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Ascoltare la rabbia dei giovani perché “non esistono ragazzi cattivi”

Il centro di Milano ha occupato in questi giorni l’attenzione di tutti: ci siamo svegliati con la percezione di avere la nostra banlieu e le nostre guerriglie urbane. Ma chi sono questi giovanissimi incappucciati di nero che stanno mettendo a ferro e fuoco la città? Cosa è successo a Milano?

È successo che tutto il carico di odio, di razzismo, di ipocrisia, di respingimento finora scaraventato sulle persone si è sparpagliato a terra e, anche volendo reprimerlo con l’ennesimo intervento normativo, è evidente che non sia più così facile.
Odio del diverso, razzismo della remigrazione e dei sempre più invalicabili limiti posti al conseguimento della cittadinanza, ipocrisia del “definisci bambino”, del confino nelle periferie.

Il carico si è sparpagliato e i cocci li hanno raccolti i ragazzini per scagliarli contro vetrine e forze dell’ordine.
Lo sappiamo noi che ci lavoriamo ogni giorno quale pozzo senza fondo c’è negli occhi, nelle goffe reazioni, nel disordine di quei ragazzini. Quando ti guardano e tu guardi dentro di loro scorgi una sete di orientamento, di stima e di guida che li attanaglia. Una silenziosa e disperata ricerca di aiuto.
L’incoscienza (quante volte ho sentito: “non ci ho pensato”) e l’inesperienza (altrettanti i “non lo sapevo”) sono terreno adatto per la rabbia. Rabbia per come va la vita, per come va il mondo. Rabbia che rompe vite e speranze. Altro che vetrine.

E se la rabbia non la ascoltano adulti che possano diventare un punto di riferimento positivo, inevitabilmente la alimenterà chi soffia sul fuoco dell’egoismo e della violenza.
Occorrono adulti che facciano spazio al dialogo con questi giovanissimi incappucciati di nero, che sappiano accogliere tutto di loro, che sappiano indirizzare le loro forze scomposte verso qualcosa di buono e di bello, per costruire e non per devastare. Occorrono complici che li aiutino a usare il loro cuore agitato. Come padre Claudio Burgio, che proprio a Milano con Kairos si occupa di ritrovare i “figli perduti” del carcere di Opera o dei sobborghi più malfamati. E li ritrova: le storie di cambiamento sono così tante da fargli affermare con convinzione che “non esistono ragazzi cattivi”.

* Dirigente scolastica

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