico. Il quadro immortala il gesto eroico e la preghiera fiduciosa che portarono al miracolo celebrato ancora oggi ai “Tre Altarelli”, la contrada dove il 3 giugno 1886, a pochi metri dalle prime abitazioni, il magma arrestò definitivamente la sua corsa distruttrice.
I lavori del convegno sono stati conclusi dall’intervento del Postulatore don Fausto Grimaldi, il quale ha sottolineato l’importanza di preservare la memoria storica e spirituale del Beato Dusmet. Il suo esempio di pastore caritatevole, capace di stare accanto al popolo nelle ore più buie del pericolo, e la sua profonda fiducia nell’intercessione di Sant’Agata rimangono un faro di speranza e un modello d’azione pastorale e sociale per la Chiesa e la comunità di oggi.
*postulatore
