Da pochi giorni ho deciso di appendere un quadro di Vincent Van Gogh nel mio ufficio: La mietitura.
Inizialmente sono rimasto colpito dal grano biondo e vivo, dalla luce e dal respiro del paesaggio. Non è un quadro che mette anzitutto al centro il lavoro dell’uomo, ma la vita stessa, il tempo dell’estate e della mietitura.
Poi ho cominciato a osservare i particolari: i covoni, la casa, il carro, il contadino. E mi sono detto che il lavoro umano appare qui collocato dentro un ordine più grande.
Mi sono allora chiesto da dove fosse partito Van Gogh per non smarrirsi nei dettagli, come invece capita spesso a me. Nei suoi quadri prevale sempre il senso dell’insieme e ogni elemento sembra trovare il proprio posto.
Ho scoperto che, secondo gli studiosi, iniziò la composizione dal cielo e dalla terra. A dividere i due spazi è la linea delle Alpilles, le piccole montagne della Provenza.
E, in effetti, viaggiando verso la Camargue, mi era capitato di attraversare quei campi di un giallo intenso e di leggere sui cartelli proprio quel nome: Alpilles. Mi erano rimaste impresse senza che ne capissi il motivo. Mistero.
Tornando al mio quadro, mi sono accorto che continuava a suggerirmi una domanda: come guardo la realtà? Attraverso uno schema già appreso o lasciandomi guidare da ciò che accade?
Van Gogh sembra indicare una strada semplice: prima l’insieme, poi i particolari. Prima il cielo e la terra, poi il contadino, il carro e i covoni.
Mi sono accorto che la stessa questione riguarda anche il mio lavoro. Spesso tutto sembra ruotare attorno al trovare un posto, conquistarlo o difenderlo. Anch’io, talvolta, penso che un cambiamento di ambiente possa risolvere ciò che mi pesa. Poi mi accorgo che il problema non è soltanto il luogo.
Se decido in anticipo ciò che conta, non ho più bisogno di guardare veramente quello che accade. Finisco per utilizzare i fatti soprattutto per confermare ciò che già penso. La realtà smette di esser viva e presente e diventa soltanto uno sfondo.
L’esperienza autentica nasce invece quando qualcosa resiste alle nostre categorie, ci sorprende e ci costringe a rivedere un giudizio. È allora che impariamo davvero.
Forse stare nel mondo significa proprio questo: guardare ciò che accade e contribuirvi, lasciando che la realtà possa ancora sorprenderci.
I fatti parlano discretamente. E, se li ascoltiamo, insegnano. Penso al profeta Elia, che non incontra Dio nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel mormorio di una brezza leggera.
Anch’io desidero qualcosa di quel silenzio e di quel respiro che provo ammirando il quadro. Non per difendere le mie idee o la mia posizione, ma per partecipare a ciò che mi è dato vivere, secondo i tempi e le capacità che possiedo, come il piccolo contadino di Van Gogh.
Per ricordarmelo, ho deciso di appendere “La mietitura” nel mio ufficio.

