Festa di San Lorenzo, Mons. Renna: “le necessità dei bisognosi sono le grandi ricchezze dei cristiani”

Sant’Agata Li Battiati, dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, finalmente ha potuto riabbracciare per le vie del paese la preziosa statua lignea del Santo Patrono. Sicuramente uno dei momenti più emozionanti della festa di San Lorenzo è stata la Celebrazione Eucaristica serale presieduta da S.E. Mons Luigi Renna, che per la prima volta dal suo insediamento ha fatto visita alla comunità della cittadina etnea, per l’occasione riunita nella Chiesa Madre. L’Arcivescovo, accolto dal parroco don Carmelo Signorello Carmelo, dal viceparroco don Francesco Platania, da don Daniele Lo Prinzi, dal Sindaco Marco Nunzio Rubino e da diverse autorità cittadine, ha avuto anche l’opportunità di incontrare Mons. Rosario Saro Vella, S.D.B. Vescovo di Moramanga in Madagascar, originario di Canicattì (AG). Di spessore l’iniziativa, legata ai festeggiamenti, degli operatori del CISOM (Ordine di Malta) che hanno curato la raccolta di alimenti non deperibili, offerti dai fedeli, destinati alla mensa diocesana dei poveri, sull’esempio dell’amato Lorenzo, eroe della carità verso i poveri.

Di seguito il testo dell’omelia di Mons. Luigi Renna:

Carissimi fratelli e sorelle, carissimo Signor Sindaco, Amministratori e distinte Autorità, carissimo padre Carmelo, padre Daniele e padre Francesco,

celebro con particolare gioia la festa del Santo patrono di Sant’Agata Li Battiati perché è la prima volta che come pastore incontro questa porzione del popolo di Dio. Vi incontro nella celebrazione eucaristica, in una liturgia che è la vera fonte del nostro essere uniti come Chiesa, per la quale, nella Preghiera Eucaristica chiederò al Signore: “…e a noi che ci nutriamo del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo, un solo corpo e un solo spirito”. Ciò che ci lega non è un vago sentimento umano, né semplicemente un’idea o una visione della vita: è Gesù Cristo stesso, che ci dona il suo Spirito e fa di noi “un solo Corpo”, articolato nelle diverse membra. Da questa unità in Lui scaturisce la carità, perché in un corpo ben connesso ogni membro ha cura dell’altro; da questa unità scaturisce la stessa visione della vita, che fa di noi i testimoni di fede e di speranza. Questo io chiedo per le due comunità parrocchiali di Sant’Agata Li Battiati: che risplendano per la carità che tiene tutti uniti, e che siano lievito di ogni bene nella città.

Ci illumina l’esempio fulgido di San Lorenzo, il martire romano che subì il supplizio terribile di essere bruciato vivo, nel secolo III. Nella Chiesa di Roma, guidata da papa Sisto, egli svolgeva il ministero di diacono, un compito non solo liturgico, ma di servizio ai più poveri. La tradizione della Chiesa fa risalire questo ministero alla scelta di sette uomini saggi e prudenti che aiutassero gli apostoli nel servizio delle mense alle vedove, una delle categorie più povere dell’antichità, donne che rimaste senza marito, dovevano provvedere in tutto al sostentamento della famiglia (cf At 6, 1-6). Secondo la tradizione San Lorenzo era arcidiacono, custode delle ricchezze della Chiesa, e il suo ruolo destava sospetti nell’autorità imperiale, che voleva impadronirsi di tali beni. San Cipriano e poi Sant’Agostino, luminosi Padri della Chiesa, narrano di un episodio che costò la vita all’arcidiacono di Roma. Sant’Agostino scrive: «Ad inasprire la collera del procuratore – non per farlo adirare lo fece, ma desiderando di tramandare ai posteri la sua fede e mostrare con quale serenità accettasse la morte – disse: “Vengano con me dei veicoli per caricarsi le ricchezze della Chiesa”. Vennero mandati dei carri e li riempì di poveri e comandò che tornassero indietro, affermando: “Queste sono le ricchezze della Chiesa”. Ed è vero, fratelli, che le necessità dei bisognosi sono le grandi ricchezze dei cristiani, se riusciamo a comprendere dove dobbiamo mettere in serbo quanto possediamo. I poveri sono davanti a noi; se avremo messo in servo loro, non avremo perdite» (S. Agostino, Discorso 302,8). Ancora oggi noi ci lasciamo illuminare da questa sua testimonianza di fede, e consideriamo i poveri la vera ricchezza della Chiesa, che la aiuta a vivere in un constante cammino di rinnovamento per aderire al Vangelo.

Cari fratelli e sorelle, il brano di San Paolo che abbiamo ascoltato avrà certamente nutrito la fede di San Lorenzo, avrà spronato la sua carità: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà” (2Cor 9,6); chi cioè non vive la carità, chi non sa dare gratuitamente, raccoglierà nella vita eterna il frutto del suo egoismo e della sua avarizia. “Dio ama chi dona con gioia”, afferma ancora San Paolo; perché non basta donare, occorre farlo con la gioia di chi è consapevole che sta donando a Dio. Non basta fare un’elemosina, occorre prendersi cura, e non con aria di sufficienza, guardando dall’alto in basso colui che beneficia della nostra carità, ma fissandolo negli occhi come un fratello, considerando che è lui la ricchezza del nostro essere Chiesa, e che nel giorno in cui Dio ci giudicherà, sarà Cristo stesso che abbiamo accolto a dirci: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (cfr. Mt 25). Cari fratelli sacerdoti, care comunità di Sant’Agata Li Battiati, possiate sentire come vocazione propria del vostro essere Chiesa la cura per i poveri. In questo tempo papa Francesco ha auspicato la stessa attenzione ai poveri che aveva San Lorenzo. Così egli ha scritto nella Evangelii gaudium: “…la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri, intesa come una “forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale da’ testimonianza tutta la tradizione della Chiesa” (EG 198). Sia anche l’opzione preferenziale della vostra vita parrocchiale; non sentitevi “a posto” se nelle vostre liturgie non c’è spazio per la carità verso i poveri. Se tra i banchi della vostra chiesa parrocchiale mancheranno proprio loro, abbiate il coraggio di constatare che la vostra vita ecclesiale sta avendo un deficit di ricchezze, perché mancano coloro che San Lorenzo ci insegna essere il capitale più importante su cui investire. E non vi limitate ad assistere il povero, ma consideratelo amico e fratello, a cui si dona con gioia.

Caro signor Sindaco, cari amministratori, questa è l’identità della Chiesa. In questo tempo nel quale si approssimano le elezioni, siete chiamati a fare delle scelte. Auspico che siano dettate dai valori più alti dell’umanità, che troviamo nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Costituzione italiana e, se vi professate cristiani, siano ispirate al Vangelo. Una delle più grandi preoccupazioni di un amministratore dovrebbero essere i poveri, quelli delle nostre città, gli immigrati, quelli che emigrano, quelli che subiscono le nostre scelte politiche nazionali con risvolti internazionali. Papa Francesco ha detto, sempre nella Evangelii gaudium: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige più della crescita economica […], ma richiede decisioni, programmi […] orientati ad una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi in nostro assistenzialismo” (EG 204). La vostra presenza qui, nel giorno di San Lorenzo, si traduca nell’accoglienza di questo appello, perché le tante povertà non siano soccorse solo dalla carità della comunità cristiana, ma vengano risolte dalla vostra cura del bene comune.

Che il Signore, per intercessione di San Lorenzo, ispiri alla comunità ecclesiale e a quanti hanno a cuore il bene comune, la stessa sollecitudine che animò il santo arcidiacono romano, che non ebbe timore di testimoniare la carità verso coloro che Dio ha proclamato beati perché piccoli e poveri (cf Lc 6, 20).

+ Luigi

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