Individualismo, autocompiacimento e povertà di un ascolto frammentario: sfida del camminare insieme

di Don Antonino De Maria

Finita l’estate ci aspetta un autunno carico di attese perché il Vescovo di Roma, della Chiesa che presiede alla carità, ci ha invitati, ha invitato tutta la Chiesa – la Vostra Carità, come amava chiamarla sant’Agostino, ricordandone il fondamento e l’essenza – a mettersi in cammino, a vivere una esperienza locale e universale di sinodalità.

Questo significa molto di più dell’analisi comune di un documento preparato da una Segreteria: si tratta di riscoprire un modo antico di concepire la comunione nelle Chiese e tra le Chiese che insieme si mettono in ascolto di una Parola viva, il Risorto, il Vivente, dentro una storia concreta che non puoi comprendere come riflesso di un libro di sacra disciplina e nella quale sei immerso totalmente, non da solo, inevitabilmente compagno di viaggio di gente che segue direzioni diverse.

A volte si ha l’impressione che anche dentro l’unico Corpo di Cristo ci sia la tentazione di tirare la tunica inconsutile di Cristo verso direzioni diverse, anche contraddittoriamente diverse, non pluralisticamente convergenti. È proprio questo il rischio da affrontare, l’eventualità da affrontare: syn odon significa camminare insieme non solo sulla stessa strada ma anche nella stessa direzione, dietro all’unico Maestro, pur nella molteplicità dei carismi, luoghi di riconoscimento di una fraternità che emerge dall’unica chiamata dell’Unico chiamante.

Proprio perché fatti del fango di questa storia, di questo tempo, ci portiamo dentro le tentazioni del mondo: l’individualismo; l’autocompiacimento; la povertà di un ascolto frammentario; la superbia dell’autoreferenzialità, la stanchezza che distrugge la fantasia della creatività dello Spirito e cerca in un passato mitico un’originalità concepita nella propria fucina dell’ideale. È, in fondo, la grande scommessa: più importante dell’esito che è grazia, la scommessa consiste nell’uscir fuori dagli schemi della contrapposizione o dell’isolazionismo per riconoscersi nella voce di Pietro che alla domanda di Cristo che pronuncia quel Voi risponde Tu sei, nel quale tutti si riconoscono; come nel gesto di quel lavare i piedi che è aver parte con Lui, insieme e personalmente, ripetendosi quel gesto.

Si comincia dal basso a camminare: non è percorso che riguardi gli uffici, i Consigli, le strutture: è un amore che si dovrebbe imparare nelle nostre parrocchie, nelle piccole comunità, nei movimenti; come nelle comunità religiose. Un amore a riconoscersi nell’Amore per camminare insieme; dove non conta ciò che faccio ma che sono: e senza l’altro non sono nulla!

Dal basso: dove forse ancora si respirano quei processi mondani come in un grande gioco di ruolo dove l’umanità di ognuno si annulla, si perde e dove regna l’assurdo, micidiale protagonismo di chi fa, alla ricerca di un ritorno d’immagine. Una mentalità che colpisce il prete come la vecchietta che da sempre ha guidato il Rosario delle 17. Dal basso siamo chiamati a imparare un altro passo, un altro stile che nasce dall’essere stati generati come comunione del Santo, comunione dei santi.

Questa è la grande sfida che i Santi stessi hanno vissuto condividendo il loro carisma: quel dono dello Spirito ricevuto per il bene di tutta la Chiesa, per la manifestazione della sua unità nella carità. È la sfida di questo tempo nel quale ancora la Chiesa sembra un grande campo di battaglia, piuttosto che una grande famiglia di fratelli salvati insieme. Dal basso: ma le nostre comunità lo sanno?

Buon cammino Chiesa locale di Catania, buon cammino Chiesa che vivi in Italia, buon cammino Chiesa universale: ascolta Colui che parla alle Chiese.

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