Il Cammino Sinodale della Chiesa si caratterizza per l’ascolto e per la narrazione

Nella nostra Diocesi lo scorso 4 novembre 2021 è stato inaugurato il Cammino Sinodale, che si è innestato nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e che nella fase diocesana ad intra e ad extra ha assunto la dimensione “narrativa”, che ha caratterizzato questa prima tappa, privilegiando l’ascolto e il racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori. Durante la Celebrazione della Veglia di Pentecoste l’Arcivescovo Mons. Luigi Renna ha presentato la sintesi finale del lavoro svolto in questo primo anno. Di seguito si riporta l’intero documento:

Documento Finale al Termine del Primo Anno del Cammino sulla Sinodalità

INTRODUZIONE

Indicando questo Sinodo come «dinamismo di ascolto reciproco», papa Francesco ha, di fatto, proposto alla Chiesa la strada della ripresa dopo la pandemia, restituendole la sua connaturale dimensione di ascolto dello Spirito che parla attraverso le parole, le storie, le vite, gli eventi degli uomini e delle donne del nostro tempo. Perciò ci ha esortati: «Ascoltate lo Spirito Santo, ascoltatelo ascoltandovi» (Francesco, udienza alla diocesi di Roma, 18/09/2021 4).

L’ascolto è, e deve essere, la dimensione ecclesiale che dobbiamo sempre coltivare e garantire. Il Popolo chiede di essere ascoltato dalla Chiesa, i laici chiedono di essere più ascoltati dai preti, i preti dal vescovo ed il vescovo dai preti. I nostri incontri sinodali di ascolto, vissuti in modalità diverse, mediante la costituzione di gruppi sinodali o pre-sinodali, tramite assemblee sinodali più ampie, la cui condivisione è comunque avvenuta in gruppi sinodali più ristretti, sono stati un’esperienza spirituale, non soltanto perché sempre introdotti dalla preghiera allo Spirito Santo e dall’ascolto della Parola, ma anche per la riacquisita bellezza del confronto di cui la pandemia ci ha resi nostalgici, oltre che per la franchezza e la parresìa degli interventi.

Abbiamo così sperimentato quanto l’ascolto della parola di Dio e delle parole degli uomini ci costituiscano Chiesa convocata dal Signore che ci parla anche attraverso la narrazione della vita delle persone. Non è stato un sondaggio propinato a persone sconosciute, ma la creatività pastorale di ciascuna comunità ecclesiale o aggregazione ecclesiale che ha saputo trovare mezzi e strumenti idonei ad incontrare la gente ed ascoltarne le voci, anche critiche. Abbiamo così condiviso i sogni ed i desideri di una Chiesa viva e che vuole essere tale e perciò missionaria, corresponsabile, non clericale, capace di valorizzare ed armonizzare le vocazioni ed i carismi di tutti e di ciascuno.

La lettura in stile sinodale delle relazioni e delle sintesi pervenute all’équipe diocesana, che ha cercato di raccoglierle con discernimento, ha messo in evidenza quale sia la percezione delle nostre comunità circa i punti di forza e i punti di debolezza. Sui primi occorre fare leva, mentre sulle criticità, è necessario operare un profondo discernimento comunitario per superarle attraverso percorsi educativi e pastorali condivisi. Infine le relazioni hanno messo in evidenza quali azioni mirate si suggeriscano per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. La loro lettura, manifestando la grande fantasia dello Spirito creatore ci ha offerto suggerimenti e indicazioni che necessitano certamente di ulteriori approfondimenti comunitari durante le prossime fasi previste dal cammino sinodale delle Chiese italiane.

PUNTI DI FORZA e OPPORTUNITÀ

L’esperienza della comunione, fondata sull’Eucaristia, “segno tangibile della presenza della Chiesa che si prende cura dell’altro”, l’apertura allo Spirito, l’ascolto della Parola, la preghiera personale e comunitaria, la condivisione dei carismi, la celebrazione dei sacramenti rappresentano punti di forza in molte realtà diocesane. Dove ciò si realizza, è frutto di una efficace formazione alla fede attraverso la conoscenza del kerygma, la pratica della lectio Divina, l’approfondimento dei documenti del Magistero. Quando la liturgia è vissuta in modo coinvolgente, genera una partecipazione attiva e consapevole.

In tante comunità si vive una fede matura e coraggiosa che porta alla testimonianza nella quotidianità e nei luoghi di lavoro e alla comunione fraterna e solidale, al servizio dei poveri, alla condivisione delle fragilità, all’ascolto della sofferenza e del dolore, all’accoglienza e all’integrazione dei migranti, anche attraverso una particolare cura dei sacerdoti delle diverse etnie presenti nel territorio. A questo scopo, sono presenti in Diocesi molti Centri di Ascolto di diversa matrice (consultori, Caritas, associazioni, parrocchie…). La formazione all’ascolto, con le orecchie e con il cuore, rispettando il credo religioso di tutti è orientata all’accoglienza e alla promozione umana, senza discriminazioni e pregiudizi, in uno stile di umiltà, empatia, fiducia, rispetto della dignità, tenendo conto del contesto sociale e culturale e accogliendo le storie personali dei più deboli.

Grazie alla presenza di famiglie che vivono in pienezza la loro vocazione sponsale e che esprimono la dimensione di Chiesa domestica, si sono avviate scuole di formazione per operatori di pastorale familiare, scuole per genitori e cammini di famiglie nelle parrocchie. Quando il cammino di Iniziazione Cristiana è condiviso con le famiglie diventa efficace e duraturo. In alcune comunità parrocchiali si vive una positiva condivisione della progettualità e della corresponsabilità pastorale tra i parroci e i collaboratori, laici e consacrati, che trova la sua espressione nei Consigli Pastorali, che diventano luogo di discernimento.

Sono punti di forza la presenza stabile del parroco e la sua disponibilità alla guida spirituale, il senso di appartenenza alla comunità, l’esperienza di servizio, la parresìa, i legami affettivi, la cura delle relazioni, la correzione fraterna, la pietà popolare e le tradizioni. La liturgia vissuta in modo coinvolgente genera una partecipazione attiva e consapevole. La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali è un’esperienza significativa di Chiesa partecipativa e corresponsabile, che si incarna anche in molte parrocchie, dove le diverse realtà ecclesiali camminano in armonia tra di loro a servizio della comunità. I movimenti e le aggregazioni vivono al loro interno un’esperienza significativa di sinodalità. Là dove si è sperimentata una nuova modalità di evangelizzazione, si vive già lo stile sinodale, ci si prende cura delle nuove generazioni, anche attraverso l’uso sapiente dei social e dei linguaggi digitali, si rinnovano gli oratori.

Si realizzano progetti di attività artistiche e musicali, che diventano efficaci occasioni di relazione, evangelizzazione e catechesi. Fondamento del cammino sinodale è la comune riscoperta e valorizzazione del sacerdozio battesimale di tutto il popolo di Dio. Tale consapevolezza fa scoprire le potenzialità personali e la forza per superare i propri limiti, permette di realizzare una pastorale integrata, di valorizzare i diversi carismi, di considerare i giovani come risorsa, di dare voce alle marginalità e alle periferie esistenziali, di dialogare con altre confessioni cristiane ed altre religioni. Associazioni quali, ad esempio “Religioni in dialogo”; “Rete del rifugiato”; “Circolo Laudato sì-La Casa Comune” ecc… rappresentano profetiche opportunità di cammino sinodale. Emerge il desiderio di una Chiesa comunità d’amore, che annunci il Vangelo in modo credibile, nella quale vivere la propria vocazione, sperimentare l’appartenenza come servizio, crescere nella stima reciproca.

È forte l’attesa di una Chiesa misericordiosa che sappia cogliere anche nelle situazioni di peccato, sofferenza e malattia, occasioni preziose per annunciare la salvezza. Si avverte il bisogno che le diverse realtà presenti si riconoscano a vicenda, vivano insieme i forti momenti comunitari e siano corresponsabili del cammino insieme al loro pastore. Riuscire a leggere e interpretare le istanze del contesto socio-culturale del nostro tempo diventa un presupposto per il dialogo tra generazioni, con i non credenti, tra diverse espressioni della realtà territoriale (scuola, lavoro, mass media, cultura).

La condivisione di esperienze di solidarietà e di volontariato rappresenta una valida opportunità di dialogo con i giovani e i non credenti. L’uso dei social media durante la pandemia ha offerto l’opportunità di raggiungere tutti i fedeli, in particolare persone lontane o malate, non solo per le celebrazioni liturgiche, ma anche per gli incontri formativi. Se usati con sapienza, tali strumenti si sono rivelati un’opportunità per consentire una partecipazione più ampia dei membri del popolo di Dio.

PUNTI DI DEBOLEZZA E CRITICITÀ

L’avvio del percorso sinodale ha permesso alla comunità ecclesiale di guardare con umiltà al proprio peccato e di individuare fragilità, debolezze e omissioni. Emerge, in alcune realtà, una errata visione ed esperienza di Chiesa, ritenuta dispensatrice di servizi, poco incline all’accoglienza, all’ascolto umile, alla conoscenza e al coinvolgimento dei non praticanti, dei lontani e dei fedeli di altre fedi. La perdita dei valori essenziali, il diffuso laicismo e l’indifferenza alla proposta cristiana portano ad una scollatura tra fede e vita. Un’esperienza spirituale poco solida e la scarsa conoscenza della Parola generano individualismo, una visione distorta di Dio e un progressivo allontanamento dalla Chiesa.

Nelle comunità si registra un forte clericalismo che impedisce la parresìa, la conoscenza e il confronto, il discernimento e la corresponsabilità. Ciò determina aggressività, difficoltà a gestire i conflitti, facile giudizio morale verso situazioni di fragilità con conseguente esclusione ed emarginazione. I laici hanno, spesso, un ruolo marginale ed ininfluente e, ancora di più, se si tratta di donne che vivono una condizione di pesante discriminazione. “Capita di vedere un laicato passivo, poco formato, mero spettatore, che intende la vita della Chiesa come un problema di preti, trovando in ciò la giustificazione al proprio disimpegno nella comunità; esso piace a certo clero che ama circondarsi di un pubblico ossequioso e tutto sommato innocuo, che intende la gerarchia come esercizio di dominio sui fedeli e non crede negli Organismi di partecipazione, pensando di dovere e potere fare tutto da solo”.

I Consigli Pastorali, ove esistono, sono luoghi di organizzazione, talvolta frenetica, di attività e non di discernimento. L’immagine che ne deriva è quella di una Chiesa non al passo con i tempi, distante dalla vita reale, le cui regole sono percepite come chiusura verso alcuni temi, priva di una visione d’insieme e di obiettivi, poco coinvolgente ed entusiasta, nostalgica del passato. Molte attività proposte non hanno orari compatibili con le esigenze del laicato, la formazione è carente e si procede per consuetudine senza un autentico discernimento.

Chi vive la vita parrocchiale lamenta che vi ruotano sempre le stesse persone, oltre ad uno scarso ricambio generazionale; tale situazione ingenera, spesso, meccanismi relazionali perversi quali la critica, il chiacchiericcio, le incomprensioni, il bisogno di primeggiare, il concepire il servizio come esercizio di potere e l’autorevolezza come autoritarismo. A ciò si aggiunge la presenza di persone che attorniano il parroco, condizionandone le scelte ed esercitando su di lui e con lui una sorta di potere che minaccia pesantemente la comunione.

Si rimproverano ai cristiani atteggiamenti frettolosi e distratti, una pratica formale e svuotata di fede, incoerenza di vita, egoismo, ipocrisia, atteggiamenti di superiorità, “dialoghi finti e di facciata”, conformismo, apatia, chiusura del cuore, rigidità nel giudizio, mentre, spesso, si nota in chi è lontano e “non pratica” una fede più autentica. Nelle comunità parrocchiali è carente lo stile sinodale e partecipativo; si osserva una scarsa collaborazione tra parrocchie dello stesso Vicariato e/o della Diocesi, tra presbiteri, consacrati e Uffici pastorali; poca interazione con il territorio, le Amministrazioni e le diverse agenzie educative. Si sottolinea la carenza di sacerdoti, spesso soli e percepiti un po’ assenti e stanchi. Di conseguenza in alcuni casi anche i laici sembrano non avvertire il desiderio di una vera partecipazione e responsabilità alla vita della Chiesa. Anche nelle liturgie, le omelie, a volte non proprio in linea con la Parola di Dio proclamata non aiutano la riflessione e non stimolano conversione e autentico cambiamento di vita. La catechesi appare svuotata del suo valore, emerge una grave mancanza di formazione dei catechisti che vivono il ruolo in modo autoritario e autoreferenziale.

La proposta formativa, di conseguenza, è disomogenea nella forma, nei contenuti e nei tempi in tutto il territorio diocesano e risulta poco coinvolgente e fallimentare. Si constata altresì una diffusa ignoranza sui temi di bioetica che genera paura, confusione e smarrimento. Mancano proposte formative dopo i sacramenti di Iniziazione Cristiana, per giovani, adulti e famiglie. Queste ultime non sono coinvolte nel percorso catechetico dei figli, il più delle volte sono anche lontane dalla comunità, poco consapevoli della propria vocazione e del ministero loro proprio.

La famiglia non solo non è oggetto di pastorale, ma ignora di essere soggetto e protagonista della missione evangelizzatrice della Chiesa. Molte famiglie si allontanano dalle parrocchie per una serie di ragioni: poca attenzione e preparazione dei presbiteri, sin dal seminario, sui temi della pastorale familiare, sull’ascolto e l’inclusione delle famiglie “ferite” e che vivono il disagio di particolari condizioni quali la disabilità, l’omosessualità, il disagio giovanile, la presenza di anziani. Sono poche e inefficaci le proposte formative per la riscoperta del sacramento e della spiritualità sponsale e scarso e disomogeneo il percorso di preparazione al sacramento delle nozze, inteso il più delle volte tanto dai presbiteri quanto dai fidanzati come un atto meramente formale.

Emerge una scarsa attenzione ai giovani e difficoltà diffuse nell’ascolto, nel dialogo, nella relazione e nell’annuncio. I pochi giovani che frequentano la vita delle comunità lamentano incomprensione, pregiudizio nei loro confronti e percepiscono la dottrina morale della Chiesa troppo rigida e arretrata. Le conseguenze sono la disaffezione e l’allontanamento. All’interno delle realtà aggregative delle parrocchie si nota diffidenza reciproca, paura della relazione e del confronto, eccessivo protagonismo, autoreferenzialità, resistenza al cambiamento. In diverse parrocchie non esistono centri di ascolto Caritas per cui restano inascoltate le marginalità e i bisogni degli ultimi, a cui si aggiunge una scarsa attenzione verso i migranti e le loro famiglie.

Quando gli operatori risultano poco formati, è difficile gestire situazioni complesse, si riduce la carità a mero assistenzialismo dando luogo, talvolta, ad episodi di aggressione verbale e fisica. Il periodo storico che stiamo vivendo viene percepito come una minaccia: la pandemia ha generato paura e scoraggiamento, ha interrotto le relazioni, ha assecondato la pigrizia spacciata per prudenza, e l’abitudine – più che la necessità – di partecipare alle celebrazioni da remoto.

AZIONI

Il confronto sinodale ha fatto emergere la necessità di riformulare i percorsi formativi, individuando itinerari più adeguati al cammino di maturazione della fede. Si ritiene, infatti, che per la crescita personale e comunitaria del popolo di Dio, sia fondamentale la formazione:

a. alla conoscenza e all’approfondimento della Sacra Scrittura e del Magistero;

b. alla catechesi di bambini e giovani (tempi, contenuti, modalità) con il coinvolgimento delle famiglie affinché i genitori diventino protagonisti nella trasmissione della fede.

c. all’ascolto attivo, all’accoglienza, alla solidarietà, al volontariato;

d. ai ministeri del lettorato, dell’accolitato, del catechista e alla liturgia;

e. alla missionarietà;

f. all’ecumenismo;

g. al dialogo interreligioso;

h. all’impegno sociale e politico anche attraverso reti territoriali, promuovendo Giornate Sociali e tavoli di confronto per una gestione etica delle risorse del PNRR;

i. su temi di bioetica quali: gender, LGBT, fine vita, eutanasia, ecc. in collaborazione con lo Studio Teologico San Paolo;

j. alla cura del Creato valorizzando l’apporto del Circolo “Laudato Si”.

Emerge anche che, per crescere come artigiani di comunità occorre:

a. creare occasioni di incontro, dialogo e scambio intergenerazionali uscendo verso i lontani e i frequentatori poco assidui e utilizzando linguaggi appropriati;

b. creare e valorizzare momenti sinodali con le realtà territoriali per leggere con maggiore obiettività le dinamiche della povertà e aprire, in ogni parrocchia, dei centri di ascolto;

c. valorizzare e implementare le esperienze già in atto di preghiera, carità e dialogo ecumenico;

d. dare risalto ai percorsi di confronto e collaborazione interreligiosi e promuoverne la condivisione con tutte le realtà ecclesiali;

e. Sostenere e sviluppare le esperienze di sinodalità con chi vive la condizione di detenzione.

La necessità di un piano pastorale integrato esige la creazione di una rete tra parrocchie, Uffici diocesani, Aggregazioni e Agenzie territoriali così da evitare visioni unilaterali che possono diventare sterili.

A partire dalla consapevolezza che sacerdozio e matrimonio sono ministeri complementari e coessenziali, nasce l’esigenza di una maggiore formazione dei presbiteri sui temi legati alla famiglia (vocazione, ministero, spiritualità, dinamiche familiari) e una formazione degli sposi al loro specifico servizio sfruttando le occasioni di richiesta dei sacramenti di Iniziazione Cristiana dei figli. Affinché gli sposi vivano in pienezza la vocazione al matrimonio è necessario proporre percorsi di preparazione al sacramento che partano dall’annuncio del kerygma e che siano uniformi nei contenuti e nella durata. Occorre creare luoghi e occasioni di ascolto “reale e concreto” per le famiglie ferite, lontane, con disabilità, dei migranti e dei vedovi e adattare gli orari dei momenti celebrativi, catechetici, aggregativi alle esigenze di quelle con figli, tenendo conto, anche, degli impegni di lavoro. Poiché gli sposi hanno un ministero proprio nella Chiesa, è necessario che siano presenti, in quanto sposi, negli Organismi di partecipazione ecclesiale. È urgente riservare attenzione al mondo giovanile (oratori, scuole, luoghi aggregativi etc) e al linguaggio da utilizzare per annunciare in modo efficace la straordinaria freschezza del Vangelo.

Si avverte l’esigenza di una Chiesa più vicina al mondo del lavoro e si propongono iniziative quali:

a. Realizzare un servizio di microcredito in accordo con gli istituti bancari;

b. Partecipare a tavoli di confronto sul dissesto finanziario, sostenere il Patto per il lavoro e la Carta degli impegni e promuovere il Giubileo del lavoro.

CONCLUSIONI

Lo Spirito Santo, pregato e invocato in ogni incontro sinodale, ha suscitato nel dialogo e nel confronto delle esperienze variegate ed arricchenti del Popolo di Dio l’umile ascolto della narrazione dei diversi vissuti umani ed ecclesiali. L’esperienza di questi mesi ha fatto gustare la bellezza di una Chiesa che cammina insieme e in uscita e ha fatto emergere il bisogno che la sinodalità diventi uno stile. Nasce il desiderio di una Chiesa povera, non attaccata al denaro e al potere, che abbia cura delle periferie esistenziali, dei poveri, degli scartati, delle persone vulnerabili, delle famiglie ferite, che si sentono emarginate da un insegnamento morale visto ancora come giudicante.

Si sogna una Chiesa che sappia parlare linguaggi nuovi per abitare la cultura, il lavoro, l’arte in tutte le sue espressioni, il web, intercettando i giovani, spesso ancora ai margini, e rendendoli protagonisti. Esiste un laicato con un maturo cammino di fede e di formazione che ha conoscenza e competenza, pronto e disponibile a collaborare e a porsi nell’ottica della corresponsabilità. Quando il sacerdote – profondamente consapevole di come si eserciti il servizio dell’autorità – incontra questo laicato, la comunità cristiana è “ben riuscita” e diventa ciò che è: comunità d’amore che testimonia il Vangelo. Viceversa, accade che tanti bei semi dello Spirito vengano, purtroppo, sprecati. Occorre perciò una maggiore formazione alla responsabilità che scaturisce dal battesimo e si sviluppa nella corresponsabilità all’azione pastorale della Chiesa così che si comprenda che ogni ministero è servizio e non diritto, privilegio o potere.

Emerge la necessità di una maggiore formazione che abiliti presbiteri e operatori pastorali a progettare l’azione evangelizzatrice, dalla catechesi alla carità, dalle fragilità al mondo del lavoro, dalla cultura all’informazione, dalla scuola all’intrattenimento. L’ascolto dello Spirito indica la necessità di una cura particolare dei presbiteri e delle famiglie perché questi due sacramenti si esprimano in pienezza e diventino lievito di “comunione, partecipazione, missione”. Insieme sapranno creare nuovi itinerari di Iniziazione Cristiana, di annuncio ai giovani, di accoglienza dei lontani, di dialogo ecumenico, di conoscenza, stima e confronto con le altre religioni, di custodia del Creato e costruzione della pace.

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