Le cronache delle scorse settimane hanno raccontato di giovanissimi che, armati di coltello, aggrediscono a scuola i loro insegnanti: a Centocelle, la docente colpita gravemente finisce in ospedale; a Lamezia Terme, l’aggressore viene fermato in tempo. In ambedue i casi, l’aggressione era stata pianificata per essere ripresa e diffusa via social. Non si tratta di casi isolati perché in pochi mesi in cinque città d’Italia, da Nord a Sud, cinque docenti hanno subìto simili violenze.

A scuola col coltello nello zaino

Il dato comune è quello di gruppi social che inducono a tali comportamenti. Un tempo gli alunni andavano a scuola con lo zaino contenente libri, penne, quaderni e l’occorrente per lo studio. Oggi, spesso, nello zaino c’è anche il coltello. In alcuni Istituti del Nord sono stati trovati circa 90 coltelli tra gli alunni. E ancora, a scuola, frequenti sono gli episodi di cyberbullying, connotati da crudeltà. Inoltre, i TG spesso ci narrano di aggressioni compiute per strada da giovanissimi. La movida diviene luogo di violenza, accoltellamenti, sparatorie, con morti e feriti. E ciò avviene anche a Catania, con lo stesso copione delle altre città. Plutarco scriveva: “Solo l’educazione e il sapere sono in noi qualità divina e immortale, per condurre l’uomo alla virtù e alla felicità”.

Un cantiere abbandonato

Oggi, invece, la questione educativa sembra un cantiere abbandonato, c’è una smobilitazione generale. Siamo giunti alla eclissi oppure al tramonto dell’educazione? E’ il nostro, un tempo post-educativo? Benedetto XVI aveva denunciato “una grande emergenza educativa per la crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori – base dell’esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi”. L’educazione sembra impossibile perché la cultura relativistica dominante l’ha resa impensabile. Gli adulti sentenziano su una gioventù fragile, depressa e incapace di affrontare le difficoltà della vita. Ma poi, bisogna riconoscere che molti non osano scommettere sulla formazione, anche perché non vogliono affrontare le delicate sfide che essa comporta. In alcuni casi, anche la scuola ha dichiarato apertamente che l’educazione non è compito che le appartiene, dovendo trasmettere solo i contenuti delle varie discipline (così risposero in una Nota alcuni docenti di un Liceo catanese ai propri alunni che avevano manifestato una tale esigenza). Ma, la Scuola non deve educare l’uomo e il cittadino, come si legge nei testi di pedagogia? La famiglia è il genoma che fa vivere la società (vd PierPaolo Donati), ma se essa è in crisi, allora non è in grado di educare e la vita sociale va in tilt. Oltre alla famiglia e alla scuola è difficile trovare altre agenzie educative che si assumano la responsabilità educativa.

Le responsabilità della comunità ecclesiale

A volte, anche la comunità ecclesiale con le sue parrocchie, associazioni, movimenti, sembra essere rinunciataria di fronte alla sfida educativa. E invece, occorre rilanciare l’impegno educativo a tutto campo nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia e, in genere, nei vari ambiti della vita sociale. Anzi per affrontare gli attuali scenari inquietanti, ci sembra opportuno suggerire (sommessamente) che sia realizzata una grande alleanza educativa tra tutte le agenzie formative di un territorio, per trovare modalità adeguate di intervento. La comunità ecclesiale diocesana con i suoi uffici (ad es. giovani, scolastico, IR, famiglia, e altri) potrebbe programmare una pastorale d’ambiente che incontri i giovani nei luoghi della movida, del tempo libero ecc. Ma soprattutto non bisogna sprecare le possibilità che offre l’insegnamento della religione nella scuola, considerando le ricadute che potrebbe avere fuori delle ore scolastiche. Infatti, a mio avviso, non ci si può limitare a vedere l’Irc come “strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero” (così una Nota CEI del 2025). Certamente non si vuole affatto la catechesi durante l’Irc, bensì un dialogo chiaro sui problemi esistenziali personali, sulle questioni sociali e politiche, a confronto con il Vangelo e la sua applicazione con la Dottrina sociale della Chiesa, per accompagnare un’esperienza di vita, anche fuori dalla scuola. Leone XIV, per il Giubileo del mondo educativo, propone una visione alta di educazione integrale: “Chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita”.

2 commenti su “Eclissi o tramonto dell’educazione? La sfida che ci attende”

  1. Questa acuta analisi di Piero Sapienza sulla emergenza educativa dovrebbe essere spunto per un lavoro di collaborazione efficace tra le agenzie che di essa si occupano, a tutti i livelli, a iniziare dalla famiglia, che, spesso incapace di ottemperare ai suoi compiti demanda alla scuola la responsabilità della formazione dei propri figli,scaricando su di essa colpe che non può avere. Ma ciò è possibile quando esiste una consapevolezza etica della società, non quando quest’ ultima si affida al relativismo, come sottolineava Benedetto XVII, opportunamente citato da Sapienza. I social, d’altra parte stanno, in buona parte, distruggendo la coscienza della gente, ma, soprattutto, dei minori e sono una pessima palestra educativa, quantomeno in molti casi, senza volere demonizzare tout court questa forma di comunicazione. Il potere politico sembra ignorare il problema. E allora? Forse dovremmo tornare alla saggezza kantiana, che aveva individuato un’ etica dal valore universale, tanto utile, in questi momenti difficili, per salvare l’Umanita’. Apprezzabile ogni iniziativa, come quella di Sapienza, per cercare di dare risposte praticabili al problema.

  2. Ho 75 anni e da piccolo chierichetto non solo servivo la messa , allora eravamo in due e rigorosamente in latino , litigavamo bonariamente per il messale da portare ai due lati del celebrante e soprattutto per suonare la campanella durante la consacrazione. Ricordo anche la benedizione delle case con la buona parola del sacerdote per rincuorare la famiglia. Forse si dovrebbe ritornare un pochino e guardare con lo specchietto retrovisore , l’emancipazione ha abbandonato quasi tutto , infatti prima nelle scuole l’ora di religione svolta da preti , oggi laici forse poco preparati a trattare coi ragazzi e meno affluenza ai catechismi. La Chiesa deve essere più presente ed incisiva e puntualmente con lo stesso Amore che il Padre Celeste ci ha donato. Cristo Regni Sempre.

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