di Orazio Domenico Patanè
“Partecipazione e corresponsabilità per dare speranza alle emergenze della Sicilia”: è questo il tema del convegno regionale tenutori lo scorso 29 novembre a Catania presso i locali del Palazzo della Cultura e del Museo Diocesano. Il convegno era organizzato dalla Conferenza Episcopale Siciliana attraverso l’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, la Giustizia, la Pace e la salvaguardia del creato e al quale hanno dato il loro apporto organizzativo l’Osservatorio Giuridico, il Laboratorio Socio-politico e la Consulta Regionale delle Aggregazioni laicali.
L’arcivescovo Renna: impegnarsi avendo una visione chiara
L’Arcivescovo di Catania mons. Luigi Renna oltre a fare gli onori di casa ha introdotto il tema sottolineando come, in continuità con la 50ma settimana sociale svoltasi nel luglio del 2024 a Trieste, sia importante la partecipazione attiva del cristiano nel mondo sociale, evidenziando tra l’altro, come sia un peccato di omissione non andare a votare disertando le urne. Ma non solo: nel suo intervento l’arcivescovo di Catania ha ribadito che “è importante partecipare non per una militanza vuota o che vada a rimorchio di qualcuno, ma che abbia una visione chiara, che non faccia compromessi e che bisogna lasciare, pur restandovi attaccati nel fondo dell’anima, l’orto chiuso dell’orazione. Bisogna scendere in campo affinando i propri strumenti di lavoro: riflessione e cultura, parola, lavoro sono degli aratri (ricordando I discorsi di Giorgio La Pira) per arare il campo della nuova fatica, altrettanti armi per combattere la nostra battaglia di trasformazione di amore”.
Mons. Salvatore Rumeo, vescovo di Noto, ha sottolineato come la democrazia non è un sistema scontato e che il “regime democratico” deve essere vero, libero e trasparente. E’ intervenuto da remoto anche mons. Antonio Raspanti presidente della Conferenza Episcopale Siciliana e vescovo di Acireale, che ha ringraziato i convenuti , augurando un buon lavoro e auspicando una maggiore consapevolezza nella partecipazione e corresponsabilità, nella rielaborazione della dottrina sociale della chiesa. Mons Raspanti tra l’altro ha affermato che “bisogna rielaborare a partire dalle nostre tradizioni e da questa dottrina, un contributo originale alla vita sociale, politica e democratica della nostra Italia e in genere dell’Europa”.
Mons. Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù, ha sottolineato come speranza e corresponsabilità devono essere coniugati insieme, chiedendosi se sia ancora possibile e necessaria la possibilità e la creazione di una nuova formazione politica “casa dei cattolici”. Il Sindaco della città Metropolitana di Catania avv. Enrico Trantino ha invece evidenziato come il partito “casa dei cattolici” (la Democrazia Cristiana) ha lasciato, a suo modo di vedere, in eredità la crisi attuale della politica.
Le piazze tematiche
A seguire il dibattito nelle piazze tematiche: La prima dal tema “Il lavoro tra sfruttamento e sicurezza”; la seconda “Aree interne: spopolamento e sviluppo locale” e la terza “Sostenibilità ambientale: gestione dell’acqua e siccità”. Durante le discussioni è stato possibile approfondire i vari temi con relatori altamente qualificati.
In particolare nella terza piazza tematica alla quale ha partecipato il Direttore Regionale della Protezione Civile Siciliana, ing. Salvatore Cocina, è stato evidenziato il problema della siccità nella Sicilia centro occidentale . L’ing. Cocina ha sottolineato come la Cassa del Mezzogiorno e la politica siciliana degli anni del dopoguerra ha saputo realizzare infrastrutture, come rete idrica, invasi e dighe per risolvere il problema, ma è poi mancata la manutenzione e in qualche caso anche i collaudi alle varie dighe ed invasi. Inoltre ha affermato che le somme di denaro ci sono per realizzare gli interventi urgenti e mirati, ma mancano i progetti e preparati progettisti che li portino avanti.
Nella piazza tematica riguardante il lavoro sono stati evidenziati vari problemi, come quello dello sfruttamento attraverso il capolarato, oppure quello della fuga dei giovani lavoratori dal nostro territorio verso zone più attrattive. Si è evidenziato come devono cambiare gli atteggiamenti e i comportamenti della politica e della società siciliana rispetto a questi aspetti.
Particolare attenzione è stata posta anche al problema dello spopolamento non solo dalle aree interne ma anche spopolamento inteso come fuga dei giovani e dei “cervelli”, dalla nostra isola.
Dopo la pausa pranzo , presso un sala del museo diocesano, si è svolta un’interessante tavola rotonda, moderata dalla giornalista prof. Adele Di Trapani, sul tema Povertà educativa, giovani, violenza e periferie, alla quale sono intervenuti il dott. Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, il prof. Carlo Collòca, professore associato di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio dell’Università di Catania e don Ivo Pasa della Fondazione don Calabria per il Sociale.
Il presidente del Tribunale per i minorenni ha evidenziato come un problema a Catania molto grave è la dispersione scolastica che si presenta con alte percentuali ed è una principale causa delle devianze minorili: i giovanissimi sono coinvolti a pieno titolo nello spaccio e in tutta la manovalanza criminale.
Si è riscontrata una grande sinergia tra le istituzioni a partire dalla Prefettura Etnea retta fino a qualche mese fa dalla dottoressa Maria Carmela Librizzi che grande impulso ha dato al coordinamento tra i vari enti che insistono sul territorio e molto si è spesa per trovare soluzioni adeguate per favorirne il dialogo anche attraverso la creazione di una cabina di regia per affrontare i vari problemi ed interventi da effettuare. E non solo: la Prefettura di Catania ha avuto un approccio encomiabile che il Ministero degli Interni ha riconosciuto come una “buona prassi” da imitare.
Nelle periferie serve un esercito di educatori e di volontari
E’ poi intervenuto il prof. Carlo Collòca, il quale ha evidenziato anche attraverso delle slide la presenza sul territorio, e ha iniziato il suo intervento citando il grave incendio doloso alla biblioteca della scuola Pestalozzi. Ha ricordato padre Salvatore Resca tra i fondatori e animatori dell’associazione “Cittàinsieme” come esempio da seguire perché ha sempre lottato per un impegno attivo e fattivo per la città .
Inoltre ha messo in evidenza come si sia formata una rete di legalità organizzata. Attraverso ricerche effettuate sul territorio si è cercato di misurare l’indice indicativo di dispersione scolastica, evidenziando che non esistono gli asili nido, o il tempo pieno nelle scuole e, attraverso una mappa della città di Catania fa notare come esista una “perifericità” che non è solo quella che indica i quartieri periferici come Librino o altri quartieri esterni ma che si trova anche nel centro cittadino. Il terzo settore ha sede legale nelle zone dove ci sono meno emergenze. Attraverso un’altra mappa ha messo in evidenza dove sono radicate e sviluppate le famiglie mafiose.
I giovani sono attratti da una criminalità che si attrezza per essere attrattiva. Vengono cioè attratti alla manovalanza mafiosa anche attraverso i testi di canzoni trapper-neomelodiche e tendono a identificarsi in questi ambienti attraverso, quelle che il prof. Collòca definisce le 5 T : ovvero tatuaggi, taglio capelli e barba particolari, tute, telefonini costosi e scarpe da ginnastica di una marca anch’esse costosissime. La richiesta della presenza dell’esercito non è una buona soluzione; sembrerebbe una resa alla legalità. Ci vuole invece un esecito di assistenti sociali, di operatori volontari e di operatori scolastici presenti sul territorio. Bisogna anche saper scegliere i politici amministratori. Infine non bisogna solo fermarsi al decoro urbano, nelle nostre città, ma intervenire soprattutto attraverso l’educazione civica a scuola.
Infine don Ivo Pasa della Fondazione don Calabria per il Sociale ha portato la sua testimonianza vissuta sul territorio nei quartieri più disagiati di Palermo, stando accanto ai giovani più fragili prediligendo nel sociale prevenzione, assistenza e promozione. L’obiettivo è l’attività sociale che si sviluppa attraverso l’aiuto ai poveri, attraverso sinergia e collegialità con enti religiosi e con le amministrazioni. Da soli non si può far molto. Bisogna ascoltare e non giudicare. Niente sermoni per i giovani; non farli sentire vittime ma protagonisti e proponendo esperienze ed esempi concreti da seguire, grazie ad altri giovani che aiutano questi coetanei in difficoltà, creando delle opportunità. Bisogna lavorare sulla prevenzione. e sulla promozione. Sono stati creati ad esempio un panificio, un dolcificio, una pizzeria con servizi catering grazie anche a giovani che vogliono sperimentare una seconda opportunità dopo le esperienze negative della droga o provenienti dal carcere minorile del Malaspina.
Alla fine della tavola rotonda e, complessivamente, del convegno stesso possiamo dire che certamente, l’incontro del 29 novembre non è stato un punto di arrivo, bensì un punto di partenza che serve a dare quella speranza necessaria affinché le emergenze della Sicilia che come è stato evidenziato sono davvero tante e tutte molto gravi, possano essere affrontate con la partecipazione e la corresponsabilità di ciascuno. C’è la necessità di sporcarsi le mani per creare un migliore futuro.