La proposta della Premier Meloni, trasformata in decreto legge, di stabilire un tetto del 30% di stranieri nelle classi scolastiche ha suscitato un vespaio di polemiche tra presidi, insegnanti, giornalisti, sindacati. “Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace. Nessuno si senta escluso”, così il Card. Zuppi al Consiglio permanente della CEI.
Una visione alta di scuola, anni luce lontana da quella della premier, ci offre il Presidente Mattarella, ad Amatrice: “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. E cita la Costituzione (art. 34): “La scuola è aperta a tutti”, e pertanto “deve aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale“.
La scuola, quindi, ha una missione importante da realizzare per la maturazione umana delle giovani generazioni, rispondendo alle sfide attuali provenienti da un mondo dove si moltiplicano i conflitti e le divisioni e si innescano paure e insicurezza. Il modello di scuola proposto dal governo deriva dall’onda lunga di matrice razzista dell’universo della Remigrazione, che va manifestando nel nostro Paese, toccando la pancia di molti italiani (a Pontida campeggiava lo slogan leghista: Non passa lo straniero). La Premier ha voluto arruolare alla sua proposta l’allora ministro della P.I. Mattarella, con due circolari (1989 e 1990) che, però, nello spirito e nella lettera, sono ben lontane dalla sua concezione. Il Magistero sociale della Chiesa forma alla fraternità, all’inclusione e al rispetto per la dignità di ogni persona umana. Papa Francesco in Fratelli tutti ci richiama alle nostre responsabilità: “L’affermazione che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle, se non è solo un’astrazione ma prende carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide”, che diventano complesse se il prossimo è una persona migrante. Il Papa riconosce che “l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie” creando nei Paesi di origine opportunità perché ognuno realizzi il proprio sviluppo integrale; ma fino a quando non ci sono seri progressi in questa direzione, bisogna rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove realizzarsi pienamente (vd FT n 129). Leone XIV afferma: “Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio”. Infatti prima dei confini ci sono le persone che non possono essere trattate “come spazzatura”. Per Francesco, i nostri sforzi verso i migranti che arrivano si riassumono in quattro verbi: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Attuando queste azioni si possono “costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana” (FT n 129). Si tratta di uno sforzo creativo per coniugare differenti identità, che alla fine risulteranno una ricchezza per tutti perché si mescoleranno reciprocamente doni diversi.
E la lunga e complessa Storia della nostra Sicilia, ne è una conferma. Infatti, “i migranti per le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti”(FT n 133). Immaginiamo le ricadute positive che ciò avrà per gli alunni a scuola. Inoltre, Francesco sottolinea che per coloro che sono già inseriti nel tessuto sociale, occorre applicare il concetto di “cittadinanza basato sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia”. Ciò richiede che sia stabilito “il concetto della piena cittadinanza e si rinunci all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità, che prepara il terreno alle ostilità e alla discordia” (FT n 131). Non vi devono essere cittadini di serie A (i padroni di casa) e cittadini di serie B (ospiti mal tollerati, indicati a dito): simili atteggiamenti non rispondono né ai criteri di fraternità biblica né a quelli della retta ragione. Ancora per troppe persone, anche nelle nostre comunità ecclesiali, manca la formazione ai valori della Dottrina sociale, e pertanto, l’immigrato è visto come un usurpatore e un invasore pericoloso. Ma Francesco con una lapidaria espressione stigmatizza queste chiusure: “Solo una cultura sociale e politica che comprenda l’accoglienza gratuita potrà avere futuro” (FT n 141).
Chi è stato a Mazara del Vallo ha potuto toccare con mano la piena integrazione dei migranti, a cominciare proprio dalla scuola che vede la presenza di bambini, di varia nazionalità, operare assieme agli autoctoni.Questa è la scuola che vogliamo, non quella prospettata dal Governo. E Piero Sapienza, nel suo articolo, mette in rilievo questo aspetto richiamandosi, fra l’altro, ai messaggi chiari lanciati da papa Francesco e papa Leone.