di Claudio Sammartino *
Sono ancora negli occhi di molti le devastazioni di attività commerciali e di beni pubblici, accompagnate da atti di violenza e di sopraffazione, verificatesi di recente a Milano ma anche a Parigi.
C’è come una febbre che pervade una parte del mondo giovanile e che ha infiammato le manifestazioni della GenZ nelle strade e piazze di Tirana, del Nepal, della Serbia, di Nairobi e di altre Città anche europee.
Senza sovrapporre, in maniera indistinta e superficiale, le manifestazioni, rispettose delle regole, agli eventi violenti e devastatori, soffermiamoci su questi ultimi di cui, forse ad arte, sono state preannunciate via social repliche in altre zone del Paese.
In questi giorni e ore, le Istituzioni sono impegnate a prevenire, anche con strumenti normativi e amministrativi, ulteriori esplosioni di violenza giovanile e danneggiamenti.
Iniziative preventive e di contrasto
Con decretazione d’urgenza sono state previste dal Governo misure in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile: fra l’altro, è stata introdotta una nuova fattispecie di delitto (violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche), l’arresto in flagranza differita per i delitti di devastazione e saccheggio e per l’attentato a impianti di pubblica utilità, compiuti nel corso di manifestazioni, è divenuta norma la presunzione d’imputabilità, salvo prova contraria, per i minori che hanno compiuto 14 anni.
Il cosiddetto fermo preventivo è stato esteso alle specifiche operazioni di polizia svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone nonché applicate anche ai minorenni. Sono agevolate le procedure per il risarcimento dei danni e inviati a Milano contingenti di militari per il controllo del territorio e a supporto delle Forze dell’Ordine, nell’ambito dell’operazione Strade sicure.
Questo sul fronte delle immediate iniziative preventive e di contrasto. Ma sul versante della prevenzione strategica, cioè segnata da iniziative strutturali e di medio-lungo periodo?
In primo luogo, è necessario comprendere, senza indulgere a superficiali giustificazioni, tentare di capire cosa c’è all’origine dei gravi eventi accaduti, dell’esplosione di violenza e rabbia che ha seminato timore e sconcerto.
La grande questione sociale
Con generosa e lungimirante insistenza, il Presidente Mattarella è intervenuto più volte in questi giorni: ha invitato a ”farsi carico del malessere, del senso d’insicurezza per il futuro, del timore di asservimento e di emarginazione” che i giovani sovente avvertono, e a coltivare, per questo, “uno sguardo di ampia visione”. Ha sollecitato “scelte adeguate” per affrontare “una grande questione sociale”.
Sono messaggi e domande, questi, rivolti agli adulti di ogni età, ai genitori, agli educatori e ai parroci, ai decisori pubblici e politici e a molti altri: cioè a chi ha il compito di guidare, educare e formare i giovani e ha la responsabilità di disegnare e aiutare ad attuare il loro futuro.
Non ci si può fermare, quindi, sulla soglia della deprecazione e dell’indignazione, peraltro condivisibili; occorre andare a fondo degli interrogativi più profondi e radicali: come si è giunti a questo epilogo, cosa è mancato, venuto meno e, soprattutto, cosa occorre fare, ora, per ripartire. All’approccio ispirato a legittime ragioni di maggior tutela dell’ordine pubblico, se ne deve affiancare almeno un altro, meditato in un’ottica strategica.
Tornare ad educare i giovani
Strumenti efficaci e duraturi, fecondi di frutti positivi di prevenzione generale, sono certamente gli interventi educativi e formativi. Occorrerà del tempo per rispondere agli interrogativi che gli eventi accaduti continuano a porre, soprattutto agli adulti: siamo esenti da responsabilità (non solo giuridiche, ovviamente) per quanto è maturato in questi anni e, infine, ultimamente esploso?
Ora, però, non abbiamo tempo da dedicare a dibattiti: la vastità e gravità dell’incendio che rischia di propagarsi richiedono risposte immediate e convincenti. Risposte non solo di tutela dell’ordine pubblico ma anche orientate strategicamente. Una le racchiude quasi tutte: occorre riprendere ad educare e formare i giovani.
Questo comporta non solo investimenti e interventi, fra l’altro, sulle strutture, sul sistema scolastico e sul trattamento giuridico e retributivo degli insegnanti (fra i meno lusinghieri a livello europeo) tesi a valorizzarne la professionalità; e quindi non solo sul ‘mondo scolastico’, ma anche sull’emergenza educativa nel suo complesso che è una sfida per tutte le componenti sociali: riguarda le famiglie, primi soggetti educativi, gli adulti, giovani ed anziani, le parrocchie, i gruppi giovanili, gli organismi sociali, i partiti e movimenti politici, le organizzazioni sindacali, datoriali, di categoria e così via.
Che l’educazione sia ancora un’emergenza del nostro Paese risulta certificato non solo dai numeri dell’abbandono e della dispersione scolastica – tuttora a livelli significativi- ma anche da quelli, diffusi dal rapporto (Dis)armati di Save the Children, riguardanti il coinvolgimento, nel primo semestre 2025, dei minori denunciati o arrestati per associazione di tipo mafioso: 15 solo a Catania, un terzo del dato nazionale (46), a fronte dei 6 casi di Napoli. Occorre, allora, aiutare i giovani, formulando con loro e per loro proposte e prospettive positive, ad uscire (e-ducere) dal tunnel nel quale si sono avventurati, con il disinteresse e, forse, il cinismo di molti.
Un impegno e una responsabilità per tutti e ciascuno: non solo per i decisori politici ma anche per chi ha il compito di indicare e tracciare la strada del futuro di questi giovani, di fornire strumenti e sollecitare speranze affinché ogni ragazzo li faccia propri, creativamente, come protagonista e non da semplice spettatore.
Il ruolo delle amministrazioni locali e le associazioni del Terzo Settore
Anche nell’Amministrazione comunale del Capoluogo etneo, con una verosimile integrazione alla rotta originariamente orientata a privilegiare interventi edilizi e sulle infrastrutture anche stradali, sembra essersi insinuata la convinzione del significativo rilievo che assumono gli interventi strategici e di lungo periodo indirizzati a prevenire e contrastare l’emergenza educativa, anche nei confronti delle generazioni di ‘nuovi italiani’.
Nell’ambito delle risorse governative stanziate con il d.l. n. 208/2024 (c.d. Caivano bis) a favore di aree urbane e periferie di 7 Città ad alta vulnerabilità sociale e giovanile (il quartiere di S. Cristoforo per il Capoluogo etneo), il Comune di Catania ha reso noto di aver dato avvio a lavori di riqualificazione dell’ex mercato coperto di quella zona destinandolo a diventare “un nuovo polo dedicato alla formazione, all’educazione e all’inclusione sociale” (Scuola delle Arti e mestieri e micronido).
Questo era quanto proponeva, fra l’altro, il 3 marzo 2025, al Comune, al Commissario straordinario e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Assieme, per San Cristoforo, un’aggregazione di decine di organismi e associazioni di ogni natura riuniti con l’obiettivo di relazionarsi, in un’ottica di sussidiarietà, con le Istituzioni pubbliche locali: non solo interventi su edifici e strade ma anche iniziative ed investimenti sulla formazione ed educazione cioè destinati a dar frutti e durare nel tempo.
Questo è il momento degli adulti, degli educatori, dei costruttori di futuro che, dando loro fiducia “ampiamente e concretamente”, accompagnino e aiutino i giovani a disegnare e realizzare prospettive di vita e di sviluppo e non di mera sopravvivenza nonché ad avvertire, in primo luogo con l’esempio, “il bene comune come proprio”.
Questa è l’ora. Nessuno può tirarsi indietro di fronte a questa responsabilità educativa e formativa, fra gli impegni più antichi dell’uomo.
* Coordinatore dell’Istituto di Formazione all’impegno sociale e politico Sant’Agata per Catania