Prospettive

“Scritto rimane l’amore”, il nuovo romanzo di Marco Pappalardo

Ci sono storie che sembrano appartenere al passato, finché qualcuno non le riporta alla luce. Ci sono parole che, pur essendo state scritte molto tempo prima, continuano a parlare al presente. È attorno a questa intuizione che si sviluppa Scritto rimane l’amore (Edizioni San Paolo, 2026, pp. 173, euro 13), il nuovo romanzo di Marco Pappalardo, che invita a riscoprire la scrittura come luogo d’incontro tra generazioni e come possibilità di custodire ciò che la vita, talvolta, sembra destinata a disperdere.

La vicenda prende avvio dalla morte del nonno Gigi. Nella vecchia casa di campagna, divenuta improvvisamente silenziosa, Nina e Michele, fratello e sorella legati da una complicità spontanea, cercano qualcosa che possa restituire loro la sua presenza nel ricordo. Il ritrovamento di un baule dimenticato e delle lettere che contiene apre una porta inattesa: tra parole rimaste a lungo inascoltate, riaffiorano vicende familiari, sentimenti, notizie inattese, scelte difficili e legami che il tempo e gli avvenimenti non sono riusciti a cancellare. È così che il passato prende nuovamente voce.

La storia di Gigi e dello zio Gianni, ambientata nell’Italia del secondo dopoguerra, si sviluppa attraverso la ricerca di Margherita e l’incontro con Angelo, legato a una libreria destinata ad assumere un significato che va ben oltre quello di un semplice luogo in cui acquistare o leggere libri. Pace, attesa, amicizia, amore, lettura, scrittura e rinascita compongono una trama nella quale la memoria non è nostalgia sterile, ma un’esperienza capace di illuminare il presente e aprire nuove possibilità. Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il modo in cui Pappalardo affronta il rapporto tra le generazioni. I giovani protagonisti non ricevono dal passato una lezione già confezionata, né si limitano a ricostruire una vicenda familiare. Sono chiamati a mettersi in ascolto, a lasciarsi interrogare da parole che non avevano mai incontrato e a riconoscere, dentro una storia apparentemente lontana, domande ancora attuali. A rendere originale la struttura narrativa è l’intreccio con un secondo linguaggio, quello del podcast condotto da Nina e Michele. I due giovani non si limitano a riassumere gli avvenimenti raccontati nel romanzo, ma ne raccolgono le questioni essenziali e le trasferiscono nel presente.

Guerra e pace, fraternità, gratuità, responsabilità delle scelte, valore educativo della memoria e coraggio di ricominciare diventano temi di un dialogo contemporaneo, nel quale il lettore è invitato a riconoscere anche le proprie inquietudini. Il podcast non è un espediente tecnologico inserito nella trama, è una seconda narrazione, complementare alla prima. Il passato racconta, il presente ascolta e si interroga. La scelta è significativa in un tempo nel quale le parole circolano con grande velocità, spesso consumate nell’immediatezza dei messaggi e delle comunicazioni digitali. Pappalardo ne riscopre invece la capacità di durare, di creare prossimità e di attraversare le distanze. Anche per questo la libreria di Angelo acquista un valore simbolico in cui i libri non sono oggetti inerti, bensì occasioni per comprendere la vita, riconoscere le ferite e intravedere possibilità nuove. Sul fondo della vicenda emerge, inoltre, una domanda che riguarda tutti: che cosa rimane davvero di noi? Non soltanto i ricordi o gli oggetti, ma le relazioni costruite, le parole donate, i gesti di gratuità e le possibilità di pace che abbiamo saputo generare. L’amore evocato dal titolo non è una formula sentimentale, né una promessa che risolve magicamente ogni difficoltà; è piuttosto ciò che resiste al tempo, si affida alla memoria e continua a produrre significato oggi. Scritto rimane l’amore è un romanzo sulla forza delle storie e sulla responsabilità di trasmetterle dalle lettere, ai libri, ai nuovi media, cosicché lettura e ascolto si richiamino reciprocamente, mostrando come ogni vicenda autentica possa diventare un ponte tra persone e generazioni.

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