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La celebrazione dei sacramenti e l’economia di una città

Di seguito offriamo ai nostri lettori l’editoriale dell’arcivescovo Luigi Renna, pubblicato su “Avvenire Catania” domenica 11 ottobre 2026, sul tema del rinnovo dei percorsi dell’Iniziazione Cristiana e le polemiche promosse da alcuni commercianti della diocesi di Palermo

Le recenti questioni che hanno interessato la Chiesa sorella di Palermo riguardo alle proteste di una categoria di commercianti per il rinnovamento del progetto per il completamento dell’Iniziazione cristiana (un percorso di cinque anni e la celebrazione di Cresima e partecipazione alla Prima Eucarestia, che rivede anche modi e tempi), induce a riflessioni che toccano ogni Chiesa locale riguardo allo stretto rapporto che si è venuto a creare nel tempo, soprattutto a partire dagli anni del boom economico, tra l’economia di alcune categorie (ristoratori, commercianti di abiti e di bomboniere) e la celebrazione dei sacramenti.

Anche il battesimo non è esente dalla tentazione di essere condizionato dalla festa da celebrare, perché alcuni genitori lo rimandano al primo compleanno del loro figliolo per sostenere “un’unica spesa”, senza nessuna considerazione della raccomandazione di celebrarlo nel Giorno del Signore.

La questione mi ha fatto andare al ricordo di un brano degli Atti degli Apostoli (19, 21-40), dove si narra di una sommossa suscitata da un fabbricante di tempietti per la dea Artemide, ad Efeso, la città dove c’era un grande culto alla dea. Questo artigiano, vedendo compromesso il suo lavoro a causa dell’annuncio del Vangelo, suscitò una rivolta che rischiò di linciare i collaboratori di san Paolo. La ribellione fu sedata dal cancelliere di Efeso, che richiamò alla ragione la folla dei “devoti” di Artemide, invitando a riflettere sul fatto che i predicatori del Vangelo andavano giudicati secondo il diritto vigente e non secondo gli interessi di una categoria.

La situazione che si è venuta a creare oggi è certamente diversa, perché sono dei nostri fratelli nella fede a contestare il loro vescovo e chi è responsabile della catechesi, manifestando una distanza siderale fra il cammino della comunità cristiana e le preoccupazioni di un commercio che si vede costretto ad un cambio di passo. Penso a quale ricaduta ha tutto questo sulla sensibilità delle famiglie e sui ragazzi che sono avviati all’Iniziazione Cristiana, che sono forse quelli a cui dovremo dare attenzione. Quante famiglie si sono sentite finora condizionate dal tenore delle spese di certe feste, o hanno vissuto con preoccupazione l’attesa della celebrazione dei sacramenti dei loro figli, divenute tante volte ostentazione di un benessere che non sempre c’è! E i ragazzi, che vedono il mondo degli adulti preoccuparsi dell’economia, piuttosto che di quello che viene annunciato loro nella catechesi, della bellezza del dono dello Spirito Santo e dell’incontro con il Signore nell’Eucarestia, cosa penseranno del valore che noi diamo ai Sacramenti?


Il silenzio della comunità può essere sintomatico dell’incapacità di noi adulti di educare alla fede, piuttosto che a forme della sua espressione, che possono risultare fuorvianti se la prima preoccupazione è quella di festeggiare al termine di un percorso che ci introduca non solo ad un giorno di festa, ma alla vita cristiana. L’episodio di Palermo è un segno per tutte le Chiese: è un richiamo a noi adulti, a cui i ragazzi guardano oggi con lo stupore dei bambini e domani, già nell’adolescenza, si renderanno conto con spirito critico di quali fossero le nostre priorità.


Palermo ci riguarda tutti, per capire, non certo per giudicare qualcuno, ma per rinnovarci nella trasmissione della fede, che non è mai un’operazione economica, ma un tempo di grazia e di testimonianza. È “materia” che appartiene a Dio e agli uomini.

* arcivescovo metropolita di Catania

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