“E’ veramente cosa buona e giusta, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questo tempo nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato”

Origine e storia del tempo pasquale

Il tempo pasquale nasce quasi in contemporanea alla celebrazione annuale della Pasqua (II secolo). I Padri ci parlano di questo periodo come un tempo liturgico particolarmente solenne, anzi un’unica festa, il laetissimum spatium; veniva considerato come un unico giorno (“la grande domenica”, come diceva sant’Agostino) dove si celebrava l’Eucaristia, si cantava l’Alleluia, si pregava in piedi ed era assolutamente vietato digiunare. Tertulliano scrive: “Secondo la tradizione ricevuta, nel giorno della Risurrezione del Signore noi ci asteniamo dal metterci in ginocchio e anche dal lasciare che le preoccupazioni dòminino il nostro spirito e la nostra attività. … lo stesso facciamo durante il tempo della Pentecoste (=Cinquantina) la cui celebrazione comporta il medesimo carattere di letizia” (De oratione, 23). Per la Chiesa antica quindi i cinquanta giorni del tempo di Pasqua erano vissuti come una perenne e ininterrotta festività nella quale si celebrava nella gioia la risurrezione del Signore.

Il tempo pasquale nel Messale di Paolo VI

Nella riforma liturgica del concilio Vaticano II il tempo di Pasqua è stato così presentato: “I cinquanta giorni, che si succedono dalla Domenica di Risurrezione alla Domenica di Pentecoste, si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come la grande domenica… sono giorni nei quali, in modo tutto speciale, si canta l’Alleluia. Le Domeniche di questo tempo vengono considerate come Domeniche di Pasqua…” (Norme generali per l’ordinamento dell’Anno Liturgico e del Calendario,22-26).

Il significato della celebrazione dei cinquanta giorni pasquali

Prestando seria e meditata attenzione ai testi biblici ed eucologici della S. Messa e della Liturgia delle ore, è più facile comprendere il significato di questo tempo liturgico. Si rimane ammirati dal trittico con al centro il Risorto, che dona lo Spirito Santo e nasce così la Chiesa: questa è l’immagine della Cinquantina pasquale. La Chiesa nasce dal Sacrificio pasquale di Cristo, e cinquanta giorni dopo la Risurrezione lo Spirito Santo è donato alla prima comunità cristiana riunita in assemblea.

Cinquantina pasquale, tempo “debole” della Chiesa?

Di tutti i tempi liturgici probabilmente quello pasquale è il meno valorizzato nella vita delle nostre comunità. Si ha spesso l’impressione che la quaresima (come l’avvento) sia un tempo “forte” e il tempo pasquale un tempo “debole”, cioè disimpegnato dal punto di vista pastorale e non percepito come importante nella vita della Chiesa. Lo si nota dal fatto che esso, dopo l’intenso periodo della quaresima e della Settimana santa, venga subito sommerso da molte altre iniziative che rischiano di offuscarne la celebrazione. Per non parlare delle domeniche di Pasqua – a partire dalla stessa domenica di Risurrezione – dove si vede un evidente calo nell’ animazione, nei canti e nei segni nelle celebrazioni rispetto alle domeniche di quaresima; infatti il coro parrocchiale, i catechisti, gli animatori che curano le celebrazioni quaresimali, all’opposto spariscono proprio il giorno di Pasqua rendendolo il giorno più sciatto e maltrattato di tutto l’anno liturgico.

a) Formare all’equilibrio tra liturgia e pietà popolare

Certamente, per poter comprendere e gustare la gioia della grande festa prolungata per cinquanta giorni è necessario che i fedeli abbiano partecipato consapevolmente la celebrazione del Triduo pasquale e soprattutto la Veglia.

Forse noi pastori non abbiamo formato abbastanza i fedeli a far comprendere che le celebrazioni del Triduo pasquale costituiscono il fulcro dell’anno liturgico e che le pie pratiche che si svolgono durante quei giorni, devono condurre alle celebrazioni.

Non possiamo accontentarci nel vedere migliaia di fedeli che partecipano alle processioni devozionali del Triduo e pochi fedeli – anche tra i praticanti – presenti alle celebrazioni. E’ anche questione di formazione!

b) Mistagogia

Pastoralmente, il tempo pasquale, deve costituire un tempo di approfondimento della fede e dei segni della fede. La Cinquantina pasquale, infatti, fin dall’epoca dei grandi Padri, è il tempo propizio per la mistagogia; un vero e proprio approfondimento all’esperienza della condizione di (neo o già da tempo) battezzati: essi sono infatti innestati in Cristo, per la forza dello Spirito Santo attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, che sono frutti della Pasqua di Cristo, inseriti in una comunità che è la Chiesa.

c) Vita ecclesiale

Ciascuna delle domeniche pasquali deve essere per le assemblee una forte esperienza di vita di fede e di vissuta comunione ecclesiale. In tutto ciò aiuta notevolmente il libro-guida che è gli Atti degli Apostoli. Questo è il tempo della grande esperienza del mistero della Chiesa nella gioia dell’incontro sacramentale col Risorto. Educare i fedeli a comprendere che il Cristo morto, sepolto e risuscitato noi lo celebriamo e lo incontriamo integralmente e sacramentalmente nell’ Eucaristica domenicale insieme con i fratelli.

d) Celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana

Questo è il tempo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia, che devono essere celebrati proprio durante la Cinquantina pasquale e far convergere così l’attenzione di tutta la comunità per queste celebrazioni.

e) Liturgia dei malati

Il tempo pasquale sarà tempo propizio per indurre i fedeli a “fare Pasqua”, anziché nelle settimane della quaresima come invece solitamente si fa; ma soprattutto è il periodo più indicato per portare la Comunione eucaristica ai malati, affinché partecipino sacramentalmente al convito pasquale del Signore nel tempo stesso in cui la Chiesa invita tutti a parteciparvi comunitariamente (cfr. Sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli infermi, n. 46).

f) Preparazione alla venuta dello Spirito santo

Le ferie che intercorrono tra l’Ascensione e la Pentecoste devono acquistare particolare importanza, con formulari propri (testi eucologici e letture bibliche) che richiamano la promessa dello Spirito Santo e preparano alla venuta dello Spirito Santo. (cfr. Norme generali per l’ordinamento dell’Anno Liturgico e del Calendario, 26).

g) Mese di maggio e tempo di Pasqua

Infine il tempo pasquale coincide, in tutto o in parte, con il mese di maggio dedicato alla pietà popolare alla Madonna. Spesso si ha il sospetto che in alcune comunità – non tutte naturalmente – il tempo liturgico che si sta celebrando sia il mese mariano e che la Cinquantina pasquale vada un po’ nel dimenticatoio. Sacrosanctum Concilium 13 afferma che i pii esercizi dovrebbero essere “regolati tenendo conto dei tempi liturgici, in modo da armonizzarsi con la liturgia; derivino in qualche modo da essa e ad essa introducano il popolo, dal momento che la liturgia è per sua natura di gran lunga superiore ai pii esercizi”. Non si possono quindi omettere con serenità le letture e i testi eucologici del tempo pasquale sostituendoli con il messale e il lezionario mariani. Occorre lasciare i testi liturgici pasquali e nelle omelie armonizzare il rapporto stretto che intercorre tra il mistero della Chiesa e il mistero di Maria secondo l’insegnamento del concilio Vaticano II.

Conclusione

L’augurio è che la Cinquantina pasquale sia non più un tempo “debole” della vita della Chiesa ma che possa essere nuovamente, come nella Chiesa antica, un tempo “forte” e impegnato, se non di più almeno quanto la quaresima ricordandoci che quest’ultima è stata istituita a servizio del tempo pasquale!

25 aprile 2019, giovedì fra l’ottava di Pasqua

Don Giovambattista Zappalà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *