di Maria Dolores Doria
Ricordare il passato per illuminare il presente. È quello che è successo domenica pomeriggio, 18 ottobre, durante la celebrazione dei Vespri, presso la chiesa delle Benedettine di via Crociferi, all’arrivo del sacro Capo di san Nicolò Politi, da Adrano. Nel ricordo della sosta in quello stesso sacro luogo, cento anni fa, la “insigne” reliquia è stata accolta dalla comunità monastica e dal canonico padre Antonino La Manna, cappellano del monastero. Alle 18, infatti, una nutrita delegazione di devoti adraniti e la Corale
P. Branchina
, intitolata al sacerdote che rese possibile il tutto, hanno portato in pellegrinaggio il teschio, là dove era stato consegnato, in gran segreto, per la custodia e la ripulitura prima della traslazione definitiva in Adrano, secondo le indicazioni dell’allora Arcivescovo, il cardinale Francica Nava.
Cento anni fa la reliquia del santo adranita nel monastero delle Benedettine
San Nicolò Politi, o come lo chiamano gli adraniti, san Nicola, è un eremita basiliano nato nel 1117 ad Adrano e morto nel 1167 ad Alcara li Fusi. I due paesi hanno la grazia – ed ebbero l’autorizzazione da Papa Pio XI nel 1924- di condividere le spoglie mortali del Santo: il corpo è custodito ad Alcara, il capo si venera ad Adrano. Anche per Nicola, come per Francesco ed Agata, l’anno in corso segna un anniversario, cioè il centenario della traslazione del capo da Alcara ad Adrano, grazie all’opera diplomatica e pastorale del Prevosto Pietro Branchina, che andò di persona a Roma, per ritirare il Rescritto papale, e ad Alcara, per ricevere la reliquia. Insieme ad altre iniziative in via di realizzazione ad Adrano nell’arco dell’anno in corso, il Comitato dedicato al Santo ha ottenuto accoglienza e ospitalità in Monastero. Grazie alla Madre, M. Cecilia La Mela, adranita e devota a sua volta, san Nicola è tornato nella chiesa che già lo aveva accolto nel 1926. Madre M. Cecilia condivide quanto registrato negli Annali del Monastero: «29 agosto 1926. Stamane verso le 11, la nostra venerata Madre [Domenica Terruzzi] ci fece improvvisare una piccola processione che dal coro ci condusse alla sua cella; la nostra cara Madre vi custodiva da tre o quattro giorni una preziosissima reliquia di San Nicolò Politi da Adernò: era la testa del Santo che, chiusa dentro un reliquiario di vetro, quindi avvolta in una sciarpa di seta, era stata consegnata alla nostra Reverenda Madre da Mons. Licitri, segretario di Sua Eccellenza, perché la custodisse in grande segretezza».
Persone nuove, tempi nuovi, identica esperienza di fede, sottolineata dalla riflessione di padre Antonino: nella sua semplicità, san Nicola continua ad essere, per chi lo sa guardare e ascoltare, un inno di lode a Dio Padre in mezzo ai rumori e alle nebbie dell’oggi. La sua scelta fu dettata dal desiderio di mettere Dio al centro della sua vita, illuminata dal Vangelo e alimentata dall’Eucaristia. Di fronte ad un atto così radicale, rimbalza la domanda: cosa scelgo io? Il presbitero che custodisce la sacra reliquia in Adrano, don Salvatore Stimoli, affidandola ai devoti per la peregrinatio, ha ricordato “Oggi è la Giornata mondiale dedicata alle missioni. Andate anche voi come missionari, portate san Nicola e annunciate con la vostra presenza l’Amore che lui stesso ci ha insegnato”. Ecco la risposta che ancora oggi suggerisce il Santo eremita. Oltre una reliquia, oltre il tempo e lo spazio, perché la fede in Gesù è generativa, oggi come allora, di vite nuove.

