Si può frequentare una chiesa per tutta la vita senza conoscere davvero il significato di ciò che si vede. Ci si siede davanti all’altare, si ascolta il Vangelo proclamato dall’ambone, si rivolge lo sguardo al tabernacolo, si accende una candela davanti all’immagine di un santo. Sono gesti familiari, talvolta ripetuti fin dall’infanzia. Eppure ciascuno di essi appartiene a un linguaggio teologico e liturgico che rischia di diventare incomprensibile quando viene meno la capacità di interpretarlo.
Da questa constatazione nasce «Pietre vive», il ciclo di sei catechesi promosso dalla comunità francescana della parrocchia Santa Maria di Gesù a Catania, dopo la solenne riapertura della chiesa, avvenuta lo scorso 17 ottobre al termine degli interventi di restauro.
La restituzione dell’edificio alla città e alla comunità cristiana apre ora una questione propriamente pastorale: come aiutare i fedeli a comprendere il luogo nel quale celebrano la propria fede? Come evitare che la bellezza ritrovata rimanga confinata all’ammirazione estetica, senza incidere sulla qualità della partecipazione liturgica?
La risposta prende forma in sei incontri, affidati a sacerdoti, religiosi ed esperti, che accompagneranno i partecipanti alla scoperta dell’aula liturgica, della sede presidenziale, dell’altare e della croce, dell’ambone, della cappella eucaristica e degli spazi dedicati alla pietà popolare.
La chiesa come espressione della fede celebrata
L’edificio cristiano nasce dall’esigenza di accogliere un’assemblea convocata dal Signore. La sua organizzazione architettonica risponde alla natura dell’azione liturgica e rende riconoscibili, attraverso luoghi e segni, i diversi momenti della celebrazione.
Benedetto XVI, nell’esortazione apostolica Sacramentum caritatis, ha dedicato particolare attenzione al rapporto fra bellezza, arte sacra e liturgia. Al numero 41 ricorda che «lo scopo dell’architettura sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i misteri della fede […] lo spazio più adatto all’adeguato svolgimento della sua azione liturgica».
È un’affermazione che aiuta a comprendere anche il senso dell’iniziativa catanese. L’altare, l’ambone e la sede non sono elementi intercambiabili dell’arredamento ecclesiastico. Ognuno possiede una funzione propria e contribuisce a rendere intelligibile l’azione rituale.
La catechesi, in questo caso, assume il carattere della mistagogia: accompagna il credente a riconoscere il mistero di Cristo attraverso i segni con i quali la Chiesa lo celebra.
Papa Francesco, nella lettera apostolica Desiderio desideravi del 2022, ha richiamato con forza la necessità di recuperare la capacità di comprendere il linguaggio simbolico della liturgia. Al numero 27 osserva che l’uomo contemporaneo ha progressivamente perduto familiarità con l’agire simbolico, una difficoltà che impoverisce l’esperienza della celebrazione.
Il problema riguarda da vicino anche le nostre comunità parrocchiali. Si può conoscere la successione dei riti senza comprenderne pienamente il significato; si può partecipare abitualmente alla Messa senza cogliere il rapporto fra la Parola proclamata, l’offerta eucaristica e la vita quotidiana.
Per questo la formazione liturgica riguarda l’intero popolo di Dio e non può essere riservata agli addetti ai lavori.
Una convinzione ribadita da Papa Leone XIV, che nell’udienza generale del 20 maggio 2026, commentando la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, ha ricordato come la partecipazione liturgica coinvolga insieme l’interiorità del credente e la sua espressione esteriore. La celebrazione, ha spiegato il Pontefice, è destinata a prolungarsi nella vita quotidiana e a formare una comunità accogliente, capace di rendere concreto ciò che celebra.
In questa continuità del magistero pontificio si colloca l’intenzione formativa di «Pietre vive»: restituire ai segni la loro intelligibilità affinché i fedeli possano partecipare alla liturgia con maggiore consapevolezza e maturità ecclesiale.
Lo sguardo francescano: dalla bellezza delle cose al mistero di Cristo
La scelta di proporre queste catechesi in una chiesa francescana possiede una particolare consonanza con la tradizione teologica dell’Ordine dei Frati Minori.
San Bonaventura, nell’Itinerarium mentis in Deum, sviluppa una visione della realtà creata nella quale le cose sensibili possono diventare occasione di conoscenza e contemplazione di Dio. Le creature recano le vestigia del Creatore e possono orientare l’intelligenza e il cuore verso la loro origine.
Applicare questa intuizione all’esperienza dello spazio sacro richiede una distinzione: l’edificio ecclesiastico non è un sacramento nel senso proprio del termine, né la sua bellezza produce automaticamente l’incontro con Dio. Tuttavia la materia, la luce, le proporzioni architettoniche e le opere d’arte, quando sono ordinate alla celebrazione e alla preghiera, possono educare lo sguardo e favorire l’apertura al mistero.
Per Bonaventura, inoltre, l’itinerario contemplativo trova il suo compimento in Cristo crocifisso. È una prospettiva che impedisce di separare l’esperienza estetica dal contenuto della fede cristiana.
Anche il pensiero del beato Giovanni Duns Scoto offre una chiave di lettura feconda. La sua riflessione sul primato di Cristo nella volontà divina pone l’Incarnazione al centro del disegno creatore e salvifico. In questa prospettiva cristocentrica, la realtà materiale può essere compresa alla luce del Verbo incarnato, nel quale la creazione trova il proprio compimento.
Per una comunità francescana, dunque, educare alla bellezza della liturgia significa ricondurre continuamente l’attenzione alla persona di Cristo, alla sua presenza nell’azione sacramentale e alla comunione ecclesiale che da essa scaturisce.
Sei venerdì per imparare a leggere la propria chiesa
Il programma si svolgerà ogni venerdì alle ore 20.00, dal 23 ottobre al 27 novembre.
Il primo incontro, 23 ottobre, sarà dedicato a «Pietre vive. L’aula liturgica, l’assemblea e il canto», con Daniela Musumeci. Il 30 ottobre, don Nunzio Conte, salesiano, approfondirà il tema «In mezzo al suo popolo», dedicato alla sede e al ministero della presidenza.
Il 6 novembre, fra Tindaro Faranda OFM guiderà la catechesi «Il centro verso cui tutto converge», sull’altare e la croce. Il 13 novembre, don Pasquale Munzone affronterà il tema «Dio parla al suo popolo», dedicato all’ambone e alla liturgia della Parola.
Il 20 novembre, fra Benedetto Amodeo OFM proporrà «Il Maestro è qui», sulla cappella eucaristica e il tabernacolo. La conclusione, 27 novembre, sarà affidata a don Giovambattista Zappalà con «Chiesa santa», un approfondimento sulla pietà popolare, i santi e gli altari laterali.
La successione degli argomenti segue una precisa logica ecclesiologica e liturgica. Si parte dall’assemblea, soggetto celebrante insieme a Cristo suo Capo, per riconoscere progressivamente i luoghi nei quali si esprimono i ministeri, si proclama la Parola e si celebra l’Eucaristia. L’ultimo incontro permetterà di approfondire il rapporto fra liturgia e pietà popolare, rispettando la specificità di entrambe e la loro corretta relazione nella vita della Chiesa.
Dopo il restauro, una responsabilità educativa
Il restauro di Santa Maria di Gesù ha restituito alla città un luogo nel quale si incontrano memoria storica, arte e vita religiosa. Ma la conservazione di un edificio di culto raggiunge pienamente il suo scopo quando la comunità che lo abita sa riconoscere e vivere il significato dei suoi spazi.
La Prima lettera di Pietro, dalla quale è tratto il titolo dell’iniziativa, rivolge ai battezzati un’immagine particolarmente eloquente: «Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale» (1Pt 2,5).
L’apostolo parla della comunità radunata attorno a Cristo, pietra viva scelta da Dio. È questo il riferimento che dà senso all’intero programma. Le pietre restaurate della chiesa sono destinate a servire la vita di un popolo che si lascia edificare dalla Parola, dall’Eucaristia e dalla carità.
Le sei catechesi intendono contribuire proprio a questa crescita. Sono rivolte ai fedeli abituali, agli operatori pastorali, ai giovani e a quanti desiderano avvicinarsi alla vita della Chiesa anche attraverso il linguaggio dell’arte e della liturgia.
Gli incontri si terranno nella chiesa di Santa Maria di Gesù, a Catania, ogni venerdì alle ore 20.00, dal 23 ottobre al 27 novembre 2026. La partecipazione è libera e aperta a tutti.
