
“Far morire di fame la popolazione è un modo molto economico di fare la guerra”, così Leone XIV parlando alla FAO, con fermezza, ha denunciato la sofisticata crudeltà, come quella, ad esempio, che si attua a Gaza, con l’iniqua arma della fame, che uccide molti, risparmiando su bombe, droni e armi. Così, mentre gli animali aggrediscono il nemico entro schemi determinati dal loro istinto, l’uomo, invece, con la sua intelligenza può inventare i mezzi più raffinati per fare il male contro i suoi simili. La Storia ce lo dimostra: dalle camere a gas e ai forni crematori nazisti, fino alle più fantasiose malvagità cui assistiamo nel nostro tempo: “bruciare le terre, rubare il bestiame, bloccare gli aiuti”, danneggiare “le reti di approvvigionamento idrico e le vie di comunicazione”, con gravi ricadute sulla produzione agricola (Leone XIV). A Gaza molti terreni agricoli sono stati resi improduttivi per i bombardamenti e tanti pozzi di acqua sono stati prosciugati.
Sicurezza alimentare e nutrizione per tutti: obiettivo ancora lontano
Il Papa, poi, affronta il problema della fame nel mondo a largo raggio, sottolineando con amarezza che “il conseguimento dell’obiettivo ‘Fame zero’ dell’agenda 2030 non sarà possibile”. Quindi, non si compie il mandato che, nel 1945, diede origine alla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), che ha il preciso scopo di raggiungere la sicurezza alimentare e la nutrizione per tutti. La Chiesa, da parte sua, incoraggia tutte le iniziative per porre fine allo scandalo della fame nel mondo, che è tra le “sfide più grandi del nostro tempo”. Inoltre, secondo l’esempio di Gesù, che ebbe compassione delle folle moltiplicando i pani e i pesci, coinvolgendo i discepoli, la Chiesa insegna a condividere la ricchezza, perché “la chiave per sconfiggere la fame sta più nel condividere che nell’accumulare avidamente” (Leone XIV). Si pensi ai pochi straricchi del mondo, con gli stravaganti stili di vita che offendono la vita dei poveri; o a coloro che con i loro troppi soldi pretendono di dettare la linea politica agli Stati; e a coloro che hanno fatto del profitto per il profitto l’unico criterio regolatore delle loro aziende, a danno delle persone che vi lavorano. E ancora, Leone denuncia un forte contrasto: mentre tante persone “deperiscono per la miseria, le élites politiche s’ingrassano con la corruzione e l’impunità”. E propone concretamente: “il mondo adotti limiti chiari, riconoscibili e condivisi per sanzionare questi soprusi e perseguire i loro responsabili e i loro esecutori”.
Sono sempre i Paesi poveri a pagare per tutti
Nel citato discorso, Leone tocca un altro aspetto delicato del problema: nonostante la disponibilità di risorse alimentari, molti Paesi sono tagliati fuori da questo benessere: “La tragedia costante della fame e della malnutrizione diffuse, che oggi persiste in molti Paesi, è ancora più triste e vergognosa quando ci rendiamo conto che, sebbene la terra sia capace di produrre alimenti sufficienti per tutti gli esseri umani, e nonostante gli impegni internazionali in materia di sicurezza alimentare, purtroppo tanti poveri del mondo continuano a non avere il nostro pane quotidiano”. Ma lo scandalo è ancora più grave perché sin dalla fine degli anni’90 del secolo scorso, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha suscitato un forte allarmismo nel mondo sviluppato, affermando che per sradicare la fame e la povertà, bisogna affrontare la questione demografica e della salute riproduttiva, attraverso aborto, sterilizzazione e contraccezione forzate. E’ ovvio, però, che tale programma interessa i Paesi del Terzo Mondo con un alto tasso di natalità, perché gli altri Paesi soffrono una crisi demografica, come in questi anni l’Italia. In definitiva, sono sempre i poveri che pagano per tutti! Ma il Magistero sociale scompiglia questa teoria, che ha le sue lontane radici in Malthus (quasi due secoli e mezzo fa) e afferma: “C’è spazio per tutti su questa nostra terra”. E ciò sarà possibile con “la pace dei popoli e tra i popoli che permetterà una maggiore salvaguardia della natura”. (Benedetto XVI). Di conseguenza occorre impegnare risorse non per la fabbricazione e il commercio di armi ma per “coltivare e custodire l’ambiente, per garantire la sicurezza alimentare per tutti”, facendo lievitare la solidarietà tra popoli ricchi e popoli poveri, nel segno della fraternità e dell’amicizia sociale. E Papa Leone insiste con un’espressione che usa con frequenza: diventare “artigiani di pace, lavorando per il bene comune, non è mai stato così improrogabile come ora…”.
Piero Sapienza, cogliendo puntualmente gli interventi di papa Leone sulle strategie degli autocrati per distruggere in tutti i modi i “nemici” inermi, mette l’accento sulla grave crisi mondiale che stiamo attraversando. Scrivevo, tempo fa, sulla rivista filosofica “Il Contributo”, che due principi possono fare parte dell’ atteggiamento umano: quello di predazione e quello di condivisione. Il primo, caratteristico del mondo animale, era accettabile per l’uomo primitivo, ma da quando si è “civilizzato”, appare come una scelta orribile. Il principio di condivisione, promosso dal cristianesimo, è l’ unica scelta possibile per la convivenza umana, ma come dice Sapienza i “potenti del mondo” la rifiutano, ricorrendo anche alla scelta di affamare intere popolazioni, senza pietà, particolarmente per i bambini. Ma è questo il “migliore dei mondi possibili” di cui parlava il filosofo Leibniz?