La scomparsa di padre Aresco, il ricordo dell’amico sacerdote: «Coglieva la voce dello Spirito»

di Don Piero Sapienza

Mi sembra doveroso e giusto ricordare, con queste poche righe, la figura e la testimonianza di vita sacerdotale di don Ugo Aresco, tornato alla casa del Padre il 7 luglio scorso. Forse tanti conoscevano padre Aresco per l’attività di Villa Angela, ma, in realtà, attraverso il suo lungo ministero presbiterale, egli ha formato alla vita cristiana diverse generazioni della gioventù catanese, sia con il lungo periodo di insegnamento di religione che con le sue molteplici iniziative.

Io, prete ormai da 52 anni, ho conosciuto padre Aresco, giovane sacerdote da appena due anni (era stato ordinato presbitero il 21 giugno 1953) allorché, nell’ottobre del 1955, lo ebbi come mio professore di religione quando frequentavo la prima media alla Scuola Statale “Giovanni Pascoli”, nella sezione 1 N, dove era mio compagno di classe Nuccio Mangano (divenuto in seguito diacono).

Mi colpì subito l’esuberanza del nostro giovane professore, che riusciva a coinvolgere, con il suo entusiasmo, noi ragazzi tanto che alcuni lo seguivamo fuori della scuola, frequentando la parrocchia della Collegiata, dove egli era vice-parroco e portava avanti le sue attività di assistente dell’Azione Cattolica. Ricordo ancora il primo ritiro che tenne a noi ragazzi dell’A.C. sul mistero della SS. Trinità. Negli anni successivi, fece scalpore a Catania la fondazione del “Clan dei ragazzi”, che a S. Agata la Vetere, vide lavorare insieme per molto tempo padre Aresco e padre Caprini. Non furono pochi, allora, laici e preti, che si stracciarono le vesti e gridarono allo scandalo perché il metodo pedagogico, seguito dai due sacerdoti, prevedeva che ragazzi e ragazze venissero educati insieme, senza le rigide divisioni che, a quel tempo, seguiva l’Azione Cattolica. Da seminarista, mi capitava di passare a S. Agata la Vetere e di vedere i locali pieni di ragazzi e adolescenti, che iniziavano il pomeriggio facendo i compiti, spesso seguiti dai più grandi, e dopo lo studio si impegnavano nelle prove di canto.

E infatti, era nato anche il gruppo dei “Pueri cantores” e quello folkloristico siciliano. Tutto ciò mise in moto una serie di attività e di spettacoli, portati anche in giro per l’Italia e all’estero. I campi estivi erano importanti per approfondire la formazione dei giovani, per questo padre Aresco, già a metà degli anni ’60, realizzò una bella e moderna tendopoli, che col tempo si trasformò in una struttura, qual è, ancora oggi, lo “Chalet del clan dei ragazzi” nella Pineta di Linguaglossa.

Mi sembra di poter dire che padre Aresco era attento a cogliere la voce dello Spirito, che lo chiamava a prendere il largo e perciò si spiega perché nella seconda metà degli anni ’60 iniziò la sua attività con le persone disabili, che venivano ospitate nel nostro Seminario estivo di S. Giovanni La Punta,  per un certo periodo, durante i mesi invernali, fino a quando vi si stabilirono in modo permanente. Nasce, pertanto, “Villa Angela”. Noi seminaristi non riconoscevamo più il nostro vecchio seminario ottocentesco, perché i cambiamenti che don Ugo andava apportando per i suoi ospiti lo rendevano sempre più bello, moderno ed efficiente.

La Chiesa di S.Agata la Vetere è stata riscoperta e valorizzata in tutta la sua valenza storica, archeologica e architettonica grazie alle intuizioni e all’impegno che don Aresco vi ha profuso per lunghi anni. Egli era solito dire che le pietre raccontano la storia: intendeva dire la storia relativa al tempo dell’impero romano, la storia relativa alla primitiva comunità cristiana. E in tal modo, don Ugo trovava conferma e corrispondenza con tutto ciò che riguardava anche la vicenda del martirio di S. Agata, dando un apporto sostanzioso per una vera devozione alla nostra Patrona. In diverse occasioni, aveva voluto anche il mio parere, e ci eravamo confrontati quando aveva preparato alcune pubblicazioni. Padre Aresco era un prete attento e sensibile al sociale.

Perciò, sin dai primi anni in cui ho avuto la responsabilità dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, sono state tante le occasioni di dialogo e di confronto che abbiamo avuto su certi temi della Dottrina sociale della Chiesa. Da parroco di Madonna del Divino Amore, per tanti anni (e fino a Gennaio 2020), con la mia comunità abbiamo rappresentato il mio dramma sacro “Il martirio di S. Agata”. Don Ugo ci metteva a disposizione la Chiesa, pronto a venire incontro alle nostre richieste logistiche, come era nel suo stile, affinché la sacra rappresentazione riuscisse quanto meglio possibile. Come si può delineare in poche battute questa figura sacerdotale, così significativa nella scena della nostra Chiesa di Catania, che ha attraversato la seconda metà del secolo scorso e questi primi venti anni del secolo XXI? La prima cosa che mi viene in mente è che padre Aresco era un prete che sapeva “pensare in grande”.

L’entusiasmo e la passione per il Vangelo hanno caratterizzato tutta la sua vita. Don Ugo sapeva essere ottimista, sempre positivo, anche quando con il trascorrere degli anni arrivavano gli acciacchi e qualche malanno; egli non si piangeva mai addosso e riusciva a riorganizzarsi per essere sempre in pista, sino alla fine. Nella sua vita, don Ugo ha avuto molte occasioni di gestire denaro per le sue attività. Mai però i soldi sono rimasti appiccicati alle sue mani, sempre pronte e aperte a dare, anche del suo. Pertanto, è stato un prete povero, che non ha mai cercato i suoi interessi, ma quelli di Gesù Cristo. Un altro aspetto ha caratterizzato la vita di questo presbitero della nostra Chiesa: l’umiltà e la semplicità. Infatti, don Ugo non ha mai cercato un podio per mettersi in mostra, per apparire: a lui bastava agire e operare concretamente per il bene dei fratelli e delle sorelle, che il Signore gli faceva incontrare sulla sua strada. E questo gli bastava per renderlo sempre lieto e gioioso.

Forse, tutti noi abbiamo bisogno di modelli di preti così per essere incoraggiati nella nostra fedeltà alla chiamata a servizio del Vangelo. Auguriamo che S. Agata accolga, sulla soglia della casa del Padre, don Ugo, umile e infaticabile lavoratore nella vigna del Signore.

Un pensiero riguardo “La scomparsa di padre Aresco, il ricordo dell’amico sacerdote: «Coglieva la voce dello Spirito»

  • 11 Luglio 2020 in 22:47
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    Quanto scrive don Piero Sapienza ripercorre con chiarezza e completezza ammirevole il percorso pastorale di don Ugo. È lo specchio della sua vita! Grazie.

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