Mons. Luigi Renna inaugura area interreligiosa all’Ospedale San Marco: “Casa di Carità”

di don Giuseppe Longo

Su iniziativa della Cooperativa Sociale “Eco – Tourist”, con la collaborazione della “Comunità Dialogo ETS”, è stata inaugurata all’ospedale San Marco di Catania la prima area interreligiosa a disposizione dei fedeli di tutte le religioni per raccogliersi in preghiera, in un luogo che è segno di integrazione e inclusione di culture e fedi differenti, ponendosi quale gesto tangibile di una società adulta e matura, capace di vivere le diversità come opportunità e arricchimento.

Quest’area rappresenta un legame con l’impegno di dialogo interreligioso di P. Sebastiano D’Ambra, missionario del PIME, originario di Acitrezza, che opera nelle Filippine dal 1978, dove ha fondato il “Silsilah Dialogue Movement”, e che oggi è segretario della Commissione Episcopale delle Filippine per il dialogo interreligioso.

Si tratta di una circonferenza al cui centro è stato posto a dimora un albero di ulivo, simbolo di pace, verso cui convergono dieci raggi: nove raggi sono dedicati a nove fedi religiose e un raggio è senza denominazione, aperto a credenti di altre fedi e a chiunque, anche non credente, aspiri alla pace.

Insieme alle autorità sanitarie dell’Ospedale Policlinico–San Marco – il Direttore Generale Dott. Gaetano Sirna, il Direttore Medico di Presidio Dr.ssa Anna Rita Mattaliano,il Direttore Sanitario Dott. Antonio Lazzara, il Direttore Amministrativo Dott. Rosario Fresta; il Direttore Generale dell’Ospedale Cannizzaro Dott. Salvatore Giuffrida con il Dir. Sanitario Dott.ssa Diana Cinà; ed il Dott. Antonino Rapisarda, Dir. Sanitario dell’ASP di Catania –, alle autorità civiche – l’Assessore al comune di Catania Giuseppe Lombardo con il Consigliere comunale Graziano Bonaccorsi, il Deputato regionale Alfio Papale – ed al Cappellano ospedaliero don Orazio Catarraso, erano presenti le Comunità del Coordinamento “Religioni in Dialogo”, costituitosi nel territorio catanese nel luglio del 2016, che vivono un processo di maturazione umana e spirituale il cui sbocco risiede nella consapevolezza della comune appartenenza al genere umano – Comunità Baha’i, Comunità dei devoti di Hare Krsna, Comunità Dialogo, Comunità Induista (Geentanjali Circle), Comunità Islamica di Sicilia, Comunità S. Egidio, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Movimento dei Focolari, Movimento Rinascita Cristiana, Ordine Francescano Secolare -.

L’Arcivescovo di Catania Mons. Luigi Renna ha espresso il proprio compiacimento per la meritevole iniziativa di fraternità, frutto soprattutto dello spirito della Costituzione italiana, che assicura la libertà religiosa “Noi viviamo in un paese che abbiamo costruito faticosamente, dopo un terribile conflitto, con uomini e donne che, attorno allo stesso tavolo, hanno detto non ci può essere un paese civile senza la libertà religiosa. Noi siamo qui, ognuno con la propria specificità che diventa ricchezza quando si esprime in un momento di dolore”.

“Questa cappella a cielo aperto – continua Mons. Renna – è accanto ad un ospedale verso il quale ci si dirige e dal quale si ritorna, dove ognuno nella propria religione scopre l’altro come fratello, dopo aver sperimentato la fragilità creaturale.

Per i cristiani nella ‘Fratelli tutti’ di Papa Francesco viene riportata la parabola del Buon Samaritano nella quale per esempio di carità, di vicinanza, di compassione, di misericordia, di cura dell’altro, Gesù non pone un uomo della sua stessa religione, un pio osservante, ma un diversamente osservante, ebreo ma samaritano.

Gesù vuole evidenziare che la solidarietà e la compassione non hanno confini, né di un tempio, né di una religione, ma in ciascuno di noi crediamo ci sia quella somiglianza con Dio, la quale ci permette di sentirci fratelli. Ciò dà ragione dell’essere qui assieme a pregare, a meditare, a volerci bene”.

L’argomento del comune sentire, pur nelle rispettive differenze, sarà il filo conduttore dell’omelia che l’Arcivescovo propone al personale medico durante la Celebrazione Eucaristica che ha presieduto nella Cappella della struttura ospedaliera, subito dopo l’inaugurazione dell’area interreligiosa.

Mons. Renna traendo spunto sia dalla prima lettura, sia dal Vangelo pone l’attenzione su Abramo, quale nome che unisce, essendo il capostipite della fede del popolo ebraico, ed, altresì, per i musulmani Abramo è all’inizio del cammino di fede.

“È il capostipite di coloro che credono che tutte le promesse fatte ad Abramo si realizzino in Cristo.

Abramo ci richiama la promessa fatta da Dio all’umanità: essere una sola umanità”. Pur nella pluralità si conserva l’unicità, “per il cristiano questa unicità si realizza in Cristo proprio nel mistero della passione, morte e resurrezione di Cristo.

Senza questo mistero sarebbe altra cosa, perché non avremmo a cuore la sofferenza così come Cristo ci insegna, avendo Egli stesso fatto propria la sofferenza di ogni uomo”.

“Sono contento di celebrare – continua l’Arcivescovo – in questo ospedale che ha ricevuto il nome del primo ospedale di Catania: San Marco. Un ospedale costruito in pieno medioevo in un tempo in cui lo ‘xenodochium’ accoglieva gli stranieri, i pellegrini ed anche coloro che non potevano trovare una casa propria. E il vostro motto risplende di luce cristiana ‘edes caritatis’ (casa di carità), un programma che fa di Catania una casa che accoglie tutti e non fa differenze, molto simile alla locanda del buon samaritano di cui Gesù parla nel Vangelo secondo Luca. Una locanda a cui viene affidato uno trovato tramortito lungo la strada ed ha bisogno di cura.

Voi siete il locandiere, voi siete coloro che si prendono cura, perciò fate sì che questa casa sia ‘edes caritatis’. La vostra carità è la vostra professionalità; la vostra carità è la vostra coscienza che si unisce alla scienza; la vostra carità è fatta di rispetto delle persone. Perché per il cristiano il malato è Cristo stesso.

Che cos’è una casa se non ci sono persone che la abitano, che la rendono vivibile, che la rendono casa di carità? È un’altra cosa. Non è la casa che fa chi la abita, ma è chi la abita che fa la casa. Vi auguro di essere uomini e donne che con la loro professionalità, secondo scienza e coscienza, sanno testimoniare la carità”.

A conclusione della Celebrazione il Direttore Generale Dott. Gaetano Sirna fa dono a Mons. Luigi Renna di una Pisside restaurata e ritrovata dopo la dismissione di alcuni antichi presidi ospedalieri confluiti nell’attuale Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico “G. RodolicoSan Marco”.

La visita alla struttura ospedaliera si conclude dopo un rapido giro in alcuni reparti di neuro-chirurgia.

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