

Siamo sempre connessi, ma soli. Bombardati di notizie, eppure nella maggior parte dei casi disinformati. Anzi peggio: disinteressati. Il 40% degli italiani dichiara di non aver alcun interesse per l’informazione, forse gli basta il chiacchiericcio presente sui social. E il 33% cambia sistematicamente canale tv quando arriva il telegiornale: ma non perché quando si mangia, non è bello vedere scene di tragedie, semplicemente perché, si sente dire, “il mondo va come deve andare e noi non ci possiamo fare niente per cambiarlo”.
Sono dati (allarmanti) diffusi dal Digital News Report Italia 2025, che fanno riflettere. Perché offrono uno spaccato delle tendenze degli italiani e spiegano la difficoltà di molti cittadini a ritrovare il gusto della partecipazione alla vita sociale e politica. E, ancora, come si fa in questo contesto a raccogliere l’appello di papa Leone XIV a essere vigilanti rispetto alle “false propagande del riarmo”? Perché, diciamolo francamente, ci ritroviamo ogni giorno in balìa di fake news, di dichiarazioni sulla guerra preventiva o sul riarmo pronunciate da leader politici, spesso senza scrupoli, che non riusciamo a valutare con gli strumenti adeguati e perciò reagiamo “a sentimento”.
Per cambiare direzione basterebbe, invece, informarsi, ricorrendo a fonti affidabili, a giornali che provano a raccontare i fatti dall’interno. Per orientarsi sull’affidabilità di un organo di stampa, risultano necessarie piccole verifiche. Per esempio, se voglio sapere qualcosa di credibile sulla situazione nei Paesi in guerra (Ucraina, Russia, Gaza, Israele, per citarne solo alcuni) è bene che mi affidi a giornali che raccontano i fatti attraverso i loro inviati sul campo. Quali organi di stampa, come “Avvenire”, hanno un loro inviato in quelle zone martoriate dai bombardamenti?
Anche sulle notizie nazionali o locali, orientarsi non è difficile. Molte prime pagine sono tante fotocopie: pezzi ripresi dalle agenzie di stampa, secondo un pensiero dominante. Anche qui, occorre privilegiare i giornali che verificano le notizie prima di pubblicarle e che ci possono sostenere nel formulare un giudizio. Ma, soprattutto, ci sentiamo di dare un suggerimento semplice ed efficace: basta seguire l’insegnamento di Leone XIV, che ci aiuta, attraverso i suoi discorsi, a smascherare le cause spurie dei conflitti “frutto di simulazioni emotive e di retorica” e a rimboccarci “le maniche per essere costruttori di pace e favorire il dialogo”. Il Papa ci offre tre semplici tappe per il nostro cammino: pregare, aiutare chi è nel bisogno, dare testimonianza “senza rimanere impigliati nei tentacoli del potere”.
Avvenire Catania, 6 luglio 2025