Povero Roberto Benigni, il “Cantico” parla di amore umano e carnale (e va letto senza vergogna)

di Don Antonino De Maria

La performance di Benigni ha attirato l’attenzione dei tanti che hanno visto Sanremo e tutti a parlarne come se Benigni conoscesse e capisse veramente quello che dice. Proprio leggendo questo libro “Cantico dei Cantici” non è possibile non leggervi il canto dell’amore tra un uomo e la donna, proprio nella sua carnalità, nell’umano incontrarsi e diventare una sola carne.

Questo non ha mai vergognato nessuno tanto che questo libro trova il massimo dei commentatori nell’ambiente monastico e soprattutto cistercense. Come può essere paragonato all’amore di Dio qualcosa di inaccettabile? Non per nascondere ma per valorizzare l’amore umano e carnale che è tipico della Scrittura: non un amore volgare ma un amore profondamente umano, tra un uomo e una donna, tra marito e moglie.

Povero Benigni che pensa di trovare i paradigmi della cosiddetta “rivoluzione sessuale” proprio lì dove l’amore è espressione dell’unità tra l’uomo e la donna: e i due divennero una carne sola e per questo lasciano i genitori e diventano una coppia.

Decontestualizzare, destrutturare e soprattutto far passare come scoperta liberante qualcosa che in realtà non si capisce e sempre e soltanto per ripetere il solito motivetto: “vi hanno preso in giro, io Roberto vi dico la verità”. Magari alla maniera di un Dan Brown, di un Nuovo Codice da Vinci, seguendo il bignamino della nuova verità.

Amici lettori leggete il Cantico e non vergognatevi di quello che leggete perché parla d’amore umano non della ennesima rassegna su quanto è bello il sesso e pensate che Dio ha fatto tutto questo, Lui che è il vero amore. E se proprio avete voglia di capire leggete Deus Caritas Est se proprio non volete leggere le meditazioni di Giovanni Paolo II sulla Teologia del Corpo. Ah scusate se non lo sapete è di Ratzinger il pensiero sull’eros di Dio, ma non voglio togliervi il piacere di leggere. Se proprio volete leggere di un amore omosessuale, leggete il Primo libro di Samuele, l’amicizia tra il bel Davide e il figlio di Saul, Gionata: almeno così pensava suo padre.

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